
A oltre tre anni di distanza dall’incidente mortale nell’ascensore del Ministero degli Esteri, la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per cinque persone per la morte di Fabio Palotti, l’ascensorista di 39 anni che perse la vita durante un intervento di manutenzione.
L’istanza, presentata nelle ultime ore, rischia di avviare un processo che metterà sotto la lente la gestione della sicurezza e le procedure negli appalti pubblici.
La vicenda
Il 27 aprile 2022, all’interno del palazzo della Farnesina, Fabio Palotti stava effettuando dei lavori di manutenzione su un ascensore interno. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, una volta terminato l’intervento, Palotti avrebbe riattivato il macchinario, ma si sarebbe accorto di aver lasciato il suo telefono nella cabina.
Tornato indietro per recuperarlo, l’ascensore è stato chiamato al piano da un dipendente del ministero, ignaro che l’impianto fosse in manutenzione. Non erano stati predisposti cartelli di avviso né misure di divieto dell’uso durante i lavori.
Palotti rimase schiacciato tra la cabina e la parete interna del vano corsa, e il suo corpo fu recuperato solo 13 ore dopo l’incidente, quando un collega, insospettito dalla sua auto ancora parcheggiata al ministero, diede l’allarme.
Fin dall’inizio emersero elementi che sollevarono dubbi sugli standard di sicurezza: non era stato creato un cartello informativo di lavori in corso, né risultavano piani specifici di sicurezza; inoltre, il certificato medico di abilitazione di Palotti era scaduto da oltre due anni.
Cinque richieste di rinvio a giudizio
Nelle ultime ore, la Procura di Roma ha formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio per cinque persone, che dovranno difendersi dall’accusa di omicidio colposo.
I cinque imputati sono due funzionari del ministero, uno dei quali responsabile del servizio di prevenzione e protezione, il rappresentante legale del raggruppamento temporaneo di imprese aggiudicatario dell’appalto, il referente della società capofila del raggruppamento e l’amministratore dell’azienda che aveva ottenuto in subappalto la manutenzione degli ascensori.
Secondo l’atto della Procura, tutti avrebbero, a vario titolo, omesso di compiere controlli necessari oppure avrebbero ignorato irregolarità legate alla sicurezza o alla qualificazione dell’operatore.
In particolare, le contestazioni mosse dal PM riguardano la mancata verifica del possesso dei requisiti tecnici, professionali e sanitari di Palotti per l’intervento previsto, l’omessa predisposizione di un piano di sicurezza specifico per l’operazione di manutenzione, l’assenza del documento di valutazione dei rischi, la mancata esposizione di cartelli o segnalazioni che avrebbero dovuto avvisare dell’attività in corso.
Cosa potrebbe accadere
Se il GUP accoglierà il rinvio a giudizio, l’istruttoria diventerà processo vero e proprio, con possibilità per le difese di contestare prove, nominare periti, richiedere CTU, e discutere l’effettiva causalità tra le omissioni contestate e il decesso.
Dall’esito dipenderanno anche eventuali risarcimenti nei confronti della famiglia di Palotti, che da tempo attende verità e giustizia. Le parti civili potranno chiedere il riconoscimento della responsabilità civile dei soggetti imputati.
Sul piano più ampio, la vicenda rappresenta un banco di prova per la normativa sulla sicurezza sul lavoro in ambito pubblico e per la trasparenza nel mondo degli appalti. In un Paese dove ogni anno si registrano numerosi incidenti sul lavoro, casi come questo rafforzano la richiesta di controlli più stringenti e responsabilità effettive per le amministrazioni che affidano servizi complessi.
Giorgio Bilachi
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