
Segreto fino al 2008, il Bunker del Monte Soratte è un luogo di memoria, dove storia e ingegneria si fondono in una struttura unica e affascinante.
Ma dove si trova il Soratte? La montagna si trova a circa 45 km a nord della Capitale, nel territorio del comune di Sant’Oreste, in provincia di Roma. È facilmente visibile dalla via Flaminia e dall’autostrada A1 ed è un rilievo isolato che si staglia nettamente sulla campagna della Valle del Tevere.
Da Roma si può raggiungere la località in auto in circa 50 minuti percorrendo la via Flaminia o l’autostrada A1 (uscita Ponzano Romano); in treno: linea Roma–Viterbo, fermata Sant’Oreste, poi navetta o passeggiata. Per chi si avvia da Roma Nord, il percorso è decisamente più breve e richiede meno tempo. E il viaggio ne vale decisamente la pena.
A Sant’Oreste, infatti, il Bunker del Monte Soratte rappresenta uno dei luoghi più affascinanti e misteriosi della storia militare italiana del Novecento.
Oggi questo luogo così carico di ricordi si può visitare, grazie all’impegno della Libera Associazione Culturale Santorestese “Bunker Soratte”, fondata nel 2010. Questa associazione ha reso accessibile al pubblico il complesso di gallerie, che fino ad allora era rimasto chiuso e inaccessibile, nonostante il suo valore storico.
Oggi è gestito come museo diffuso con percorsi tematici, rievocazioni storiche e allestimenti interni ed esterni. C’è la possibilità di organizzare visite scolastiche, fotografiche e per gruppi.
Per quanti fossero interessati ad una esperienza davvero unica, si segnala che basta consultare i contenuti pubblicati sul sito dell’Associazione locale https://bunkersoratte.it/index.html
Dal punto di vista storico, va detto che fu per volere di Benito Mussolini che nel 1937 venne avviata sul Monte Soratte, data la vicinanza con la capitale, la realizzazione di numerose gallerie all’interno della montagna, che sarebbero dovute servire da rifugio antiaereo per le alte cariche del governo fascista e del Regio Esercito.
Ricordiamo infatti che con i suoi 691 metri di altezza, il Soratte svetta isolato in mezzo alla pianura della campagna romana, nella valle del Tevere. Si tratta di un massiccio calcareo con delle pareti rocciose molto ripide in cima, e delle pendici più dolci ricoperte da una fitta vegetazione, caratterizzato da un’intensa attività carsica.
L’opera di escavazione venne portata avanti sotto la direzione del Genio Militare di Roma. Lo stesso Mussolini visitò il cantiere (che occupava un migliaio di operai) nell’ottobre del 1940.
Le gallerie sarebbero dovute servire da rifugio antiaereo per le alte cariche dell’Esercito Italiano, pur sotto le mentite spoglie di fabbrica di armi della Breda: le cosiddette “officine protette del Duce”. La struttura ipogea era a buon punto nella seconda metà del 1943, poi gli eventi del 24-25 luglio dello stesso anno portarono alla caduta del Regime e all’interruzione definitiva dei lavori.
Nel settembre del 1943, dopo la proclamazione dell’Armistizio, il “Comando Supremo del Sud” delle forze di occupazione tedesche in Italia, guidato dal feldmaresciallo Albert Kesselring, si stabilì sul Soratte. Per un periodo di circa dieci mesi le gallerie furono il quartier generale segreto per le truppe naziste, resistendo al pesante bombardamento del 12 maggio 1944, effettuato da due stormi di B-17 alleati partiti dalla Base di Tortorella a Foggia con l’obiettivo di distruggere il quartier generale tedesco.
Nonostante l’intensità dell’attacco, il complesso delle gallerie subì danneggiamenti parziali nelle aree prossime agli ingressi esterni, resistendo perfettamente nelle zone più interne, dove risiedeva la gran parte dei componenti del comando tedesco. Quando, dopo un paio di settimane, gli alleati capirono di aver fallito, Kesselring e le sue truppe dovettero abbandonare rapidamente il Soratte per non essere catturati.
Al momento della fuga, Kesselring diede l’ordine di minare ed incendiare la struttura, che, anche in questa occasione, subì appena danni parziali.
Per anni, dopo la ritirata delle truppe tedesche, la struttura sotterranea visse un periodo di abbandono. Poi, dal 1952 al 1962, circa metà delle gallerie furono nuovamente usate dall’Esercito Italiano come polveriera per l’artiglieria.
Dal 1963, il Governo italiano con il sostegno della NATO iniziò a progettare la costruzione di una struttura per la sicurezza nazionale, capace di resistere a un ipotetico attacco nucleare su Roma, proprio all’interno del bunker del Soratte.
Fu nel 1967, durante gli anni della Guerra Fredda, che, sotto l’egida della NATO, venne modificato un tratto delle gallerie, che assunse l’aspetto di bunker anti-atomico, che avrebbe ospitato il Governo Italiano e il Presidente della Repubblica in caso di attacco termonucleare e di “devastazione generalizzata” su Roma.
I lavori, solo parzialmente terminati, proseguirono fino al 1972, per poi essere improvvisamente interrotti. Fino alla metà degli anni Ottanta, il Bunker del Soratte venne utilizzato dalla NATO come sede di alcune esercitazioni, ma fu definitivamente abbandonato nel 1989.
Tra il 1993 ed il 2003, il Governo italiano ipotizzò la trasformazione del bunker in un’unità di Comando, Controllo e Comunicazione (C3-ISTAR), in ambito NATO, essendo già iniziata la dismissione della parte esterna dell’area militare nel 2001.
Dismessa anche la parte interna nel 2007, il complesso del Bunker del Soratte è stato riconsegnato ai civili nel 2008, giungendo a noi così come era stato abbandonato alla fine degli anni Ottanta grazie ad un servizio di vigilanza armata che, durante quasi 15 anni di abbandono, ne ha preservato l’integrità.
L’area, da alcuni anni, è stata riacquisita dal Comune di Sant’Oreste ed è oggetto di un progetto di recupero delle ex-caserme e di allestimento di un museo storico diffuso, denominato, come detto, “Percorso della Memoria”.
Attraverso il museo diffuso Percorso della Memoria, dove sono ancora ben evidenti le ferite del bombardamento dell’aviazione alleata del 1944, l’associazione Bunker Soratte conduce i visitatori nelle viscere dell’iconico monte del paesaggio romano.
Un itinerario arricchito da rievocazioni storiche, filmati e allestimenti espositivi all’esterno e all’interno delle gallerie. Si ha così modo di rivivere i momenti cruciali della Seconda guerra mondiale e della guerra fredda. Il tutto in un contesto sempre ritenuto segretissimo, a pochi minuti dalla capitale.
Roberto Capparella
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