
Nella prima parte di questa lunga intervista, il dr Luigi Lajolo, dentista novantatreenne ancora “in servizio” a Vigna Clara, ci ha raccontato episodi e aneddoti di gioventù, dei suoi esordi nella professione e del suo arrivo a Vigna Clara.
Lo abbiamo lasciato quando stava accennando al fatto che aveva deciso di smettere di fare le anestesie generali, perché erano capitati – non a lui – un paio di incidenti a Roma e a Milano che gli avevano messo paura… riprendiamo il racconto da qui.
Anestesia, dal saltimbanco agli studi medici
Quindi, ha smesso di fare l’anestesia generale, ma ha continuato a fare ovviamente l’anestesia locale?
S’, certo… a proposito di anestesia, una volta Raffaella Carrà – che era mia cliente – mi ha invitato a quel suo spettacolo che faceva, quello con i fagioli… mi dice ‘devi venire a parlare dell’anestesia’. Perché il dentista fa paura. Però con l’anestesia…
Fa un po’ meno paura…
Ecco. Fa un po’ meno paura. Siamo più tranquilli. Anche l’anestesia non ci piace, però stiamo più tranquilli. E sono andato allo studio e le ho spiegato com’era andata la storia dell’anestesia.
In due parole, ad Hartford, nel Connecticut, si parla del 1850, si esibiva un chimico ambulante, così si chiamavano, e faceva il suo spettacolo… dalla provetta veniva fuori una massa di vapore blu… e cose di questo genere. Alla fine dello spettacolo, prendeva il suo aiutante e gli dava delle frustate nelle gambe e ‘sto ragazzo rideva, gli dava dei pizzichi e ‘sto ragazzo rideva, gli faceva respirare cose strane e lui rideva. Una volta, un certo Horace Wells, dentista, ad Hartford, è andato a vedere il suo spettacolo ed ha visto questa scena finale, dove il ragazzo, con queste torture, chiamiamole amichevoli, rideva.
Ha chiamato, non mi ricordo più come si chiamava il chimico ambulante, lo ha chiamato e gli ha detto “senti un po’, ma è vero o è una farsa?” “No, no, guarda, ha risposto lui, non sente niente”.
“Senti – dice Welles – io mi devo levare un dente, tu sei sicuro che io se respiro quella cosa lì non sento male?”. Ha chiamato un collega, si è messo la mascherina, si è fatto tirare via il dente e non ha sentito niente. E ha detto le parole storiche, “oggi l’umanità ha fatto un giro di ritorno, una svolta storica”.
Quando è successo?
1850, circa. Però poi è finita male, ma la Carrà non voleva che dicessi il finale. Perché…? Il finale è stato questo. Horace Wells era diventato famoso. Chi si andava a cavare i denti, non sentiva male. Pensa un po’…Era una cosa da non credere. Sangue dappertutto, ma non fa male. La voce si era sparsa. E allora i professori, gli assistenti, gli studenti, i medici e gli infermieri hanno organizzato nell’aula magna dell’università di New York questo intervento spettacolo. Hanno chiamato Horace Wells per dimostrare come si faceva a tirar via un dente senza far male.
Allora… arriva il paziente, avevano scelto un omone, lui prepara, spiega bene al pubblico cosa avrebbe fatto, poi prende queste pinze, afferra il dente e AAAAAAAAAA un urlo terribile. L’omone si è alzato dalla poltrona ed è scappato via.
Non ti dico lo shock che ha avuto lui il povero Horace Wells. È stato vilipeso, naturalmente, e gli ha dato di volta il cervello, non faceva più il dentista. È andato al porto di New York, girava per il porto con due canarini ammaestrati. Poi ha sfregiato una prostituta, l’hanno sbattuto dentro… si è ammazzato. Povero Horace Wells.
E allora sono andato a vedere, perché è successo questo? Una tragedia del genere, perché non ha funzionato? Allora… L’omone pesava 150 chili, era un fumatore e un bevitore. Bisognava dargli la dose tripla. Ma questo Raffaella non volle che lo raccontassi perché, diceva, questo non si dice perché è una cosa che disturba. E io infatti ho detto solo…
La prima parte…
La prima parte – e sorride sornione – ho detto solo che anche lui si era fatto levare un dente senza sentire dolore. E non ho detto altro.
E lei dottor Lajolo, questa storia dove l’aveva letta?
Sui libri di Anestesia, quando ho studiato anestesia. È una storia che ti rimane impressa. Non passa certo inosservata. Poi dopo però è stato abbandonato il protossido di azoto, sarebbe NO, protossido di azoto.
La sostanza che usava il chimico ambulante?
Sì, ma è stato abbandonato, si era sparsa la voce dell’anestesia. La regina d’Inghilterra aveva un anestesista, che si chiamava Norton, che ha cominciato ad usare l’etere. Vi ricordate che c’era l’etere? Che però dava dei disturbi, faceva venire la nausea, e se ci fossero stati dei punti con la nausea non sarebbe andato bene, si stiravano. Ma il protossido d’azoto venne abbandonato. Adesso si riusa. Si mescola con altri liquidi volatili come l’alotano il fluotano…
Il gas esplosivo
Ecco ma sto parlando troppo. La mia mamma mi diceva “quando sei stanco parli troppo”. Si vede che sono stanco, non so… Ad un certo punto i chimici hanno trovato l’anestetico perfetto. Tu lo davi… come lo toglievi, lui si svegliava, non è che rimane incitrullito per due ore, tre ore, come adesso…succede, no? che dopo l’anestesia rimani rintontito. Non dava fastidi al fegato, non dava fastidi ai reni, non dava fastidi alla situazione ormonale…
Si chiamava ciclopropano. Era un liquido volatile. Ma è successo questo… Era infiammabile. E sa che il chirurgo usa il bisturi elettrico che fa le scintille… Due sale operatorie in America sono saltate per aria. Per il ciclopropano, questo anestetico perfetto…
Che non era proprio perfetto, però…
Eh, no… ma aveva questa strana particolarità che ad una certa concentrazione nell’aria era esplosivo. Superata quella concentrazione, non lo era più, ma guarda tu che stranezza. E questa è la storia del ciclopropano.
Attenti alle mucose
Lei ha avuto figli, no?
Sì, un figlio…Carlo
Ed è nato qua, a Vigna Clara?
È nato qua. Lui è docente alla Cattolica. È direttore della Scuola di Chirurgia Orale. Un incarico di prestigio. Ed è molto agganciato al dermatologo e all’oncologo. Perché, io non lo sapevo, ma da quando me lo ha detto ci sto molto attento. Sapessi quanti tumori ci sono nei fumatori, nei bevitori…
Noi – mi diceva – non guardiamo abbastanza le mucose, la lingua, le gengive, le guance… noi non le guardiamo abbastanza. Dobbiamo guardarle. A noi ogni giorno ci capita. Guardiamo le mucose, c’è qualcosa che non va, facciamo le analisi: Tumore. Ma tumore… maligno, intendiamoci, non solo ipertrofia… E quindi adesso, io, quando visito qualcuno guardo sempre le guance, la lingua… m’è venuta la fissazione.
Beh, lo credo… è importante, direi…
Eh, sì. È importante che i dentisti si interessino alle mucose. Io avevo una fidanzata che era una fumatrice accanita, che era diventata poi la presidentessa delle hostess di Fiumicino, una ragazza in gamba. Un giorno a Milano le hanno scoperto un tumore… Prima hanno dovuto levar via mezza lingua, poi le hanno levato via mezza mandibola… è venuta a trovarmi una volta… era diventata un mostro. Una bella ragazza… Poi è mancata.
Non c’è dubbio, fumare fa male…
Sì, fumare fa male, fa male. Ma a parte questo mio pensiero personale di questa ragazza, però bisogna stare attenti alle mucose. Ma è un’attenzione che è venuta fuori adesso, perché mio figlio mi ha convinto. Ormai se vedo una piccola lesione, faccio finta di niente…Non dico niente, ma poi lo faccio vedere da mio figlio. E mio figlio decide se è il caso di fare un prelievo oppure no.
La tragicommedia americana
Al dottor Lajolo sono arrivato presentato e accompagnato dall’avvocato Micaela Califano che ha assistito silenziosa alla nostra chiacchierata, ma è Lei a questo punto che gli chiede inaspettatamente…
“Ma è vero che lei è nato a New York?”
E ne nasce un’altra storia affascinante.
Allora, mio padre nel ‘31 aveva vinto una borsa di studio per gli Stati Uniti e sono partiti con la mia mamma incinta di me. C’era una sorella prima di me che purtroppo è mancata. Lei era del ‘31, io del ‘32. Ma dico… genitori state attenti quando avete già un figlio aspettate un paio d’anni prima di farne un altro… Mia sorella era nata a gennaio ed io sono nato a gennaio dell’anno dopo, per cui l’utero non era ancora in ordine. E la mia mamma si è ritrovata incinta proprio in quei mesi in cui mio padre aveva vinto la borsa di studio e allora… salta sulla nave e parti.
È stata malissimo per tutto il viaggio. Poi finalmente è arrivata e aveva trovato lavoro al porto in un ristorante, perché la famiglia aveva dei ristoranti prima del ’29, e a un certo punto partorisce. Io già che dovevo essere ridotto male per quel viaggio orribile con quei conati di vomito continui. Figurati quanto dovevo aver sofferto…va bene… La mamma non può allattarmi perché aveva una mastite… e mi vedete… sono uno scricchiolo.
Per forza sono uno scricchiolo… Mi hanno dato da bere il nuovo latte in polvere americano di 93 anni fa. Non è come il latte di adesso che non mi ricordo come si chiami… Era il latte di 93 anni fa a New York, uno schifo…
Nato già così dopo un calvario terribile… la mamma che non mi allatta… ad un certo punto il medico chiede “Come si chiama questo bambino?” “Luigi, si chiama Luigi. Luigi Lajolo “che loro dicevano Legiolo. “E la mamma come si chiama?” “Teresa Tobia” “Tobia…? Ma allora è ebrea. Andiamo subito a circonciderlo…” Incredibile, dopo tutto quello che avevo avuto… nascere così malandato… e pure circonciso. Ma tu guarda la vita…
E si vede che il medico era ebreo…
Come si chiama la mamma? Tobia. Andiamo a circonciderlo. E insomma…sono rimasto così, quasi uno scherzo di natura…
Non mi pare proprio. A 93 tre anni, si guardi, sta ancora alla grande…
Vabbè… ve ne ho raccontate tante di… caz…..
Sottovoce, quasi impercettibile. E ritira fuori il suo sorriso impertinente.
Me la fa fare una fotografia accanto al trapano a pedale di suo padre?
Si siede e nella foto ci mettiamo anche il Trapano. E facciamo una foto anche dei diplomi appesi al muro. Luigi Lajolo, classe 1932, dentista ancora a tutti gli effetti, ma soprattutto un uomo dal fisico minuto, ma dalla personalità prorompente e di uno spessore non comune.
Michele Chialvo
La prima parte dell’intervista
Dentista 93enne a Vigna Clara. Pioniere poco, straordinario tanto
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