
Vi affidereste a un dentista di 93 anni? Ebbene, lui, Luigi Lajolo, nato nel 1932, di pazienti che non si farebbero mettere le mani in bocca da altri ne ha ancora parecchi.
È capitato quasi per caso. Alla ricerca di quelli che abbiamo chiamato i pionieri del Far Nord, abbiamo scoperto un personaggio di una caratura straordinaria. Tra l’altro, alla sua tenera età, ha ancora una memoria di ferro. Si ricorda praticamente tutto, nomi, cognomi, indirizzi, date… tutto. E ogni tanto si lamenta pure di non ricordare tutto subito.
Lo abbiamo trovato in un momento di pausa del suo studio da dentista e ci siamo fatti molto più di due chiacchiere perché abbiamo capito che ne valeva veramente la pena. Pioniere poco, perché a Vigna Clara è arrivato nel ’69, quando era già tutta costruita, asfaltata e abitata. Ma interessante lo è proprio tanto. Eccolo, ve lo presentiamo.
Le chiacchiere
Sa che ho scritto anche una lettera a papa Francesco, qualche anno fa? Stava ancora benissimo.
Abbiamo letto che ha anche un fratello cardinale, quindi…
Volevo suggerirgli – uno suggerisce al papa, figuriamoci…, ma chi ti credi di essere – di scrivere al patriarca di Mosca, Kirill (ndr: capo della Chiesa ortodossa russa) che le guerre sante si facevano nel medioevo. Questa in Ucraina non è una guerra santa.
Non ci sono guerre sante
Tra l’altro… ma lui doveva ribellarsi. Col suo silenzio in qualche modo ha convalidato…
Beh, no, ha risposto a Kirill…
Sì, gli ha risposto che faceva il chierichetto di Putin, ma gli doveva dire che questa non è assolutamente una guerra santa… Insomma… la verità è che io sono molto angosciato da questa guerra. Non tanto per quella indegna, terribile, agghiacciante della Palestina, di Israele…ma lì non si parla di nucleare… Si parla di nucleare in questa… vicino a noi. E io ho questi due nipoti qua, che non vorrei che incappassero in questa esperienza del nucleare… Perché, con il nucleare, evaporiamo… tutti…
Da Novara a Roma passando per i Gesuiti
Non c’è dubbio, ma veniamo al motivo per cui siamo qui: come è arrivato a Vigna Clara?
È una storia lunga. Cerco di fargliela breve. Io vengo dal Piemonte, da Novara. I miei genitori si erano messi in testa che i migliori educatori fossero i Gesuiti. Dopo la guerra, io sono del ’32, cercavano un collegio per me. Il collegio di Torino era stato distrutto dalla guerra, quello di Milano era solo per esterni, non c’era il convitto, a Firenze c’è un famoso collegio che era la Quercia, ma non erano Gesuiti.
I Gesuiti li hanno trovati qui, a Mondragone che è un villone tra Frascati e Monteporzio. Adesso è della seconda università. Ci fanno convegni, manifestazioni… E si chiamava il nobile collegio Mondragone. E lì ho conosciuto personaggi anche un po’ particolari. I figli di Ciano e della Mussolini, i principi Pignatelli, i principi di Savoia. E io che venivo da una famiglia di artigiani piemontesi rimanevo un po’… non disorientato, ma intimidito da tutti questi titolati… Però per mia fortuna, io… giocavo molto bene a pallone e questo mi ha aiutato molto a superare l’imbarazzo. E lì io ho fatto il ginnasio e il liceo. Per dire di cosa parliamo, lì c’era… Rocci.
L’autore del vocabolario di Greco…addirittura!
Esatto… io non l’ho avuto come insegnante. Ho avuto un suo allievo, ma lui era lì. E io sono stato lì cinque anni. In convitto, perché i miei erano a Novara… non proprio a Novara… a Grignasco, in provincia di Novara. E poi dopo sono tornato su, ma avevo lasciato qui tanti amici.
E dopo che ho fatto l’università a Torino, allora non c’era la facoltà di odontoiatria, c’era la specializzazione, i miei amici facevano cortei di macchine per venire a farsi curare i denti da me. Anche per muoversi un po’ perché “Noi Romani siamo curiosi del mondo…”, venivano a farsi curare da me.
E c’era Giorgio Trombetti, un carissimo amico, che stava su dei mesi. Andavamo in giro, giocavamo a pallone… Vicino ad Acilia, c’era un enorme tenuta, che era tutta loro… si chiamava Axa. Pensi che cosa avevano questi Trombetti. Beh, un giorno Giorgio mi disse “Basta non ci veniamo più fino quassù a farci i curare i denti. Devi venire giù tu. E tanto hanno fatto che me l’hanno messo in testa. Ho cominciato a pensarci. Perché no?
L’approdo a Vigna Clara
… in fondo… cambiare… andare a Roma… si vabbè, ma dove aprire uno studio da dentista a Roma? Roma è un mare magnum. Uno che viene a mettere il becco per la prima volta, non sa che pesci prendere… Io sono anche ciclista e Roma me la sono girata parecchio, ma ci sono zone di Roma che non conosco assolutamente.
Ogni tanto capita di scoprire una città sconosciuta dentro la città…
Infatti… un mare magnum… Mio fratello che era già monsignore e stava a Roma…
È più grande o più piccolo di lei?
Più piccolo, tre anni meno. Mio fratello mi disse “guarda un giorno sono andato in una piccola chiesetta prefabbricata in una zona a nord di Roma, molto carina e lì adesso, in Piazza dei Giochi Delfici, stanno costruendo… sono due palazzine…”
Eh, sì… la cappella era proprio dove adesso c’è questa casa qua. Io stavo già qui…
Bravo… e mio fratello mi disse “vieni a vederle, magari ti può interessare, se vuoi venire a Roma a fare il dentista…
Era la seconda metà degli anni ’60…
Era il ’65, quando hanno costruito. E insomma, siamo venuti con la mia mamma e vedere e ci hanno detto che la casa sarebbe stata finita appunto nel ’65 e la mia mamma che era molto devota rimase molto colpita dal fatto che era di fronte alla chiesa. “Una benedizione”, mi disse. E insomma ce ne siamo innamorati.
Ci dissero anche che era un posto molto ben frequentato e abbiamo comprato. Era il ’65, ma sono venuto in realtà solo nel ’69, perché, sa, quando tu lavori in un posto da tempo, non è facile staccarsi, sa, la strada vecchia per la nuova… non è facile… E insomma sono arrivato nel ’69.
Quindi lei è arrivato a Roma direttamente a Vigna Clara.
Direttamente a Vigna Clara. Per farmi un po’ di pubblicità avevo portato delle reclame dello studio che mandavo in giro. Ed hanno lavorato bene quelle reclame… C’era sulla Camilluccia quel cantante… quello che faceva “rotola, rotola…” (Canticchia…È pure intonato il dentista…)
Sì, Gianni Meccia…il pioniere dei cantautori, quello de “il barattolo“…
Esatto, Gianni Meccia. E io portai la mia reclame anche lì. Ed è sbucato un cane da una villa accanto che mi è saltato addosso… e la cicatrice si vede ancora. Sotto al ginocchio, vede…? (si tira su il pantalone ed effettivamente si vede ancora la cicatrice del morso)… E, insomma, ero appena arrivato… ho pensato che in questo posto non fossi bene accetto. E, insomma… poi abbiamo cominciato a lavorare con un certo ritmo…
Tanti amici, tanti clienti. “Giocavo in casa”…
Si è sposato a Roma o era già sposato?
No. mi sono sposato a Roma. Non le dico… la love story… era un’amica di mia sorella. Mia sorella ha cinque anni meno di me. Ora ha il Parkinson…(la voce si rompe un momento ma poi continua) sa… se tu vuoi spiegare a qualcuno cos’ è il Parkinson, devi dire che con il cucchiaio non trovi la bocca… vuol dire invalidità totale, to.ta.le. Ti devi fare imboccare per mangiare. E sono dieci anni che sta così… ma insomma, abbiamo cominciato a lavorare bene. Mia sorella si occupava soprattutto dei bambini…
Perché, anche sua sorella è dentista?
Eh sì, abbiamo preso dal mio papà…
Suo fratello però ha preso tutta un’altra strada…
Tutta un’altra strada. È stato nunzio apostolico in Germania… è stato governatore del Vaticano per sei anni… responsabile dei contatti con le nazioni straniere, insomma ha avuto parecchi incarichi anche importanti. Ed è stato proprio lui che ci ha indicato questo posto qui nel ’65…
Sua sorella pure si è sposata a Roma?
Si è sposata a Roma con un magistrato pugliese, Tommaso Palermo, che è mancato una ventina di anni fa. E, alla fine, ecco perché siamo qua.
I suoi primi ricordi di Vigna Clara come sono? Come si è trovato agli inizi?
Bene, ma in realtà il fatto è che avevo tanti amici. Diciamo che ‘giocavo in casa’… Tanti amici che mi venivano a trovare. Trombetti…Lucangeli che sono conti, non mi ricordo di dove… Autuori…Battisti…C’erano i Procaccini… c’è un Procaccini che lavora alla Rai che è figlio di questo mio amico… erano tutti personaggi particolari.
Mi ricordo… quelli che più mi hanno stupito… i fratelli Ciano, Marzio e Fabrizio. Marzio e Fabrizio, sì. Marzio aveva già scandalizzato l’Osservatore Romano, perché organizzava festini in cui prendeva ‘ste ragazze che faceva saltare sopra un telo e si vedeva tutto…parliamo di 50 anni fa. Altri tempi… Invece il fratello Fabrizio era andato in America Latina. Aveva messo su un lavoro con delle giostre, una cosa del genere, insomma un lavoro atipico…
Quindi, tornando a noi, diciamo che lei da dentista si è trovato un pacco di pazienti già pronti quando è arrivato…
Sì, tutti pazienti miei, che erano già pazienti miei, saranno stati una trentina. Poi si è sparsa la voce… C’erano anche delle personalità che venivano qui.
Mi ricordo uno dei primi, fu Alberto Lionello, che veniva con la moglie. E poi c’era Gianni Boncompagni che ha tre figlie e veniva a portare le bambine, dieci dodici anni avevano le bambine. Poi Raffaella Carrà, che siccome aveva dei problemi affettivi… c’è stato Iapino nella vita della Carrà, no? e allora non è venuta più.
E poi, pensa un po’, – si commuove – io ci piango. Si diventa vecchi… e si diventa fragili. Si piange per un niente… Veniva la moglie di Iapino, con la figlia, e mi parlava di questa cosa… della Carrà che viveva col marito e ci stava male… E insomma personaggi noti, attori, cantanti…
E mi viene in mente, anche questo quasi, quasi, mi fa piangere… Alessandro Lante della Rovere, che aveva una sorella che era la madre priora di un convento in Via dei Tre Orologi. L’ho visto conciato male, con i calzoni strappati, fumava ‘sto pezzettino di sigaretta…l’ultimo pezzetto che gli rimaneva…povero in canna, malandato… una volta l’ho incontrato a Ponte Milvio, l’ho riconosciuto e gli ho detto” Alessandro andiamo a mangiare qualcosa insieme”. E lui è venuto e mi ha raccontato delle cose… poveretto, guarda… e poi dopo l’ho curato un po’, ma lui poi è venuto a mancare… un’impressione mi ha fatto… un Lante della Rovere… Pensare che erano delle potenze a suo tempo…
La villa vicino a Viterbo è una delle più belle d’Italia
Poi aveva sposato la …Marina…
Punturieri. Lei e la sorella frequentavano Santa Marinella…
Per me è stato un dispiacere enorme vederlo ridotto così…bisognoso, così… buttato fuori, a latere, ma come si fa… una persona del genere…non aveva fratelli… io curavo anche la sorella, andavo in Via dei Tre Orologi a curarla…possibile che non l’abbiano mai aiutato, ‘sto ragazzo…? poi con la storia della Marina… Certo sono cose che rimangono… che ti restano dentro…
In conclusione, diciamo che lei a Vigna Clara si è trovato subito bene?
Sì, come dicevo, giocavo in casa…
Ha continuato a giocare a pallone?
No. gioco a ping-pong. A pallone sì, giocavo un po’ con i miei maschietti, per insegnare loro… ma a proposito del pallone mi viene in mente un personaggio molto particolare… Jatta, Jatta Francesco… il papà giocava bene a pallone, era capitano della squadra… ed è il papà di Barbara Jatta che ora è direttrice dei musei Vaticani, la prima donna a ricoprire questo incarico grazie a Papa Francesco. È la figlia di Francesco Jatta che era in collegio con me. Un altro, ora mi ricordo… Cupini…è diventato poi un pittore, anche alla moda…
Insomma, era tutto casa e bottega
Quindi lei ha aperto lo studio qui nel ’69 e dove abitava?
Qui. Avevamo comprato due appartamenti. C’è una terrazzina che mi divide dall’altra palazzina. Al primo piano da una parte c’è lo studio e dall’altra abitavo io. Poi abbiamo comprato un altro appartamento per mio fratello, ma lui ormai abitava in Vaticano e qui non ha mai messo piede. E mia sorella ha comprato poi un appartamento al terzo piano quando si è sposata con il magistrato. Eravamo tutti qua.
I genitori erano rimasti a Novara?
No, il mio papà è mancato a 53 anni, quando io facevo il secondo anno di università. Poverino… E poi dopo sono andato a specializzarmi in anestesia… Perché? Mi pungeva vaghezza… come si diceva – di nuovo la sua risatina birichina – io devo essere nato nel Settecento… – mi pungeva vaghezza di addormentare la gente. Di fare l’anestesia generale. E mi ero specializzato a Pavia. Là di fronte ci deve essere il diploma.
Ad un certo punto, dopo dieci anni che addormentavo la gente, sono successi due incidenti… A Roma, un bambino. A Milano, un altro bambino. Non si sono più svegliati. Se succede una cosa del genere in ospedale, l’ospedale, come si dice, ha le spalle larghe, ma se ti succede in uno studio privato una cosa del genere, è ben diverso. E io dico “Gigi, tu non addormenterai più nessuno”.
Avevo il Valcon Falcon, l’apparecchio inglese per le anestesie generali e veniva, quando c’era qualcosa di importante, l’anestesista del San Giovanni che si chiamava Fava, Emilio Fava. Con lui abbiamo conosciuto Canonico, il padrone delle Edizioni Mediterranee, ormai un amico. È del 1932 anche lui e ogni anno ci vediamo per festeggiare i nostri compleanni. L’abbiamo conosciuto insieme perché Fava veniva ad addormentare la moglie…
Alla prossima
Come dicevamo all’inizio, è stata una chiacchierata molto interessante, però un po’ troppo lunga per raccontarla tutta in un solo articolo. A breve ne arriverà un secondo con una chicca che ci ha narrato il nostro Luigi Lajolo, dentista novantatreenne: la storia (bizzarra) di come è nata l’anestesia. Alla prossima puntata.
Michele Chialvo
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