Home ARTE E CULTURA Forti come una bomba, Dario e i suoi ragazzi a Sanremo

Forti come una bomba, Dario e i suoi ragazzi a Sanremo

teatro patologico a sanremo
Galvanica Bruni

Sul palco dell’Ariston, nella terza serata del Festival, è salito il Teatro Patologico, un progetto che, attraverso l’arte, offre una nuova prospettiva alle persone con disabilità con la forza dell’inclusione che abbatte le barriere, con l’arteterapia come cura delle disabilità fisiche e psichiche.

Se ancora c’era qualcuno che non lo conosceva, la serata di ieri ha dato lustro e visibilità, meritatissima, a questa magica realtà.

“Siamo un luogo magico – ha infatti detto il fondatore e direttore, Dario D’Ambrosi, attore e regista – perché aiutiamo e salviamo tantissimi ragazzi e così diamo speranza a milioni di famiglie perché, quando sta bene un ragazzo disabile stanno bene mamme, papà, fratelli, nonni, condomini, quartieri. È da qui che dobbiamo partire per migliorare la nostra società”.

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Il gruppo, formato da 16 ragazzi, ha proposto un brano del Simon Boccanegra portato all’Opera di Roma, poi gli attori sono scesi in platea al ritmo di ‘La vita è musica’, accolti dalla standing ovation del pubblico.

L’ultima gag è la simulazione di una bomba: “Siamo più forti e più potenti di una bomba atomica: pensate alla Libia, alla Siria, non fanno altro che buttarsi bombe – ha detto uno degli attori – perché non hanno la forza di guardarsi negli occhi. Noi questa forza qui ce l’abbiamo”.

Con sede in via Cassia 472, il Teatro Patologico, che la nostra testata segue con attenzione e affetto da anni, è un’istituzione che da tre decenni si dedica a esplorare il legame tra teatro e contesti di cura per la salute mentale, coinvolgendo giovani con disabilità sia fisiche che psichiche.

Rappresenta un caso esemplare di come l’arte possa essere uno strumento di inclusione sociale. Sotto la guida di Dario D’Ambrosi, questa realtà ha dimostrato come la disabilità, lungi dall’essere un ostacolo, possa rappresentare una risorsa creativa.
Il Teatro Patologico ha contribuito in modo significativo a ridefinire i confini dell’arte e della cultura, promuovendo una visione più inclusiva e democratica della società.

Carmen Martina Gomez

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