
Nell’ambito della prima edizione della rassegna teatrale “Pascal in scena”, nell’auditorium dell’istituto Pascal in via Brembio, a Labaro, si è tenuta la lezione spettacolo ‘Alan Turing – L’attributo dell’intelligenza’ con una grande performance di Gabriele Argazzi, singolare figura nel panorama italiano di attore, autore, regista e pedagogo.
Il suo teatro si prefigge di fare divulgazione nel campo ristretto della scienza valorizzando figure di scienziati che non solo hanno fatto la storia della ricerca con le loro rivoluzionarie scoperte ma con il loro esempio e le loro scelte di vita hanno contribuito a rivoluzionare anche il costume.
Chi era Alan Mathison Turing
Matematico britannico, Alan Mathison Turing (1912-1954) stato uno dei pionieri dello studio della logica computazionale ed il primo ad interessarsi all’argomento dell’intelligenza artificiale. Omosessuale, fu processato e condannato alla castrazione chimica. Morì suicida a 42 anni mangiando una mela al cianuro, a cui si dice si sia ispirato Steve Jobs per ideare il logo della Apple.
Le notizie su di lui, sul suo cervello matematico e geniale, sui fatti storici che si sono formati intorno alla sua figura sono sorprendenti, interessanti e colme di speculazioni teoretiche sull’impatto che la ricerca sul genio costruito atleticamente ha avuto e ha ancora sullo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Possiamo leggere del suo lavoro di ricerca, che fu cruciale per risolvere Enigma (un dispositivo tedesco di cifratura dei messaggi elettrici usato durante la Seconda Guerra Mondiale), del suo lavoro scientifico all’Università di Manchester, del suo più che amico Christopher Morcom, morto prematuramente per avvelenamento da latte crudo, e del suo tragico destino.
Alan Mathison Turing fu costretto a scegliere tra strade che lo avrebbero privato della sua preziosa libertà in una società allora ostile. È stato vittima di una castrazione chimica che lo ha portato a trasformazioni fisiche e mentali, all’impossibilità di avere velocità fisica e mentale, versatilità, umorismo, dedizione e concentrazione.
Ma possiamo capire la sua storia e leggerla in modo diverso, attraverso i suoi occhi di uomo straordinario che, con la sua mente eternamente giovane e giocosa, superò disinteressatamente i tempi in cui era nato. Ha osservato il cervello umano non solo come uno scienziato, ma come un uomo consapevole dell’ampiezza dello spirito e della mente umana.
La sua percezione del mondo era rapida e inusuale agli occhi di qualsiasi individuo della società dell’epoca, tanto che configurò il mondo a suo modo, condividendolo con la personificazione della sua macchina e rendendolo l’unica realtà a lui tollerabile.
Lì tutto era suo e tutto era permesso, perché aveva un senso e una comprensione solo per lui. Chiunque vi entrasse doveva giocare secondo le sue regole, riconoscerle e accettarle, anche se non le capiva pienamente. Quelli che hanno sbagliato, alla fine, hanno giustiziato Turing.
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