
A gara aggiudicata lo scorso agosto, e quasi alla vigilia dell’inizio dei lavori previsti per inizio 2025, una rilevante scoperta archeologica potrebbe mettere in forse la costruzione di un biodigestore in via della stazione di Cesano, a metà strada fra questa località e Osteria Nuova, ultimo lembo del territorio del Municipio XV.
Si tratta di una necropoli etrusca datata oltre 2700 anni fa con 25 tombe complete, opere idrauliche e altri reperti. Il tutto proprio nell’area di proprietà pubblica dove Comune di Roma e AMA hanno deciso di far sorgere un biodigestore che a regime dovrebbe smaltire centomila tonnellate all’anno di frazione organica dei rifiuti solidi urbani trasformandoli in biometano e compost.
“Opere non compatibili con il contesto di riferimento e di troppo impatto ambientale: si esprime, pertanto, parere negativo alla sua realizzazione “. A esprimersi così, nel dicembre del 2023, fu la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma, organo del Ministero per i beni e le attività culturali, bocciando il progetto in quanto previsto in un “paesaggio agrario di rilevante valore”.
Nonostante questo parere – che a leggerlo oggi pare profetico – l’iter continuò fino a giungere alla pubblicazione di un bando di gara e relativa aggiudicazione nonostante il No secco e inequivocabile espresso due volte dal Consiglio del Municipio XV e l’ostilità del territorio.
Ma ora a mettere i bastoni fra le ruote del Campidoglio e dell’AMA potrebbero essere gli etruschi.
Dalla relazione preliminare dell’archeologo che ha compiuto indagine e scavi su incarico dell’AMA (l’Azienda voleva essere certa che nell’area non vi fossero reperti d’interesse storico-archeologico; trattasi di indagine dovuta nell’ambito del PAUR, Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale), emerge una realtà assai rilevante.
Venticinque tombe ben conservate, contenenti il corredo funerario con oggetti come vasi in ceramica, anforette, anelli, parti di pettorale e con frammenti ossei e parti dell’apparato scheletrico. Molti oggetti in precario stato di conservazione sono stati prelevati con la zolla di terreno in cui erano avvolti, al fine di preservarne al massimo l’integrità.
E poi c’è la tomba cosiddetta “del guerriero” con un corredo ricco costituito da vasellame pregiato, la punta di una lancia, la spada in ferro, un rasoio semilunato, un anello e la fibbia del cinturone con l’apparato scheletrico in buono stato di conservazione.
In sintesi, questi ritrovamenti confermano le motivazioni alla base del parere negativo espresso dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio e probabilmente costituiranno un ostacolo difficilmente sormontabile nel proseguo del progetto biodigestore per il quale Comune e Ama dovranno probabilmente cercare una nuova ubicazione.
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