
Chiudono le edicole, rispetto a fine anni Novanta ce ne sono trecento in meno a Roma. Storia trita e ritrita, colpa del web, lo dicono in tanti e gli altri annuiscono.
Ma i problemi dei giornalai cominciano da prima, da quando cominciarono a vendere altro, oltre ai giornali.
I biglietti dei mezzi pubblici, per esempio, venduti con un guadagno esiguo, al punto che, se l’edicolante si sbaglia a contare e fornisce un biglietto in più al cliente, ne deve vendere cinquecento per rimettersi in pari.
Il sindacato era convinto che la vendita-ticket sarebbe stata un richiamo per nuovi clienti. Macché, solo tante maledizioni quando il giornalaio rispondeva “ho finito i biglietti, me li devono riportare”. E guadagno praticamente nullo.
Ma i biglietti dei mezzi pubblici furono questione effimera. Oggi il giornalaio si trova a sostituire anche “Poste italiane”, ora si possono pagare anche le bollette in un’edicola. Così, se un cliente entra in una rivendita per acquistare un “semplice” quotidiano e si trova davanti il tizio che sta pagando gas e telefono, evita l’attesa e rinuncia al giornale.
Massimiliano Morelli
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