
Proprio mentre cominciavano ad affiorare i primi dileggi social di chi stava immaginando un’Italia fantozziana, visto che dopo un giorno e mezzo dalla cerimonia della discordia “noi italiani” neanche s’eravamo messi al collo la più pregiata delle medaglie, ecco arrivare la risposta.
A darla è un ventiquattrenne platinato di Varese, tale Nicolò Martinenghi, ranista che vince i suoi cento metri in maniera apparentemente semplice, senza neanche ritrovarsi con la lingua penzoloni dopo aver toccato la piastra.
Il “lumbard” vince togliendo il fiato perfino a quelle seconde voci televisive che si sperticano coi “pazzesco” di routine ma poi si perdono in un bicchier d’acqua, manco in una vasca olimpica, quando c’è da dire qualcosa di sensato. Non pagare il canone è reato, ma sarebbe piacevole sapere che dall’alto c’è chi vede e provvede per certe magagne.
L’Olimpiade è l’evento interplanetario dell’anno, ma per certi personaggi della comunicazione pare un divertissement utile in attesa del fischio d’inizio del campionato.
Perché le chiacchiere del mercato prendono più spazio dei quarti posti del judo e della scherma. Siamo dannatamente nazionalpopolari, qui si potrebbe pure fare una guerra civile purché col coprifuoco per le partite. Levatemi tutto ma non il mio dio pallone, parafrasando un claim di qualche stagione fa.
A malapena trovano spazio le lacrime della portabandiera azzurra, Arianna Errigo, defraudata da un giudice forse parente di Byron Moreno. Ma lì c’è il pianto di mezzo, e allora “daje coi primi piani, che facciamo audience”.
Nel frattempo, fra tanto tripudio e chiacchiere su sfondo a cinque cerchi, passa tutto in second’ordine. Pure le guerre, pure gli incendi romani, pure il caldo. Stai a vedere che con tanta distrazione aumenteranno pure il prezzo della benzina?
Ah, per chi crede che tutti gli sport siano uguali, l’Italia conquista pure un argento e un bronzo nel tiro con la pistola. Argento a Maldini e bronzo a Monna. Neanche finirà la giostra, che saranno già stati dimenticati.
Massimiliano Morelli
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