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Teatri di Pietra torna a Prima Porta e a Malborghetto

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Galvanica Bruni

La Villa di Livia, i cui resti sorgono lungo la Via Flaminia all’interno di un parco incontaminato, ad ogni visita regala l’emozione della scoperta di quelle che furono le stanze della moglie di Augusto con gli ambienti privati e la zona di rappresentanza, un piccolo giardino interno e una grande terrazza da cui si poteva ammirare il Tevere.

Qui, in collaborazione con la Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma, Teatri di Pietra torna per il sesto anno.

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Teatri di Pietra a Villa di Livia

Il debutto è alle 18 di oggi, martedì 25 giugno, col primo di quattro appuntamenti della rassegna letture teatralizzate “Opra prima”: si inizia con “L’ultimo Aristofane. Seguire i Ciechi”, di Anton Giulio Calenda, ispirato al Pluto di Aristofane.

In questa riscrittura si supera la narrazione di Aristofane come genio della comicità, per evidenziarne piuttosto il significato di testimone dei limiti e dei pregiudizi della sua cultura, capace di svelare uno spaccato della vita e del pensiero dell’antica Grecia e di interrogarsi sulle proprie convinzioni e valori.

In Pluto il protagonista Cremilo accoglie nella sua casa un cieco, che si rivela essere il dio della ricchezza, Pluto appunto. Cremilo gli restituisce la vista, facendo in modo che la ricchezza venga distribuita secondo il merito. Nella commedia Aristofane mette in luce il cambiamento di mentalità, da comunitaria a privatistica e individualista. Ma cosa succederebbe se tutti fossimo ricchi? E se a tutti fosse concesso ozio illimitato?

Venerdì 26 giugno Mithos, memoria di un racconto, con Camillo Marcello Ciorciaro e Roberta Azzarone e le musiche originali Davide Guglielmi.

Il 27 giugno sarà la volta di Virgo Maria, La storia della madre di Cristiano Giamporcaro e infine venerdì 28 si chiude con Artemisia Dracunculus. La mano del drago e della mandragora, drammaturgia Aldo Bongiovanni, con Tiziana D’Angelo e musica Marcello Fiorini.

Teatri di Pietra a Malborghetto

Uscendo da Roma, oltrepassato il cimitero Flaminio, la Flaminia inizia a essere costeggiata sul lato destro dalla ferrovia Roma-Civitacastellana-Viterbo, che in alcuni punti s’interrompe con dei piccoli passaggi per permettere il transito alle automobili dirette verso la campagna.

Poco prima della stazione di Sacrofano, al Km 19.400, uno di questi valichi immette su una stradina parallela – via Barlassina – che conduce a Malborghetto, un posto dove archeologia, storia e natura si armonizzano in modo unico e dove rivive la tradizione secondo la quale Costantino, accampatosi proprio lì, abbia visto al tramonto nel cielo il segno della croce. Il giorno dopo, il 28 ottobre del 312, Costantino sbaragliava vicino a Ponte Milvio l’esercito del rivale Massenzio.

Qui, sempre in collaborazione con la Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma, Teatri di Pietra metterà in scena mercoledì 10 luglio alle 21 Angeli senza tempo. Lo spettacolo è un viaggio canoro tra il Seicento e Settecento a Napoli, centro di attrazione per artisti e musicisti, un racconto del fenomeno degli “evirati cantori” e della castratio euphonica, aspetto singolare della scuola operistica napoletana barocca, in cui sacro e profano sconfinano nell’immaginario e nella seduzione.

La danza indiana sarà protagonista giovedì 11 luglio di Lāsya. Il ritmo della preghiera femminile.
Martedì 16 luglio De rerum natura da Lucrezio mentre mercoledì 17 luglio sarà la volta di Pluto o il dono della fine del mondo di Anton Giulio Calenda, tratto dal Pluto di Aristofane.

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