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L’Olimpico, il rugby e la neve

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Galvanica Bruni

Ieri ero in viaggio, zona impervia e con poca linea, come spesso accade in Italia. Come quando stai sulla Cassia Veientana, per esempio, che se ti prende un accidente è lì che resti, visto che di connessione con le linee telefoniche neanche a parlarne.

Magari ti trova un cinghiale, ti annusa e poi scappi a gambe levate, ma questa è un’altra storia.

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Insomma, fra il serio, il faceto e il dolce far nulla d’una noia che fa il paio con la solitudine mando un messaggio al mio amico Alessandro Tozzi, che è un avvocato anche se sospetto sempre che da un giorno all’altro la madre al telefono mi possa confessare che è diventato un ballerino, come Alberto Sordi.

Alessandro era all’Olimpico per la partita di rugby Italia-Scozia e gli scrivo “ti sei divertito?”. Dopo un po’, arriva la risposta: “Hanno vinto”. “Ma chi?”, scrivo di rimando pensando al consueto ko azzurro nel Sei Nazioni. E lui: “L’Italia ha vinto 31 a 29”.

Mica ci ho creduto, anzi, quella risposta mi ha fatto tornare al 1985, quando stavo svolgendo la naja a Milano. In libera uscita, ero andato a vedere con alcuni commilitoni Inter-Roma, e il ricordo di Altobelli che pattina sul ghiaccio dell’erba del Meazza è ancora vivo.

All’uscita dallo stadio chiedemmo ad alcuni tifosi interisti come fosse finita la partita della Juventus, che giocava all’Olimpico contro la Lazio. Lo chiedemmo per “sentirci” vicini a Roma, la nostra città.

“La partita è stata rinviata per neve”, risposero alcuni meneghini, e noi a pensare che ci stessero irridendo. “Hanno sentito che semo romani, questi ce stanno a pijà…”, il tenore dei nostri pensieri ad alta voce fu questo. Ma chiedi a uno, chiedi a un altro, stessa identica risposta, c’era la neve a Roma.

Un evento. Un fatto straordinario, come il successo sugli scozzesi dell’Italrugby nella sfida di sabato. Ecco, battere gli scozzesi dopo nove anni nel Sei Nazioni è stato come ritrovare la neve a Roma. Pure se stiamo a marzo.

Ma comunque speriamo che non nevichi, altrimenti stiamo in ginocchio. Perché gli spalaneve non c’erano nell’85 e non ci sono neanche oggi, trentanove anni dopo.

Massimiliano Morelli

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