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    E ora il rischio-guerra c’è tutto

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    Percorso obesità: Centro per la cura dell’obesità

    Si perde il conto dei giorni nella notte dei tempi, quando si comincia a parlare del conflitto fra Russia e Ucraina. Si perde il conto di morti e feriti, bombardamenti e distruzione.

    Di chi ha tradito, di chi è stanco di combattere, degli innocenti. Delle storie a margine raccontate. E poco importa, a chi ha deciso di invadere un’altra terra, d’ascoltare le parole del pontefice, che invita alla pace. Ma chi lo ascolta un papa?

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    Certo non chi punta sulla battaglia per avere quel che è suo, o che forse crede sia suo. E qui non c’è neanche il tempo di ragionare sulle conseguenze della guerra a bordo Urali, che s’infiamma come non accadeva da tempo la sfida fratricida in Israele, dopo un lungo periodo di ripicche, certo, ma non di guerra.

    Per la Striscia di Gaza nelle ultime 48 ore sono morti 800 israeliani e quasi 500 palestinesi. E le notizie provenienti dai Territori diventano in un amen un fuoco di fila di decisioni: Qatar ed Egitto si mettono a lavoro per lo scambio dei prigionieri. L’Iran assicura che «appoggiamo la Palestina ma non siamo dietro l’attacco».

    E mentre gli Stati Uniti spostano navi e aerei affermando che l’ultimo è stato un «attacco più letale dall’Olocausto», l’aeroporto di Amburgo viene chiuso per una minaccia di attentato.

    Può bastare per cominciare a immaginare che siamo vicino a una nuova guerra mondiale? Con buona pace di papa Francesco, che dal canto suo vagheggia la pace universale.

    Massimiliano Morelli

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