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    Per chi suona la campanella

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    La campanella suona è il titolo più abusato dalla carta stampata per raccontare il ritorno a scuola degli studenti. Che, loro malgrado, come ogni anno si trovano a convivere con le assenze dei prof, per lo meno nelle prime settimane di cammino scolastico.

    I numeri delle latitanze lasciano inebetiti, in alcune scuole mancano docenti di matematica, italiano, storia e geografia, in altre non si raggiunge la copertura per tutti gli studenti disabili, in altre ancora non ci sono tutti i collaboratori.

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    In compenso i magazzini sono affollati di banchi con le rotelle, mai utilizzati nell’epoca recente della pandemia. Roba da scriverci una Treccani sul caso in questione, soldi dei contribuenti spesi a vanvera, mentre – rovescio della medaglia – i ragazzi sono costretti a mettere nello zaino anche la carta igienica, mancata dotazione scolastica ormai da qualche anno.

    La scuola è diventata un’iperbole inadeguata ai tempi che cambiano in maniera repentina. E mai come quest’anno c’è la questione politica a imperare, se è vero che una delle aziende di giocattoli di maggiore impatto sul mercato ha deciso di non mettere in commercio zaini di stampo militare.

    Come a indirizzare le menti in un’altra direzione, che tralascia quei 14.483 professori mancanti, i pensionamenti alle viste per cinquantunomila professori. Roba da terzo mondo per un’Italia che ostenta la sua presenza nel G7. Che tralascia il fatto che se ieri venivi bocciato i genitori ti punivano, e oggi si affrettano a fare ricorso al Tar.

    Massimiliano Morelli

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