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Slow-working in via Quarto Peperino

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ArsMedica

Sembra che in Cia abbiano costruito un grattacielo in una settimana e un ospedale in una notte: nonostante la loro bravura e una antica saggezza dovrebbero però venire in Italia per imparare  lo “slow-working” (purtroppo il termine lavoro-lento non rende esattamente l’idea). E parlare soprattutto con chi, grazie ad una compensazione edilizia, sta costruendo un parco da anni senza che si riesca a vedere la fine.

Stiamo parlando del Parco di Via di Quarto Peperino i cui lavori stanno andando avanti da quasi un decennio, ovvero con una lentezza tale da rendere i principi dello “slow-working” già obsoleti; arrivati a questo punto invece di lavoro-lento forse sarebbe più giusto parlare di lavoro-interminabile, senza fine.

Eppure non ci sembra gran che: due aree a bordo strada recintate, con pochi alberelli e un vialetto di ghiaia che oramai è invaso dalle erbacce; il parcheggio a servizio del parco è terminato da un pezzo e utilizzato dai dipendenti di un vicino centro commerciale. In quella landa assolata e deserta ovviamente non ci sono giochi, panchine, cestini dei rifiuti: niente. L’unica cosa piacevole è un bel “nasone” che eroga acqua fresca 24 ore al giorno.

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La scelta di quell’area come parco pubblico non è affatto sbagliata dato il bellissimo panorama campestre che è possibile osservare, certo è che nei mesi estivi in quelle condizioni non è affatto fruibile.

Francesco Gargaglia

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