Home ATTUALITÀ Povera educazione, povero spelacchio in versione green

    Povera educazione, povero spelacchio in versione green

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    Si avvicina il 25 dicembre, tutti diventano più buoni, pronti a salutare a destra e a manca, come se le festività di questi giorni fossero in grado di cancellare liti, angherie, soprusi, dispettucci.

    “E’ l’Italia che va con le sue macchinine vroom-vroom” cantava qualche anno fa Ron, sottolineando con quella frase due cose: le straordinarie capacità degli italiani di farsi gli affari propri e “spallucce” davanti alle questioni nazionalpopolari.

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    Ci si riempie la bocca di “raccolta differenziata” ma si è i primi a non saperla fare; s’occupa lo spazio dei disabili “perché tanto devo stare qui solo cinque minuti”; si punta – magari giustamente – il dito contro una certa classe politica accusata di nepotismo, ma poi ci si affretta a chiedere raccomandazioni d’ogni tipo.

    Il calcio regala due esempi di “palle rotte” e di italianità sballata. Ieri il Marocco ha conquistato la semifinale del mondiale di calcio – traguardo mai raggiunto prima d’ora da una nazionale africana – ma in certi angoli del Paese si voleva evitare ai marocchini d’Italia di festeggiare il successo della propria squadra. “Vadano a esultare a casa loro”, questo il claim di chi parla di integrazione, di fratellanza, di uguaglianza. Di chi va in chiesa la domenica a battere la mano sul petto.

    Sempre il calcio, e l’istantanea di quei calciatori dell’Argentina che irridono gli olandesi dopo averli estromessi da Qatar 2022. I “meme” sul “mancato stile” dei sudamericani si sono sprecati, tutti hanno puntato il dito contro. Dimenticando quel “ne dovete mangiare ancora di pastasciutta. Ancora ne dovete mangiare” esternato da Leonardo Bonucci poco dopo la vittoria dell’Italia contro l’Inghilterra a Euro2020. Quella frase non era irrisione? Siamo italiani… che ce volete fa?

    Finale dedicato all’albero, simbolo di questi giorni. Sono tutti belli, i telegiornali mostrano immagini di abeti meravigliosamente addobbati, perfino quello di Rapa Nui, sull’isola di Pasqua, lascia senza fiato. A Roma – caput mundi, città eterna e aggiungete qualsiasi altra etichetta ridondante – c’è “spelacchio” in versione fotovoltaico. Inutile aggiungere altro. Addobbi compresi.

    Massimiliano Morelli

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