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    Stop ai feti sepolti col nome della madre

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    Claudio Galli

    Da oggi i feti che saranno sepolti nei cimiteri capitolini non riporteranno più il nome della madre, ma avranno solo un codice alfanumerico associato a un protocollo. E ancora: le donne potranno scegliere tra inumazione e cremazione.

    Sono le novità approvate oggi in Assemblea capitolina, che ha dato il via libera alle modifiche del Regolamento di polizia cimiteriale, entrato in vigore nel lontano 1979.

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    Il testo è stato cambiato dopo 23 anni in seguito alla denuncia, avvenuta nel 2020, da parte di una donna per aver trovato il suo nome su una delle croci all’interno dell’area dedicata ai feti del cimitero Flaminio.

    Cosa cambia

    Ad oggi, l’inumazione di prodotti abortivi – 20/28 settimane – e dei feti – più di 28 settimane – è automatica e viene disposta nelle medesime aree dove vengono sepolti i bambini nati morti. I prodotti del concepimento – sotto le 20 settimane – vengono invece inceneriti d’ufficio.

    In particolare, con questo provvedimento si modificano gli articoli 4 e 28 del Regolamento disponendo che la donna o gli eventuali aventi diritto possono optare per l’inumazione o per la cremazione dei prodotti del concepimento, dei prodotti abortivi e dei feti.

    La seconda importante modifica riguarda la tutela dell’anonimato della donna prevedendo che sul cippo funerario, non più la croce, posto nell’area di inumazione (riquadri dei bambini) sia riportato solo un codice alfanumerico associato al numero di protocollo della richiesta.

    Viene anche accolta la proposta, per chi lo richieda, di apporre sul cippo un nome anche di fantasia, un vezzeggiativo, un simbolo o una data. L’elenco dei protocolli viene custodito nel cimitero e il suo accesso è consentito esclusivamente alla donna o agli aventi diritto nel caso di decesso della donna interessata.

    Alfonsi: “una battaglia di civiltà”

    “Con l’approvazione di questa proposta viene modificato un Regolamento ormai datato, così come oggi risulta obsoleto il quadro legislativo nazionale di riferimento, cioè il DPR n.285 del 1990. Una battaglia di civiltà, che abbiamo portato avanti in difesa del diritto di scelta delle donne che interrompono la gravidanza di dare sepoltura o richiedere l’incenerimento dei prodotti abortivi o dei feti, con la più ampia possibilità di decidere e in totale riservatezza.

    Un provvedimento che è il frutto di un processo di interlocuzione e di ascolto condotto insieme all’assessora alle Pari opportunità Monica Lucarelli con l’obiettivo di tutelare la privacy delle donne e di impedire il ripetersi di fatti drammatici come quello accaduto al Cimitero Flaminio due anni fa, quando una donna ha visto il proprio nome indicato sulla croce dove il suo feto era stato sepolto”, dichiara l’assessora capitolina all’Ambiente Sabrina Alfonsi.

    Lucarelli: “tutelati diritti delle donne”

    “Oggi si è chiusa una fase fondamentale per i diritti delle donne. Per la tutela della loro privacy e del rispetto delle loro scelte. Dopo mesi di confronto con l’assessora Alfonsi e le associazioni siamo arrivati all’approvazione in aula della modifica al regolamento cimiteriale.

    Oggi Roma ha aggiunto un tassello fondamentale nel mosaico della civiltà e dei diritti. Ringrazio l’Aula, i presidenti delle commissioni Ambiente e Pari Opportunità e la presidente Celli per il lavoro svolto durante tutto l’iter che ha portato al voto di oggi”, dichiara l’assessora Capitolina alle Pari opportunità Monica Lucarelli. (fonte Dire)

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    6 COMMENTI

    1. Un doveroso atto di civiltà per porre fine a una modalità di sepoltura che non rispettava il diritto alla privacy della donna e che , nel caso di aborto volontario mirava a colpevolizzarla pubblicamente.

    2. Il rispetto della vita privata e delle proprie scelte è un diritto di tutti ma non ritengo affatto che si volesse colpevolizzare nessuno…forse era un atto di carità per chi non è mai nato.

      • Proprie scelte … diverso è il caso del frutto di una violenza o di un rapporto non consenziente da quello di una scelta volontaria. Spero proprio che sia stato un atto di carità verso qualcuno che non ha scelto di venire al mondo. Non so se sia sempre attuato il colloquio preventivo. Approvo la scelta di far sentire a chi vuole abortire il battito del cuore del nascituro. Magari anche l’ecografia, affinché si rendano conto di “chi” portano in grembo.

    3. Gentile Signor Kurz, non trova”curioso” che al Suo commento del 9/11 ma anche alla mia risposta del 13/11 non sia seguito nessun altro commento?

    4. Sinceramente no…forse le norme erano sbagliate ma credo si sia voluto creare “un caso” su una modalità che voleva solo essere, se non cristiana, caritatevole. Penso che le Donne, madri o no, abbiano avvertito questa forma di pietà. Meglio lasciar cadere il silenzio….

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