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Labaro, cittadini contro. No al palazzetto dello Sport

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Galvanica Bruni

No. Un palazzetto dello sport, anche se di ridotte dimensioni, nel parco di Labaro non lo vogliono. A costo di tenersi l’ecomostro.

Questa in sintesi l’opinione diffusa fra i residenti di Labaro, o almeno fra la grande maggioranza degli intervenuti all’incontro pubblico tenutosi lunedì 11 ottobre nella sede del Municipio XV di via Flaminia, alla presenza dell’assessore capitolino allo Sport, Alessandro Onorato, del minisindaco Daniele Torquati e alcuni assessori municipali.

Il progetto

Al posto dell’ecomostro, una bruttura di cemento lasciata a metà dopo l’abbandono del progetto da parte della Lazio Volley, il Campidoglio vorrebbe tirar su un palazzetto da circa mille posti (un quinto circa del PalaTiziano, tanto per dare un’idea) da dedicare agli sport indoor come il volley, il basket, il calcio a 5, anche per dare fiato e spazio alle squadre e associazioni sportive locali.

All’esterno, circa 2800 metri quadri sarebbero invece dedicati ai playground, aree attrezzate in cui svolgere liberamente attività motoria.

Oggi esiste un progetto di massima, che deve ancora avere il timbro della fattibilità tecnica ed economica e che deve superare filtri non indifferenti come quello della valutazione idrogeologica dell’area designata.

I 14,6 milioni di euro ci sono, ma se non vengono rispettati i tempi (strettissimi: 15 dicembre per la fattibilità tecnica) e i parametri non è detto che il progetto vada avanti.

Questo in sintesi quanto reso noto dai relatori accompagnando la presentazione di alcune slide (clicca qui).

Il dibattito

Ma la discussione che ha fatto seguito è stata oltremodo vivace, a volte dai toni alti e alterati. Il fronte del NO si è schierato compatto.

A preoccupare i residenti presenti il tema viabilità (di fatto estremamente limitata), dei posti auto, del traffico indotto, ma soprattutto della sostenibilità ambientale e della criticità idrogeologica del sito prescelto. Non contestano l’opera in sé ma la scelta del posto ritenuto non idoneo, non raggiunto da mezzi pubblici, la cui realizzazione comporterebbe l’abbattimento di alberi nell’unico parco a disposizione.

L’impatto sarà devastante, sostengono quasi tutti i presenti affermando più volte che quel sito presenta seri rischi idrogeologici ed una ulteriore cementificazione aumenterebbe l’impermeabilizzazione del suolo a livelli preoccupanti. E a preoccuparli sarebbe anche l’inquinamento acustico prodotto da spettatori, clacson, e schiamazzi che renderebbe la vita difficile ai vicinissimi insediamenti abitativi.

Poche, ma alcune voci per il SI si sono comunque levate. Sono state quelle di chi nello sport ha lavorato o ancora lavora, di chi è convinto che il palazzetto porterebbe valore e non disvalore al quartiere, di chi vede l’opera come un centro di attrattiva per i giovani di Labaro, privi di qualsiasi punto strutturato di aggregazione.

E’ stato un dibattito lungo, faticoso, a volte esasperato e che si è chiuso con la volontà di andare avanti col progetto da una parte e con la volontà di osteggiarlo dall’altra, anche a costo di perdere i fondi del PNRR, anche a costo, perchè questo è il serio rischio, di tenersi l’orribile ecomostro chissà per quanto. E siamo solo all’inizio di quella che si preannuncia essere una lunga vicenda.

Claudio Cafasso

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