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    Ospedale San Pietro, in mostra le opere dei malati oncologici

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    Martedì 21 giugno, nei locali dell’Ospedale San Pietro sarà inaugurata la mostra Carpe Diem a cura di Stefano Casadio, frutto del corso fotografico ideato da Salute Donna Onlus per i malati oncologici con il supporto di psicologi e volontari.

    Quando si affronta una malattia così pesante si ha bisogno di risorse e l’arte è una risorsa bellissima, dà forza, aiuta a crescere e ad andare oltre”, ci spiega Roberto Mazza, Responsabile URP della Fondazione IRCCS “Istituto Nazionale dei Tumori”, volontario di Salute Donna Onlus e membro del comitato esecutivo.

    Come Salute Donna – continua Roberto – da tempo stiamo lavorando per sostenere i pazienti oncologici a capire la malattia, a scegliere dove farsi curare, a sopportare le cure oltre che la malattia. In questo quadro, abbiamo visto come l’arte sia importante come mezzo di espressione e strumento per recuperare l’equilibrio, parola chiave usata spesso da Stefano Casadio durante il corso. Un equilibrio che faccia i conti la malattia che mette in crisi la vita, la famiglia, il lavoro; alcuni pazienti riescono persino a viverla come momento di crescita personale, e questo si vede spesso nell’arte”.

    Le opere in mostra

    La mostra Carpe Diem sarà esposta e visitabile gratuitamente dal 21 al 29 giugno. Ben 60 opere fotografiche con diversi soggetti e diverse misure, realizzate da un gruppo di 15 nuovi artisti che hanno dato forma ai loro sguardi e alle loro riflessioni attraverso la macchina fotografica. Tutti pazienti oncologici, psicologi e volontari che hanno seguito il corso tenuto da Stefano Casadio sulle tecniche base dell’arte fotografica avvalendosi di un affiancamento terapeutico.

    Fotografie e riflessioni. “Si tratta di una mostra molto originale, – racconta Stefano Casadio – perché gli scatti sono stati realizzati in questi mesi di corso con il supporto di cinque psicologhe che ci hanno accompagnato durante tutto il percorso, aiutando i pazienti a elaborare e a scrivere le loro sensazioni”.

    Accanto alle opere, infatti, troveremo alcuni testi scritti dagli stessi autori. Come didascalie, espliciteranno le emozioni date dal nuovo modo di osservare il mondo, dalla ricerca di equilibrio e dalla forza di affrontare la malattia sentendosi parte di un gruppo.

    L’equilibrio all’interno dello stesso flusso tra bianco e nero, tra il bene e il male. Vivere un’esistenza fra dubbi e certezze, conquiste e fallimenti, coraggio e paura. Questo è il mio equilibrio”; “Forse è un bisogno quello di volare, fantasticare, immaginare di poterlo fare. Come proprio l’asino con le ali che immagina di volare. Oggi alla mia età mi piace pensare che oggi tutto ciò possa esistere”; “Nell’ accettazione e nel rischio dell’incontro. Nel Gioco. Nell’Ignoto. In questa giostra che vita si chiama. Nel suo Equilibrio che mi insegna la pazienza”. Sono alcuni estratti delle loro parole.

    Funziona se si è insieme

    Il gruppo è terapeutico, ma va sempre guidato”, chiarisce Roberto Mazza. “È stato importante mantenere sempre uno sguardo attento alla terapia durante il corso. I pazienti da soli in una sala d’attesa comunicano la depressione e la sfortuna. La presenza di uno psicologo come guida, invece, gli permette di mettere al centro ciò che funziona, qualcosa di positivo, di buono, da cui trarre beneficio e supporto”.

    Giulia Vincenzi

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    1 commento

    1. Questa sera sono andato a vederla. Devo dire che sono rimasto molto colpito da molte foto e soprattutto dalla didascalia di alcune.
      Complimenti a Stefano che ha svolto un lavoro profondo e molto professionale.
      Complimenti per l’iniziativa di questo progetto.

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