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    Roma come Frittole. Anzi, peggio

    Frittole
    Esposizione al sole

    Non ci voleva certo il genio della lampada per tornare sui propri passi e rendersi conto che azzerare bus e metro in una serata in cui almeno cinquantamila persone si muoveranno nell’area di Roma nord per andare allo stadio sarebbe stata una follia.

    No, non serviva Aladino per comprendere una cosa del genere. Fortuna che qualcuno con un po’ di sale in zucca ci sia ancora e abbia percepito le difficoltà dei romani – che siano tifosi di calcio o meno poco importa – e abbia riportato alla normalità una situazione che, fosse stata perpetrata, avrebbe avuto del grottesco.

    Qui abbiamo a che fare con una città (eterna?) le cui strade sono state costruite dagli antichi romani, quindi adatta alle bighe, non al traffico caotico e di sicuro non al logorio della vita moderna, così come recitava quel gran signore di Ernesto Calindri in una memorabile pubblicità degli anni Settanta.

    Qui c’è una città che si ferma per la pioggia, per una tamponata, per una discussione del traffico, ovviamente per tacere degli stop decretati da quelle manifestazioni da sciopero che non possono andare in scena altrove.

    Perché qui c’è il “Palazzo”, e certo quelli del “Palazzo” non si accorgerebbero di un sit-in se avesse luogo a Forlimpopoli, Siracusa, Gressoney o Sassari. Qua si viaggia su mezzi obsoleti, che prendono fuoco e perdono pezzi, e diventano teatri di commedie dell’assurdo fra attese disattese, gomitate e ruspante “pieno carico”, con l’utenza ammassata come in quei carri bestiame diretti al macello.

    Qua viviamo in una città dove per il concerto del primo maggio Roma si ferma una settimana, prima per l’allestimento del palco, poi per ripulire l’area.
    Qua vagheggiamo somiglianze con Londra e Parigi, mentre dovremmo renderci conto che Roma è ferma al “millequattro, quasi millecinque” recitato da Benigni e Troisi.
    E, a dirla tutte, Frittole era più moderna di Roma. 

    Massimiliano Morelli

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