Home ATTUALITÀ Ponte Milvio alla sbarra? No, grazie

Ponte Milvio alla sbarra? No, grazie

movida bevande alcoliche
immagine di repertorio
Esposizione al sole

Adesso che s’è fatto il distinguo criminal-politico su ponte Milvio, siamo a cavallo. Pare d’esser tornati agli anni Settanta, quando la geografia degli anni di piombo romani divideva la capitale in fazioni rosse o nere, a seconda delle frequentazioni.

Quando a Roma bisognava stare attenti perfino a come si lasciava il sedile di guida, perché lo schienale appoggiato al volante tornava utile a chi voleva salvaguardare l’auto da attentati incendiari o squarcio-gomme alla propria vettura.

La rassegna stampa di oggi, domenica 15 maggio, porta stavolta a “scoprire” che Ponte Milvio è “zona criminale”, una sentenza giornalistica che magari potrebbe anche accostare la realtà; ma somiglia più a un “chiacchiericcio” figlio del sentito dire.

Certo, svegliarsi di soprassalto e “scoprire” che da una parte ci vanno i “fasci” e dall’altra le “zecche”, che qui ci vanno quelli della Sacra corona unita e di là quelli delle ‘ndrine fa riflettere sul fatto che magari s’è dormito da piedi, senza accorgersi di nulla.

Poveri abitanti di zona, tanto ingenui da non accorgersi d’esser sfiorati nel “passeggio” da tanti Provenzano e Riina.

Che il camorrista di turno ordini il caffè nello stesso bar dove fa colazione lo stagnaro, il cassiere di banca o l’impiegato del Comune è casualità, accade anche in altre zone della città eterna, forse non arriva l’eco e comunque non c’è da meravigliarsi.

Determinate situazioni avvengono ovunque, non solo a ponte Milvio, e in ogni caso dovrebbero lasciare il tempo che trovano. Perché una presenza più o meno “inquietante” in un determinato locale non significa certo che tutti gli astanti siano inquietanti.

Qualche anno fa, a bordo riva di un locale “in” da spiaggia incastonato in una delle centinaia insenature della Sardegna, adocchiai un esponente della mala romana pasteggiare con amici e parenti; ma neanche mi sfiorò la sensazione che tutti i frequentatori di quell’“angolo vip” fossero malavitosi.

Perché una cosa è certa, non significa che se un tipo poco raccomandabile frequenta un determinato locale, la logica conseguenza stabilisca che quel locale diventi “poco raccomandabile”.

In un Paese dove esiste la libertà di espressione, ognuno è libero di sorseggiare l’aperitivo dove vuole; e gli scheletri nell’armadio, ammesso ci siano, restano affar suo. Ed esiste pure la libertà di stampa, per cui nulla da eccepire alla parola fine dell’excurcus stile noir de ‘noantri.

Del resto con le reminiscenze di “Romanzo criminale”, certe storie fanno sempre presa. Anche se trite e ritrite.

Massimiliano Morelli

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