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Niente cibo facile niente cinghiali

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Incontrare alle sei del pomeriggio in una traversa della Cassia un cinghiale intento a cibarsi da una delle tante buste nere lasciate in strada non è certo una novità; anzi rientra nella più completa normalità.

Tanto normale che  il soggetto, mentre scattavamo qualche foto da breve distanza,  non si è neppure preso la briga di alzare il grugno e ha continuato indifferente a sgranocchiare lo spuntino serale.

E allora perché parlarne? La ragione è semplice: cercare di convincere i nostri amministratori che tanto si affaticano e si scervellano per capire come allontanare i cinghiali dall’urbe, che la soluzione è proprio lì, sotto gli occhi di tutti.

La naturalezza con la quale il nostro cinghiale ha lacerato la busta, scansato bottiglie di plastica e barattoli, limitandosi ad ingurgitare bocconcini prelibati, la dice lunga sulla consuetudine di cibarsi di rifiuti.

Ora da che mondo è mondo gli animali selvatici (che vivono appunto  nelle “selve”) sono specie non-domestiche che occupano una nicchia ecologica tipica della loro specie. Questo fino a quando un selvatico non diventa un “ammansito” (urban-wildlife) ovvero un animale che si è abituato alla presenza degli esseri umani frequentando in maniera indipendente e costante  zone urbane ed ottenendo, ad esempio, cibo e protezione mantenendo comunque la sua natura selvaggia.

Ecco, i nostri cinghiali sono proprio degli “ammansiti-sinantropici” dal momento che in città non hanno predatori (eccezion fatta per i cani che però sanno come tenere a bada) e sfruttano  ampiamente i benefici derivanti dalla presenza abbondante di cibo, sotto forma di rifiuti alimentari.

Un processo che riguarda un gran numero di specie e che in futuro, in considerazione della modifica degli habitat naturali e della riduzione delle risorse alimentari, ne includerà sicuramente delle altre.

In “Animali dei campi”, Sergio Abram stila ad esempio una lista di 83 specie, tutte ovviamente selvatiche; la cosa curiosa è che almeno 60 di queste, pur essendo animali di campagna,  vivono comodamente in città o nelle sue immediate propaggini e molte si cibano di scarti alimentari: dalle briciole che attirano formiche e passeri ai sostanziosi avanzi  di cui sono ghiotti i cinghiali. Insomma la città con la sua massa di rifiuti costituisce una incredibile attrattiva per chi è costretto a trascorrere l’esistenza alla ricerca continua di cibo.

D’altra parte se ci dicessero che all’Insugherata, all’Inviolatella o al Pineto ci sono fast-food e ristoranti che offrono giorno e notte succulenti pranzi a costo zero, probabilmente diventeremmo dei frequentatori assidui di queste aree; insomma all’ora di pranzo o di cena sicuramente ci trasferiremmo dalla città alla “selva”.

La stessa cosa che fanno i nostri cinghiali, anche se all’inverso.

Da quanto detto appare ben evidente come l’unica soluzione per uscire da questo circolo vizioso sia quella di evitare di fornire, sotto forma di rifiuti presenti o abbandonati in strada, cibo facile ai selvatici. Certo più facile a dire che a fare ma non c’è nessuna altra soluzione.

Solo rendendo completamente “sterile” una centro abitato possiamo sperare in una inversione di tendenza costringendo i cinghiali a cercare il cibo come Madre Natura impone. Fare finta che il gran numero di cinghiali che frequentano vie, piazze e giardini dei nostri quartieri lo facciano per altre ragioni vuol dire semplicemente chiudere gli occhi davanti alla realtà delle cose.

Francesco Gargaglia

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4 COMMENTI

  1. Il “cibo facile” è anche dovuto ai sacchetti con l’organico (tra l’altro sacchetti di plastica neri) che la gente abbandona fuori dai cassonetti.

  2. In realtà non è sufficiente rimuovere la spazzatura, trovano comunque da mangiare come in natura nelle aiuole, nei prati, dentro parchi, ospedali, giardini… Roma è piena di aree verdi dove possono trovare cibo e, a volte, rifugio. La storia dei cinghiali che entrano a Roma esclusivamente per l’immondizia è solo un mito. Per dirne una, recentemente hanno devastato un’aiuola commemorativa dalle parti di Torrevecchia.

  3. In alcuni comuni delle province di Venezia e Treviso (quelli perlomeno che conosco, ma potrebbero essere anche altri) dove già da decenni si pratica la raccolta porta a porta (e dove i cittadini non pagano la tassa per i rifiuti che sono una ricchezza!) non mi risulta che siano verificati episodi del genere. Sarebbe interessante un’inchiesta/statistica sulla presenza dei cinghiali nei vari comuni d’Italia,

  4. ma come ……Andata finalmente via la Raggi e insediato trionfalmente Gualtieri ancora ci sono i cinghiali ? Sono passati mesi ….Come accade per gli ambulanti in centro, i vigili urbani latitanti, i cassonetti stracolmi, la Tari non riscossa E non mi dite che la bacchetta magica non ce l’ha nessuno e che ci vogliono anni per riparare al male commesso …perchè è un argomento trito, cui si appoggiano tutti gli incapaci !

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