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Quando Ponte Milvio fu gemellato col ponte di Brooklyn

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Diversi eppur gemellati. Stiamo parlando di Ponte Milvio e del Brooklyn Bridge. Infatti pochi sanno che trentanove anni fa, nel maggio del 1983 le città di Roma e New York suggellarono un legame simbolico tra questi due ponti, così differenti e lontani nella forma, nel tempo e nello spazio. Curiosità che ci siamo fatti raccontare da chi ne seguì ogni passo.

“Fu un evento accolto in modo positivo e per l’occasione fu coniata una medaglia”, ricorda Rosanna Oliva, all’epoca consigliera della XX Circoscrizione (oggi XV Municipio), mentre ci mostra una foto in bianco e nero della cerimonia ufficiale del gemellaggio: la piazza di Ponte Milvio gremita di persone e un palchetto con il Sindaco di Roma, il Presidente e i consiglieri della XX e gli addetti diplomatici dell’Ambasciata Americana.

La storia

Il pomeriggio del 24 maggio 1983, i cittadini romani scoprirono che il loro millenario Ponte Milvio, luogo di importanti avvenimenti, di leggendarie apparizioni e di storiche battaglie, veniva legato simbolicamente e fraternamente al famoso ponte di Brooklyn, il primo completamente in acciaio e all’epoca il più lungo al mondo, tra l’altro in occasione del suo centesimo anniversario.

“L’iniziativa nasce dal recente viaggio in America del vice sindaco di Roma Pierluigi Severi a da un incontro con il collega newyorkese Edwars Koch, insieme si sono chiesti come rafforzare i forti legami già esistenti tra le due città ed ecco saltare fuori l’idea: un gemellaggio di ponti e non di città come si usa di solito”, scriveva il Paese Sera in un articolo del 24 maggio dell’83 nel quale annunciava che la cerimonia si sarebbe svolta il giorno successivo “all’imbocco del Brooklyn romano”.

“È una concreta manifestazione della volontà di amicizia e cooperazione tra le due città e le due popolazioni” disse il vice sindaco Severi commentando il fatto che l’idea era molto piaciuta anche Dante Furlan, allora presidente della XX Circoscrizione, che in pochissimo tempo aveva formalizzato l’accordo con il sindaco di New York.

Le ragioni del gemellaggio ce le spiega Rosanna Oliva. “Fu una scelta politica. Io rappresentavo la Circoscrizione e andammo dal sindaco Ugo Vetere per incontrare l’addetto culturale dell’Ambasciata Americana Alan Doods. Ricordo ancora molto bene il meraviglioso gabinetto con l’affaccio più bello del mondo – ci racconta mostrandoci un’altra foto in bianco e nero. – In quegli anni c’era stretto rapporto con gli USA, c’erano diversi momenti di condivisione. Per esempio, noi come donne repubblicane facemmo un incontro con le donne di New York”.

“Perché scelta politica? Mario Cuomo, di origine italiana, concorreva alle elezioni governative dello stato di New York e aveva interesse a evidenziare i rapporti con l’Italia per guadagnare i voti degli emigrati italiani. Per il Presidente della nostra Circoscrizione – conclude Rosanna Oliva – fu invece un momento di grande visibilità. Ma non ci furono ulteriori sviluppi”.

Presto dimenticato

Come ogni gemellaggio, questo atto avrebbe dovuto stabilire o rafforzare le relazioni politiche, economiche e culturali tra le due città. Al contrario, non ci furono conseguenze particolari e l’evento fu presto dimenticato per i successivi dodici anni finché a riportarlo alla memoria fu un concerto jazz.

Il curioso episodio lo racconta Enzo Abbati nel suo libro “Ponte Milvio porta di Roma“. Accadde nel 1995, quando a Ponte Milvio si svolse un concerto jazz in piena regola di una band statunitense nella quale aveva addirittura suonato Louis Armstrong.

L’evento serviva ad accogliere in grande stile il sindaco di New York Rudolph Giuliani in visita a Roma e l’occasione fu anche utile per riportare alla memoria il gemellaggio con Brooklyn Bridge avvenuto 12 anni prima.

Al concerto presenziarono l’allora sindaco di Roma Francesco Rutelli e tutti rappresentanti politici della XX Circoscrizione.  Ma come spesso accade, passata la festa gabbato lo santo. Dal giorno dopo il gemellaggio tornò nella soffitta della memoria pubblica, quella dalla quale lo abbiamo ripescato.

Giulia Vincenzi 

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1 commento

  1. Ringrazio la giornalista Giulia Vincenzi per aver ricostruito con tanta accuratezza un lontano episodio che mi coinvolse personalmente. Conservo nella mia libreria le due foto pubblicate a corredo dell’articolo e i volumi di Enzo Abbate, paziente storico del nostro territorio. Per me erano anni d’impegno notevole e che costituì un’esperienza personale importante. Si consolidò il mio rapporto con questa zona di Roma Nord, ancora forte, dopo tanti anni.

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