Home CRONACA Ciao Leo. Folla, commozione e tanti perché a Ponte Milvio

Ciao Leo. Folla, commozione e tanti perché a Ponte Milvio

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Immagini strazianti oggi a Ponte Milvio. Centinaia di ragazzi venuti a salutare per l’ultima vota il loro amico Leonardo Lamma, deceduto giovedì 7 aprile in un tragico incidente in corso Francia dove, dopo aver perso il controllo della sua moto, è caduto a terra andando a sbattere contro lo spartitraffico. Un impatto fatale, per cui i soccorritori non hanno potuto fare nulla nonostante i tentativi.

Ci sono gli amici di studio, gli amici del quartiere, quelli del mare e quelli di Ponte Milvio. Ci sono i loro genitori. C’è un silenzio innaturale, la piazza si è fermata in un rispettoso omaggio, gli sguardi sono a terra, gli occhi umidi, il perché è sulle labbra di tutti. Perché morire così a 19 anni. Dov’è, se esiste, la giustizia divina. Come potranno sopravvivere due genitori dopo aver perso l’unico figlio in un incidente stradale di cui non è stato causa ma solo vittima.

Oggi ci sembra di tornare indietro di sei anni, al maggio del 2016, quando un altro giovane,  Vittorio Trombetti, morì in un incidente in via Cassia ‘Antica’. Anche lui diciannovenne, anche lui su due ruote, anche lui non causa ma vittima dell’incidente, anche lui amato quanto Leo. “Amore mio, il buon Dio aveva bisogno di avere accanto un angelo come te….” fu il saluto dei genitori il giorno del funerale.

Due ragazzi accomunati dallo stesso destino, due ragazzi assetati di vita, come lo erano Gaia e Camilla, travolte su Corso Francia nel dicembre del 2019.

C’è qualcosa contro natura perdere un figlio giovane. La morte di un figlio è una delle prove più dure, se non la più dura, che dei genitori possano affrontare nella vita. Nessuno si aspetta di sopravvivere ai propri figli, nessuno è mai preparato a un simile dolore.

Usando le parole di Papa Francesco, “Per i genitori, sopravvivere ai propri figli è qualcosa di particolarmente straziante, che contraddice la natura elementare dei rapporti che danno senso alla famiglia stessa. La perdita di un figlio è come se si fermasse il tempo: si apre una voragine che inghiotte il passato e anche il futuro”.

Già, la voragine. Ma oggi lasciamo ad altri i resoconti sulla ricostruzione del fatto, sulla voragine che sarebbe stata mal richiusa. Oggi siamo qui come genitori e come cronisti a raccogliere fotogrammi di un funerale che scuote gli animi della città.

La navata della chiesa Gran Madre di Dio a Ponte Milvio è gremita all’inverosimile, tantissimi i giovani che si stringono l’un l’altro mentre all’arrivo del feretro suonano le musiche che piacevano a Leo. In tanti sono dovuti restare fuori ma seguono compunti la cerimonia.

Non è giusto, non è giusto stare qui oggi” esordisce il Parroco nell’aprire la sua omelia, “ma Leo ci ha chiamati davanti a Dio, pur sapendo quanto sia difficile da percepirlo come nostro padre in questi momenti“. E ancora, a conclusione, “Leo continuerà a vivere nella pienezza dell’eternità, con tutta la fatica che occorre fare per crederci“.

Seguono le preghiere, i ricordi. “Rimarrai sempre con noi, continuerai a stropicciarci come hai fatto sempre” dice la mamma mentre il papà invita i ragazzi presenti a fare tesoro “degli insegnamenti di Leo e di non dimenticarli mai: assumetevi le vostre responsabilità, lui lo faceva sempre“.

L’uscita del feretro dalla chiesa è accolto da un lungo applauso, volano palloncini gialli e bianchi in cielo, mentre tutti si stringono attorno ai genitori di Leo, raccolti davanti la bara. Da un altoparlante escono le note di un successo di Bob Dylan, “Knockin’ on Heaven’s door“, bussando alle porte del paradiso. Ciao Leo

Claudio Cafasso

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