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Dieci anni fa l’addio a Giorgio Chinaglia

CHINAGLIA
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Sono trascorsi dieci anni dalla morte di Giorgio Chinaglia, bandiera della Lazio, uno dei personaggi simbolo del calcio anni Settanta, quando il dio pallone era in bianco e nero non ancora annichilito dalle tv a pagamento, dai salotti televisivi, dalle moviole e dal Var.

Chinaglia è stato il centravanti della Lazio campione d’Italia nel 1974, trascinatore di una squadra che lo scrittore Guy Chiappaventi ha definito “da pistole e palloni”. Radici inglesi, eterno cuore biancoceleste, di lui si raccontano aneddoti che solo a conoscerli fanno venire in mente storie da bar dello sport.

Un esempio? Quando lasciò la Lazio per andare a giocare negli Stati Uniti coi Cosmos, si trovò al fianco il calciatore più forte di tutti i tempi, il brasiliano Pelè. Ebbene, cosa fece Long John? Andò da O’rey e gli disse “tu sei bravo a fare gli assist, ma la palla la devi dare a me, sono io che faccio i gol”.  No, nessuna lesa maestà, Chinaglia era così: spavaldo, ma nel contempo ingenuo.

Tornato in Italia, dopo aver comunque permesso agli statunitensi di conoscere il calcio (che loro, dall’altra parte dell’oceano, chiamano “soccer”) fu anche presidente della Lazio, e anche qui si perdono nella notte dei tempi gli episodi che lo videro protagonista.

Ai tifosi della Roma che lanciavano oggetti in campo mostrò dal sottopassaggio dell’Olimpico la gamba, quasi a sfidarli, come a dire “se siete tanto bravi provate a prendermi”.

Una volta a Roma corse dietro l’arbitro Menicucci con un ombrello, al termine di una sfida pareggiata 2-2 con l’Udinese e con lui, “Chianglione”, a indignarsi per un arbitraggio definito scandaloso.

Personaggio a tutto tondo, una volta in nazionale le telecamere lo inquadrarono quando, sostituito da Valcareggi al Mondiale del 1974, mandò a quel paese il commissario tecnico azzurro. Fu il primo “vaffa” in mondovisione. Con la Lazio ha segnato 98 gol, coi Cosmos 231, con la nazionale 4.

Leonardo Morelli

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