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    Studiosi di settore, studiate i settori

    bilancio
    Galvanica Bruni

    Mutuo soccorso tra fratelli in tempo di covid. Complice l’inevitabile quarantena, mi ritrovo a fare le sue veci, pur capendo nulla di lenti, stanghette, vitarelle e montature.

    Amore fraterno, quando mi chiede di sostituirlo non esito, anche perché farò “semplice presidio”: aprire e chiudere bottega, prendere gli appuntamenti per l’ipotetica data X del suo ritorno alla base (tampone negativo permettendo), disbrigare passaggi semplici, come il rapporto col fattorino.

    Avere un negozio d’ottica mi rendo conto che è una sorta di “refugium peccatorum”, il via vai delle persone non è continuo, ma chi scavalca la soglia del negozio stesso si ferma comunque a chiacchierare. Scopro che è lavoro usurante, c’è il rischio di “sguerciarsi” per saldare un nasello o rimettere in sede una delle due aste dell’occhiale.

    Giornata invernale ma assolata, la radio dice che a Roma oggi si sta sui 16 gradi, anche se il freddo comunque punge. Come un flash improvviso alle 19 mi vengono in mente gli omini che fanno gli studi di settore, quei “capoccioni” che in base a tabelle, diagrammi, analisi comparate e ammennicoli vari della finanza, stabiliscono quanto debba guadagnare un negoziante, un libero professionista, un ristoratore o un vattelappesca qualsiasi.

    Al tirar delle somme mi ritrovo con uno scontrino battuto, due euro incassati (col Pos) per la vendita di liquido per lenti a contatto. A farla breve e ridurla in storiella neanche i soldi di “cappuccino e cornetto”.

    Ecco, potrei aggiungere a questo “articolo di colore” anatemi e quant’altro. Soprassiedo, invece, mentre già so che la fotocopia di quello scontrino la farò incorniciare e regalerò il quadretto a qualche “studioso di settore”. Magari comincerà a studiarli davvero, i settori.

    Massimiliano Morelli

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