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    E’ strana la vita, caro Peppino Impastato

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    Radiomedical Roma

    E’ il cinque gennaio. Intendo “oggi è il cinque gennaio”. Non fa freddo. Chissà se il cinque gennaio del 1948 a Cinisi, sobborgo di Palermo, faceva freddo. Ma forse – a pensarci bene – faceva più freddo a maggio del 1978, sempre a Cinisi.

    E’ strana la vita, e all’improvviso ti chiedi “perché a maggio dovrebbe esserci meno calore che a gennaio?” Forse perché il gelo lo dettano gli uomini. Il calore di una madre che mette al mondo un figlio, il gelo di una mano che spara, che posiziona il tritolo, che uccide.

    Oggi – ed è davvero strana la vita, e ti chiedi come sarebbe andata, se quel giorno le cose non fossero andate “così” – fai due conti e ti rendi conto che Peppino Impastato avrebbe compiuto 73 anni. E – chissà? – magari avrebbe ricevuto una letterina dai nipotini, e avrebbe brindato con la redazione. Qualcuno gli avrebbe regalato la sciarpa, qualcun altro un libro. Forse una penna, l’ennesima, che a un giornalista le penne servono sempre. Anche oggi le penne servono, pure se stiamo nell’era del virtuale. Poi avrebbe vissuto la cena, in famiglia.

    Sliding doors, porte girevoli, la vita cambia per mano dell’uomo, per chi decide che se cerchi di scoprire la verità sei “uno che infastidisce”, pure se stai svolgendo neanche il tuo dovere, diciamo il tuo lavoro.

    Strana davvero, la vita, quando vai a rimuginare sul passato, e scopri che la tua è una famiglia mafiosa. E tu, Peppino, vieni ucciso dalla mafia. Perché avevi scelto la libertà delle idee, dei valori, della giustizia, della lealtà.

    Pensa, Peppino, magari avresti potuto diventare pure tu un boss, pardon, un “mammasantissima”. Pensa Peppino, quanto è strana la vita.

    Massimiliano Morelli

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    Galvanica Bruni

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