Home ATTUALITÀ 103 in 11 mesi. Una ogni 3 giorni. Numeri drammatici

    103 in 11 mesi. Una ogni 3 giorni. Numeri drammatici

    femminicidio violenza di genere
    ArsBiomedica

    Una cifra a dir poco sconfortante per un’emergenza che in Italia sembra peggiorare di anno in anno. Parliamo di violenza, di femminicidi, di donne uccise per mano di un uomo nel nostro Paese.

    Quasi il 90% uccise da un conoscente e vicino alla vittima, circa la metà ammazzate dal proprio compagno, convivente o marito. Una buona percentuale dall’ex. Addirittura 25 donne su 100 uccise da un familiare di sesso maschile.

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    E nel 2021 il triste primato dei femminicidi spetta alla Capitale, con 14 donne uccise fra gennaio e novembre e un aumento del 133% dei casi rispetto all’anno scorso.

    Oltre cento donne uccise ogni anno

    A leggere i dati forniti da Istat, viene la pelle d’oca: 112 nel 2020, 111 nel 2019. Addirittura 133 tre anni fa. Numeri costanti, che poco cambiano se si considerano tutti i paesi dell’Unione Europea, dove la situazione migliora solo nei Paesi Bassi, Polonia, Irlanda e Croazia.

    Ma c’è un dato ancor più sconfortante, che dimostra come e quanto la donna vittima di violenza spesso viva quest’incubo in completa solitudine. In un report realizzato dalla Commissione d’Inchiesta del Senato, presentato proprio ieri, mercoledì 24 novembre, a Palazzo Madama – studio che copre il biennio 2017-2018 – il 63% delle vittime di violenza non ne parla con nessuno.

    Vale a dire donne sole. Donne che per paura, vergogna o altro non confidano il loro stato a nessuno. Né a familiari e amici, né tantomeno alle autorità.

    Poche denunce e reati non contestualizzati

    Non solo, le poche che trovano il coraggio di confessare i maltrattamenti a persone vicine, poi non denunciano. Fatto ancor più grave, per le poche che denunciano, il reato non viene contestualizzato.

    Questo significa che nella maggior parte dei casi, la pregressa condotta del partner in tribunale non viene definita come violenza ma banalmente ridotta a relazione o reazione burrascosa, tumultuosa o turbolenta.

    “Gli ultimi dati che abbiamo, sia a livello nazionale che sul territorio, parlano chiaro: c’è ancora molto da fare. E’ un’emergenza che non si riduce alle azioni da fare quando la violenza si verifica, o subito dopo, ma un tema complesso, che deve essere ripreso necessariamente anche a livello educativo e culturale”.

    Così commenta a VignaClaraBlog.it la neo Assessora alle Politiche Sociali del Municipio XV Agnese Rollo spiegando che si tratta di una “urgenza che va affrontata nell’immediato. I numeri forniti dal Senato sulla solitudine delle donne vittime di violenza devono incoraggiarci a coinvolgere da subito associazioni e comitati di quartiere, far capire a queste donne che non sono sole, che c’è sul territorio un centro antiviolenza a cui possono rivolgersi, che ci sono le Istituzioni, che possono essere aiutate.”

    Il Centro Antiviolenza di Roma Nord

    Non consolano infatti neanche i numeri che arrivano dal nuovo Centro Antiviolenza Cassia ubicato a poche decine di metri da Ponte Milvio. Gestito dall’Associazione Differenza Donna e  inaugurato nel mese di febbraio 2021, ha ricevuto risposta immediata dal territorio. Sono state 156 le donne accolte da metà febbraio a metà novembre 2021, di cui il 71,1% italiane.

    Questo perché le donne straniere non sono a conoscenza dei Centri antiviolenza, non hanno facilitazione nell’accesso, alle informazioni e ai loro diritti, non conoscono bene la lingua italiana o non la conoscono affatto in quanto private, dal maltrattante, della possibilità di studiarla” – spiega alla nostra redazione Daniela Palladino, responsabile del centro “Alda Merini” di Via Cassia 5è su questo che dobbiamo lavorare; dobbiamo far capire alle donne che possono rivolgersi a noi in totale segretezza senza distinzione di età, ceto sociale, culturale, etnica o professionale”.

    L’89% delle donne che vengono accolte al centro di Ponte Milvio sono vittime di maltrattamenti che comprendono violenza psicologica, verbale, economica e fisica. In alcuni casi è presente anche la violenza sessuale, perpetuata quasi sempre all’interno di un rapporto di convivenza e da parte del partner o ex.

    Le donne accolte nel nostro centro hanno in media tra i 35 e i 55 anni. Ognuna di loro riceve un piano individualizzato che comprende la valutazione del rischio, colloqui di elaborazione della violenza subita e riappropriazione di tutte le risorse per rendersi indipendente dal controllo del partner – prosegue la Palladino – Servono consulenze specialistiche, legali e psicologiche e attività di orientamento al lavoro e volte all’autonomia abitativa”.

    E’ proprio su questo tema che l’Assessora alle Politiche Sociali del XV intende insistere: “Occorre trovare una primissima soluzione abitativa a tutte quelle donne che, dopo aver denunciato, non sanno dove andare. La maggior parte di loro ha anche dei figli e il rischio è che non possano essere tutelate. Le case rifugio di Roma sono al limite dell’accoglienza, è necessario quindi trovare soluzioni rapide e alternative”  sostiene Agnese Rollo.

    I progetti del Centro

    Tanti invece i progetti che il Centro Antiviolenza del Municipio XV offre alle donne: dal sostegno ai minori vittime di violenza assistita e orfani di femminicidio ai laboratori, pensati per le ragazze e le donne accolte o ospiti dei Centri Antiviolenza e Case Rifugio gestiti da Differenza Donna.

    Attività organizzate sulla percezione del proprio corpo, malattie infettive, contraccezione, affettività e sessualità sentimentale. Ultimo ma non per importanza il “Progetto Ponte”, finalizzato all’orientamento e al reinserimento lavorativo delle donne accolte.

    Il reinserimento delle donne vittime di violenza è un percorso complesso ma mai impossibile – conclude l’Assessora al Sociale – Decidere di farsi aiutare e condividere la propria condizione è il primo passo che una donna può fare, ma le Istituzioni e tutti gli enti coinvolti nel processo di tutela e reinserimento devono fare la loro parte a sostegno delle vittime di violenza.”

    Ludovica Panzerotto

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