Home CRONACA Color albicocca spento, il new look di Ponte Milvio

Color albicocca spento, il new look di Ponte Milvio

ponte-milvio-albicocca

Decoro urbano  è un concetto molto importante, soprattutto in una città come Roma straricca di storia e di monumenti. Così importante che all’interno della macchina organizzativa capitolina c’è proprio un ufficio denominato “Coordinamento Decoro Urbano”. Ed è lo stesso ufficio che ha, così parrebbe, avallato il new look di Ponte Milvio.

Un new look che non poteva non saltare agli occhi nella sera di lunedì 14 giugno quando si è tenuta l’inaugurazione della nuova illuminazione della Torretta Valadier: un muro color albicocca spento che parte dalla scalinata della ciclabile per arrivare alla statua del povero Cristo chinato non tanto per ricevere l’acqua sul capo da Giovanni Battista, l’altra statua intenta nel gesto del battesimo, ma piuttosto per guardare in terra, dando l’impressione di essere alla ricerca di qualcosa. Forse dell’onore perso con quel muro ai suoi piedi.

Un muro dipinto con quattro pennellate di un discutibilissimo colore albicocca spento  è l’ultima novità di questo martoriato ponte che nei suoi duemila anni di storia – per inciso è il più antico della capitale – ne ha viste e vissute di cotte e di crude. Ma un muro color albicocca no, questo proprio non se lo meritava. Soprattutto perché sui social fonti istituzionali e non lo spacciano per un intervento di decoro urbano.

E pensare che quando negli anni ’90 fu deciso di restaurare la Torretta ci furono accese discussioni ad alti livelli, furono coinvolti storici e architetti prima di giungere alla scelta del colore grigio che a tanti non piaceva ma che rispecchiava invero il colore originale della struttura. Colore grigio che ancora oggi la connota, proprio come quello voluto da Giuseppe Valadier quando ne iniziò l’edificazione nel 1805.

E allora che c’azzecca adesso quell’albicocca smortarello, del tutto anomalo nel contesto? Forse c’era da finire uno scampolo di vernice? Il dubbio è lecito visto che il lavoro è stato fatto alla scappa e fuggi, senza preventiva preparazione e con le macchie che già riemergono da sotto quel sottile strato d’improponibile colore.

Volendone sapere di più abbiamo contattato telefonicamente il presidente del XV Municipio, Stefano Simonelli, che casualmente si trovava proprio a Ponte Milvio.

 

Ci chiede di attendere, raggiunge il muro e ci risponde: “Non ero stato informato di questo intervento, chiederò agli uffici capitolini quale è stato l’iter autorizzativo che credo sia nato dalla necessità di coprire delle scritte” dichiara, ricordandoci che comunque oltre all’Ufficio Decoro anche la Soprintendenza capitolina dovrebbe aver detto la sua  a monte dell’intervento.

Ma lei, per coprire le scritte, avrebbe utilizzato quel colore? gli chiediamo. “Per me non è un pugno nell’occhio, è comunque un colore pastello. E’ un colore che certamente stacca, anche se nel contesto architettonico in cui è inserito forse un pizzico stona non avendo peraltro un contraltare sull’altro lato. Qualcuno ha deciso che coprire le scritte era urgente e purtroppo, a volte, la fretta è cattiva consigliera, anche le buona intenzioni possono produrre risultati non a perfetta regola d’arte”.

Tutto vero, ma a noi continua a non piacere. Senza nulla imputare al governo della città riteniamo che questo episodio sia però sintomatico di quanta poca attenzione venga riservata dagli uffici capitolini all’importanza di Ponte Milvio. Mai un muro adiacente a qualsiasi altro monumento della città verrebbe dipinto con un colore totalmente (e pacchianamente) diverso dal contesto.

Claudio Cafasso

© RIPRODUZIONE RISERVATA

5 COMMENTI

  1. Se, per caso, ce ne fossimo momentaneamente dimenticati, fortunatamente l’imbianchino che è stato mandato dalla Sindaca Raggi con pennello e barattolo di vernice, quella che gli era rimasta terminata la camera dei bambini, ha riportato tutti noi alla realtà: i barbari governano Roma.
    Con tutto il portato della loro ignoranza, sciatteria, arroganza.
    Il nuovo gravissimo scempio perpetrato ai danni di quell’unicum rappresentato dalla neoclassica Torretta del Valadier e dal ponte Milvio plurisecolare, con quella pacchiana mano di colore, volgare, insopportabile, testimonia ancora una volta la “cura” che questa scellerata amministrazione (utilizzo volutamente la minuscola) rivolge alla Città Eterna, aggiungendo una nuova perla alla lunga collana che va dal degrado al limite dell’emergenza sanitaria, al caos del trasporto pubblico troppo spesso trasformato in spettacolo pirotecnico, passando per l’attenta “accoglienza” dimostrata nei confronti dei cinghiali e di quante altre specie animali selvatiche pascolano per le nostre strade, e ancora molto da aggiungere ci sarebbe.
    Evidentemente, la Sindaca e i suoi colti consiglieri, assessori, funzionari, non sanno che il tema del colore nella Città Storica è materia scientifica, da trattare con la dovuta sapienza e rigore e non può essere lasciato a improvvisate soluzioni arbitrarie e improvvide, in totale disprezzo dei cittadini che la città vivono.
    Il colore, nelle sue diverse sfumature e cromie, rappresenta parte fondamentale della struttura del tessuto urbano e concorre a sottolineare le fasi di storicizzazione dello stesso.
    Il colore determina la percezione che noi abbiamo dell’ambiente urbano, massimamente in quello storico, e concorre al riconoscimento di significati, valori e identità.
    In sostanza, parliamo di Cultura, quella che dovrebbe essere il volano principale nella costruzione di una Società consapevole, accogliente, inclusiva.
    La Torretta Valadier, dopo anni di incivile abbandono, è stata finalmente riaperta dopo minimi interventi di restauro, verrebbe da dire, ad essere maligni, giusto in tempo per un altro dei molteplici spot elettorali che la Sindaca va distribuendo equamente in ogni angolo della città, con inutili inaugurazioni di altrettanto spesso insignificanti opere.
    Ma non va dimenticato che, quando si tratta di restauro architettonico e paesaggistico, il trattamento cromatico delle superfici diviene capitolo determinante nel processo di conservazione e di valorizzazione non solamente della singola testimonianza storica, ma anche dell’intero contesto nel quale questa è inserita.
    Si tratta di principi irrinunciabili che appartengono alla solidissima Cultura del Restauro della quale il nostro maltrattato Paese è stato fin dal Rinascimento, e continua ad essere tutt’oggi, punto di riferimento riconosciuto a livello planetario.
    Ancora di più, quindi, offende questo sfregio perpetrato al monumento di Valadier.
    Colpisce, ma neanche più di tanto, che il tutto sia avvenuto nella più totale mancanza di coinvolgimento, non mi spingo a dire dei cittadini (cosa volete che contino!), ma dello stesso Municipio XV il quale, ancora una volta, si trova nella scomoda posizione di chi, alla fine, non si capisce bene cosa ci stia a fare.
    Praticamente, come se qualcuno venisse a dipingervi di viola la vostra abitazione a “vostra insaputa” (ricordate Scajola?…).
    Il Comitato Abitare Ponte Milvio chiede che venga immediatamente cancellato questo inaccettabile danno e venga restituita al più presto l’immagine architettonica e paesaggistica di questa importantissima parte della Città Storica che già troppe violenze è costretta a subire a causa dell’incapacità, incultura e desolante inappropriatezza di chi la governa.
    Sia immediatamente affidato uno studio storico che guidi la scelta delle cromie più consone e appropriate (la città con le sue Università e i suoi validissimi professionisti, architetti e restauratori, rappresenta una inesauribile fonte di competenze) e, al più presto, si ripari l’atto vandalico compiuto da una amministrazione volgare ed ignorante.
    Paolo Salonia
    Portavoce del Comitato Abitare Ponte Milvio

  2. penso anch’io che la Soprintendenza abbia un ruolo fondamentale su questa vicenda e mi meraviglio che non abbia preso un’iniziativa seria e determinante.

  3. Quando fu realizzata la torretta il muro non c’era, neppure le luci che la illuminano. Il colore di quel muro tra qualche giorno andrà ad ossidarsi. State sereni.

  4. Ma alla fine basta attendere qualche mese e vedrete che la vernice verrà via e resterà il muro al naturale… per almeno una quindicina d’anni.

LASCIA UN COMMENTO

inserisci il tuo commento
inserisci il tuo nome