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Gattare e cinghialare di via Panattoni

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La figura della “gattara” a Roma è nota ed apprezzata e persino ufficialmente riconosciuta dal momento che molte colonie feline nel centro storico  sono tutelate e protette. La gattara è una gentile signora che si prende cura dei gatti randagi: li sfama, li medica e a volte si ingegna perfino a costruire loro dei ripari per il freddo o la pioggia.

Ovvio che in via Panattoni, ai piedi di via Cortina d’Ampezzo e di quelli del Villaggio dei Cronisti, strada dove c’è una affollata colonia felina che vive quasi sicuramente all’interno della confinante e grande caserma della Marina Militare, non poteva mancare un simile personaggio.

La presenza di numerose casette di legno con all’interno soffici coperte ce lo conferma; si dice anche che questa persona provveda a sterilizzare le femmine così da tenere sotto controllo la popolazione felina. Se è così, deve avere una grande abilità perché i gatti di Via Panattoni sono sospettosi ed elusivi.

La cosa bella di Via Panattoni è che, oltre a chi si prende cura dei gatti, c’è anche chi rivolge le sue attenzioni ai cinghiali: insomma una “cinghialara” (termine fino a poco fa inesistente ma che i romani con il loro “aro” “ara” hanno subito coniato).

Si tratta, secondo le testimonianze raccolte in loco, di una signora di una certa età che  porta da mangiare alla “colonia cinghialina”: pane, pizza e, giusto per evitare troppi carboidrati, verdure. E che il cibo fornito sia abbondante lo dimostrano le feci numerose che i ben pasciuti cinghiali lasciano sull’asfalto di via Panattoni.

L’attività della “cinghialara” è anche confermata dalle abitudini dei suidi: se la mattina presto vi recate in Via Panattoni nei pressi del ponticello sul fosso della Rimessola, e parcheggiate l’auto, tempo 30 secondi e il folto gruppo di cinghiali verrà a riscuotere il dovuto.

La femmina capo-branco avanzerà per prima seguita da alcuni giovani mentre i minuscoli cinghialetti rimarranno nascosti all’interno del canneto, al riparo da eventuali predatori.

Senza alcun timore circonderanno la vostra auto in attesa di pane e pizza; se poi non darete loro nulla se ne rimarranno nei pressi emettendo grugniti di delusione. Tutto ciò evidenzia una lunga abitudine ad essere foraggiati da qualche anima pia.

Ora se pure sia comprensibile l’amore per gli animali e magari il desiderio, benché siano selvatici,  di farseli amici (e perché no il piacere di carezzarli e sfamarli direttamente dalle mani), siamo ovviamente in presenza di un atteggiamento tanto sbagliato quanto dannoso e peraltro punito con una salatissima multa.

Dare da mangiare ad un animale selvatico, per quanto tenero e simpatico, è sempre sbagliato; per esempio, sulle rive del Lago di Garda una miriade di cartelli avvisano di non dare da mangiare ai germani reali perché il cibo “umano” provoca agli anatidi gravi patologie.

Magari il “sus-scrofa” più resistente può ingurgitare di tutto ma in questo modo prende confidenza con gli umani, perde la sua naturale diffidenza e assume comportamenti che mettono a rischio non solo l’incolumità del branco ma soprattutto quella dei cittadini.

E’ proprio la disponibilità di cibo, sotto forma di rifiuti abbandonati e di “pasturazione” di alcuni, che ha provocato in tutta la capitale il gravissimo problema dei cinghiali assuefatti alle comodità cittadine.

Chissà che la nostra “cinghialara” non prenda prima o poi (magari dopo una multa) coscienza del suo comportamento sbagliato e non decida di riconvertirsi in “gattara” con buona pace dei cinghiali scrocconi che se ne faranno forse una ragione.

Francesco Gargaglia

 

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2 COMMENTI

  1. Un atteggiamento simile a questo potrebbe essere all’origine dell’episodio avvenuto al parcheggio delle Rughe. Meditate, gente, meditate.

  2. Concorso con quanto afferma Giancarlo Venza. Ma il vero problema è che la gente non capisce che rendere “domestico” un animale selvatico non è un bene principalmente per l’animale stesso ma poi anche, spesso, per l’intera comunità (vedasi, appunto, Le Rughe o famiglie di cinghiali che dimorano davanti agli usci di case ad Ottavia…)

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