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    Gli schiaffi dietro al sorriso di una donna

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    Mancando la memoria storica, latitano inevitabilmente le basi per capire l’otto marzo.

    Ora, e nessuno si senta offeso, qua c’è da vagheggiare un ragionamento per il quale non basterebbero le colonne della Treccani per scriverlo in maniera asettica, senza sbavature né cadute di stile.

    Per cui evitiamo d’entrare nella giungla della dietrologia puntando l’attenzione sulle undici donne uccise, in Italia, nei primi sessantasette giorni del duemilaventuno. Parliamo di femminicidi, non di decessi per cause accidentali.

    E qui, qualora abbiate la voglia di andarvi a vedere in Rete i volti delle undici donne assassinate, colpisce subito una cosa: sono tutte sorridenti, impreparate al destino omicida di un uomo. E mi viene in mente per un attimo quante donne osservo sorridenti durante l’arco della giornata. Voi? Quante ne vedete? Quanti sorrisi?

    Ecco, qui questo pezzullo di colore che pubblichiamo oggi su Vignaclarablog.it non ha la presunzione di aprire le menti, tanto meno quello di festeggiare una festa che non c’è. Questo articolo ha solo lo schiribizzo di farvi – anzi farci – fermare a pensare a quanti di quei sorrisi nascondano drammi, paure e lo schiaffo di un uomo.

    Massimiliano Morelli

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