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    Gioacchino Criaco: L’ultimo drago di Aspromonte

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    Esposizione al sole

    C’è un territorio in Italia che ancora conserva gelosamente, chiuso tra foreste e montagne, il suo essere selvaggio; l’Aspromonte.

    E’ in questa terra solitaria fatta di grandi boschi di querce e pino bianco, di impressionanti falesie e di torrenti impetuosi che scorrono in budelli di roccia, che è ambientato il romanzo di Gioacchino Criaco, “L’ultimo drago di Aspromonte” (Ed. Rizzoli Lizard, 188 pag., 18 euro).

    L’Aspromonte è più noto al grande pubblico per le gesta della ‘ndrangheda che non per le bellezze del suo territorio; eppure si tratta di una delle ultime aree “wilderness” del bel-paese, dove natura e solitudine sono ancora maestre di vita.

    Nì è un giovane tossicodipendente che va in Aspromonte per disintossicarsi in una piccola comunità sperduta tra i monti; quando a causa di illeciti amministrativi la comunità viene chiusa, Nì rimane in quei luoghi. Vive in una casetta nel bosco e i suoi unici contatti sono con le poche persone che vivono in un borgo poco distante: uomini e donne con storie tragiche alle spalle e che nell’isolamento forzato più che il perdono cercano un po’ di pace.

    Nì nel suo ozio forzato comincia a vagare per quei monti e quelle foreste stabilendo un particolare rapporto con la natura selvaggia; come un novello “Re Salomone” parla con gli animali e con gli alberi: il porco sfuggito al macello che vive nei pressi del borgo, un gigantesco capro bianco, un lupo e poi pini, bagolari ed eriche.

    Tra alti e bassi, tra piccoli incidenti e sgradevoli sbronze, proprio attraverso il contatto con quel territorio che nel suo isolamento racchiude segreti terribili, Nì riuscirà a trovare quella pace e serenità così indispensabile alle anime, come la sua, votate all’autodistruzione.

    Le pagine del romanzo (il libro si presenta in un formato ridotto, 13 X 18 cm) sono accompagnate da numerose tavole in bianco  e nero di Vincenzo Filosa, un noto fumettista divulgatore del fumetto giapponese.

    Francesco Gargaglia

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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