Home ATTUALITÀ Roma 1960, che ricordi. E che magone…

Roma 1960, che ricordi. E che magone…

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Viene il magone al solo ricordo della Roma disincantata di sessant’anni fa, quella che in questi giorni stava vivendo la sua prima Olimpiade. Che fu l’ultima edizione dei Giochi considerata a misura d’uomo. Un unicum, dettato da tanti fattori.

Roma fra le altre cose avrebbe dovuto ospitare l’Olimpiade del 1908, ma fu costretta a rinunciare a seguito dell’eruzione del Vesuvio, e venne sostituita da Londra.

Poi, in anni più recenti, avrebbe potuto ospitare l’edizione del 2004, assegnata invece ad Atene come risarcimento da parte del Comitato olimpico internazionale della mancata designazione della Grecia per i Giochi del 1996, quelli del centenario, consegnati invece ad Atlanta.

Potere del dio denaro. E se non ci fosse stata la politica di mezzo e il rifiuto di Virginia Raggi, la Città eterna avrebbe potuto allestire i Giochi del 2024. Tutto svanito, colpa d’un Palazzo incapace di guardare oltre, ma questa è un’altra storia.

Roma 1960 vide la presenza di oltre cinquemila atleti, in rappresentanza di ottantaquattro nazioni, e la costruzione del villaggio olimpico, che magari non sarà bello a vedersi, ma che oggi offre un tetto a migliaia di abitanti della capitale.

Furono i Giochi dell’oro olimpico di Livio Berruti (di questo scriveremo in maniera più approfondita nei prossimi giorni), della maratona corsa e vinta a piedi nudi da Abebe Bikila, della “nascita” sportiva di due pugili che hanno fatto la storia della boxe, Cassius Clay e Nino Benvenuti.

E, ancora, fu l’edizione della “gazzella nera” Wilma Rudolph, dell’exploit del saltatore in alto sovietico Valeri Brumel. Furono Giochi olimpici vissuti in teatri naturali, la Basilica di Massenzio ospitò le gare di lotta, e che per la prima volta vennero ripresi dalla televisione di Stato, che offrì ai telespettatori oltre cento ore di sport.

Era, quella, la Roma del boom economico, delle palazzine e del neonato stadio Olimpico. Era un fiore, quella città. Altri tempi, altre teste pensanti, altro stile.

Massimiliano Morelli

1 commento

  1. L’articolo sintetizza efficacemente un avvenimento straordinario, irripetibile, che fece conoscere al mondo come l’Italia, a soli 15 anni dalla fine della guerra, aveva ripreso il suo posto tra le grandi Nazioni, posto spettantele non fosse alto per la sua storia millenaria. L’orgoglio di essere italiani era risorto attraverso lo sport. Ma le Olimpiadi furono un’ottima occasione per far conoscere di cosa sono capaci gli italiani.
    Il ricordo della XVII Olimpiade ci sia di sprone per risollevarci nell”attuale situazione.
    Personalmente ricordo la cerimonia di chiusura. Indimenticabile. Quando, al nuovo stadio olimpico, in uno splendido tramonto, sono squillate le trombe dei Fedeli di Vitorchiano, molti piangevano emozionati.

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