Home ATTUALITÀ Storie straniere, così… in confidenza

    Storie straniere, così… in confidenza

    giardino sul tetto

    Scavalcate il politichese, non ci interessa, questa è una breve storia che descrive due situazioni diverse fra loro, pronte a riguardare due stranieri in Italia.

    Ripeto, non cerco di dar un’opinione, più semplicemente riporto i fatti. Edoardo ha poco meno di quarant’anni, fa il giardiniere, ha due figli.

    Deve andare a far pulizia nel giardino che pare la tenuta di Windsor, tanto è immenso quel terreno, di un amico, che fra le altre cose mi chiama per dare una mano a Edoardo. A me che non distinguo un fiore da un albero, o poco ci manca. Che non so tenere un rastrello in mano e che sono allergico agli oleandri. Appuntamento alle 8 e 30, Edoardo è già sul posto.

    Lo seguo nel lavoro, cerco di capire, non devo imparare un mestiere, sto facendo un favore a un amico, ma se devo aiutare l’albanese, qualcosa di giusto lo dovrò pur fare.

    Edoardo è un ruspa, io alle 11 già vedo la Madonna di Loreto, un’ora dopo mi passa la vita davanti, poco prima dell’una ipotizzo la mia estrema unzione. Sudo e cerco di star dietro al giardiniere, che sarà pure il lavoro suo, ma neanche si ferma per bere un sorso d’acqua.

    L’amico ci chiama per il pranzo, Edoardo mi racconta che il giorno prima si era portato un italico giovanotto di belle speranze al seguito per un altro lavoro, ma l’aitante fusto si era defilato in un amen quando aveva capito che c’era da faticare.

    Dopo pranzo io sono bocconi a terra, Edoardo lavora fino alle 17 e pare fresco come una rosa quando sta per accomiatarsi. Lavoratore, con buona pace dei benpensanti di turno, storia semplice ma esplicativa.

    Nel pomeriggio mi reco a un evento di pattinaggio in un quartiere di Roma ad alta densità di popolazione straniera, i bambini giocano, io mi siedo vicino a un bulgaro di 33 anni, Emanuel.

    Persona semplice, cinque figli, sta per prendere un portierato. E’ un altro lavoratore, di quelli che paiono una macina. E’ affettuoso con i figli, dice di essere venuto in Italia per fare in modo che i figli studiassero in Italia, che in Bulgaria la scuola non è come quella italiana.

    Parliamo una mezz’oretta, il tempo delle esibizioni. Per il semplice fatto che io stia parlando con lui vorrebbe offrirmi un caffè. Storia semplice, anche questa. Forse sarò un inguaribile romantico, ma a fine giornata mi sento arricchito dall’aver conosciuto questi due stranieri.

    Massimiliano Morelli

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