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    Roma piange altre due vittime del lavoro

    La rete arancio da cantiere
    La rete arancio da cantiere

    Ci sono altri due morti per lavoro a Roma, roba da far accapponare la pelle, perché se nel 2020 ancora si muore sul lavoro si deve di sicuro ragionare sulle insicurezze di chi per portare a casa una stozza di pane è costretto  rischiare la vita. Due operai, uno di 53 e l’altro di 29 anni anni, sono precipitati da oltre venti metri, il fatto è accaduto nella zona di Vigna Murata, nel IX Municipio Eur.

    Ma a prescindere del luogo, il dramma  lascia sbigottiti. senza se, senza ma. Paolo Pasquali, il più giovane, era di Canale Monterano; Stefano Fallone, il più grande, di Cesano di Roma. Inutili gli interventi dei soccorsi, la fredda cronaca si ferma qui. Poi comincia quel ragionamento, fatto di accuse e di difese, parole spesso al vento che lasciano il tempo che trovano. Perché queste morti c’erano negli anni Sessanta e ci sono ancora oggi.

    Esperienze e precauzioni servono a nulla. Ora si parla di omicidio colposo, questa l’ipotesi di reato avanzata dalla Procura di Roma, mentre il pm Francesco Minisci, titolare del procedimento, ha svolto un sopralluogo nel cantiere dove si è consumata la tragedia per verificare se siano state rispettate le norme di sicurezza in tema di lavoro.

    Sono subentrati nel corso della giornata i sindacati, poi i politici di turno. Consuete frasi di rito. Ma da parte nostra non cerchiamo colpevoli, spetta alla magistratura. Né subentriamo sullo scaricabarile letto senza soluzione di continuità grazie ai take delle agenzie di stampa. Idealmente abbracciamo le famiglie dei due operai. E’ l’unico gesto vero che possiamo fare in questi casi.

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