Home ATTUALITÀ Vieni a pescare con noi… ci manca la verve

    Vieni a pescare con noi… ci manca la verve

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    Scavalcate qualche giorno fa le analisi legate al mondo dei ciclisti del fine settimana, c’è un’altra categoria che merita menzione, ed è quella dei pescatori.

    Ora, percepito che se si va a camminare sulla battigia non si deve dire “buona pesca!” se uno ha una canna in mano, perché quella canna rischierebbe di finire addosso a chi pensava di elargire un buon augurio (e qui evito la volgarità), abbiamo capito che esistono vari tipi di pescatori.

    E abbiamo pensato di immedesimarci in loro, consapevoli del fatto che la pesca non è come il calcetto, che magari si può dire a una moglie o a una fidanzata “vado a giocare con gli amici” e invece si va a trovare l’amante.

    Il pescatore deve portare qualcosa a casa, ovvero la testimonianza che sia andato davvero a pescare. Così, come primo input, abbiamo deciso di localizzare le migliori pescherie della zona, perchè non si sa mai, non è detto che tutti siano avvezzi al mondo dei bigattini. Per cui, individuato chi potrà salvarci dai sospetti di una dolce metà dubbiosa sulla nostra uscita in mare, abbiamo capito di stare già a cavallo, fermo restando che i cavallucci marini non possono essere pescati.

    Il pescatore cerca la solitudine, guai a schiamazzare dalle sue parti, ma la domanda è sorta spontanea: i pesci ci ascoltano? L’arcano resta per il momento irrisolto, mentre chiediamo lumi a chi andrà a lampara. Si pesca di notte, la in mezzo al mar…

    Mamma, che paura, cominciamo a pensare che la pesca non faccia al nostro caso, e che il calcetto possa dare minori preoccupazioni, anche perché le luci degli impianti vengono spente dai custodi alla mezzanotte spaccata.

    Quanto costano due triglie? E i gamberoni? Iniziamo davvero a ipotizzare un passaggio in pescheria, emulando Totò che va a caccia con Aldo Fabrizi ne “I tartassati” e compra le quaglie.

    Passano le ore nel silenzio assoluto, ogni tanto ho l’impressione che i pesci abbocchino solo quando sono stanchi di vivere, e decidono di suicidarsi restando appesi all’amo. Sensazioni, le mie, di chi una canna da pesca mai l’ha presa in mano. Ma che se lo invitate a mangiare il pesce, mai dirà “no, grazie”.

    No, la vita del pescatore non fa per me, lo confesso. Ma il pescatore che sulla riva aspetta la sua preda, mi regala ancora l’emozione di quando ero bambino e andavo sulla spiaggia di Ostia pensando di intravedere la Sardegna. E mentre urlavo “sardi… mi sentite?”… ovvio, qualche pescatore mi lanciava anatemi degni del Benigni prima maniera. Così scoprii a otto anni che neanche ero portato per pescare le telline…

    Massimiliano Morelli

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