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H2O: la chimica che inquina l’acqua

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La realizzazione di un nuovo depuratore sulla Flaminia capace di rendere potabile l’acqua del Tevere e la moria di pesci che si è verificata qualche giorno fa non hanno alcuna relazione tra loro, eppure le due notizie hanno suscitato tra i romani grande preoccupazione.

Nella giornata odierna in cui l’intero pianeta celebra la “Giornata mondiale dell’ambiente”, la visione delle sponde del Tevere cosparse di rifiuti e con le acque torbide su cui galleggiano i cadaveri di centinaia di “barbi” (riconoscibili per i barbigli ai lati della bocca) ha un qualcosa di decisamente allarmante.

A confermare poi la scarsa salute dei nostri fiumi ecco arrivare, come la classica ciliegina sulla torta, il dossier di Legambiente: “H2O: la chimica che inquina l’acqua”, un documento sull’inquinamento delle acque interne che interessa oltre il 60% dei corsi d’acqua in Italia.

Il documento che si avvale dell’apporto di numerosi esperti e dei dati scientifici elaborati a livello nazionale ed europeo da numerosi enti di ricerca, prende le mosse da una amara considerazione: ovvero che i cambiamenti climatici e il degrado ambientale sono le due facce di una stessa medaglia.

Senza una lotta serrata al degrado ambientale non sarà possibile invertire la tendenza che attualmente ha portato il pianeta al surriscaldamento globale e che per l’immediato futuro ci promette siccità, forti piogge e alluvioni.

Il dossier di Legambiente (che può essere scaricato cliccando qui) fa il punto su la situazione dei fiumi in Europa e in particolare in Italia prendendo in esame i livelli di inquinamento chimico dovuto agli inquinanti “prioritari” e quelli “emergenti”. Un quadro per nulla rassicurante nonostante l’ARPA con le sue campagne di monitoraggio biennali sia arrivata alla conclusione che: “le concentrazioni della maggior parte delle sostanze ritrovate siano vicine o minori al limite massimo del metodo di rilevamento”.

Nella quasi totalità dei nostri fiumi ci sta di tutto, non solo sostanze organiche (idrocarburi, benzene, antracene e tantissime altre sostanze contenute in pesticidi e vernici) ma anche metalli pesanti (piombo, nichel, cadmio e mercurio) e poi i cosiddetti “emergenti”, ovvero sostanze di cui ancora non si conoscono bene gli effetti sulla salute umana e sull’ambiente.

Parliamo di prodotti farmaceutici e veterinari, pesticidi di nuova generazione, additivi plastici, prodotti per la cura personale, ritardanti di fiamma e “dulcis in fundo” le microplastiche (pezzettini di plastica di una grandezza inferiore ai 5 mm). Volete sapere in un chilometro quadrato delle acque del lago di Bracciano quante particelle di plastica ci sono: 65.500!

Uno degli aspetti più preoccupanti poi è la presenza nelle acque, comprese quelle potabili, di antibiotici (siamo il paese in Europa che fa più uso di antibiotici a scopo veterinario) provenienti sia dai rifiuti sanitari che dalle acque reflue degli allevamenti intensivi e questo perché i convenzionali impianti di depurazione non consentono di rimuovere, se non parzialmente, questi inquinanti.

Insomma un quadro per nulla rassicurante reso appena meno drammatico dalle iniziative portate avanti da Legambiente su tutto il territorio nazionale e da una eccezionale e recente tecnologia tutta italiana: i Polimer Flakes.

I Polimer Flakes nascono da una ricerca condotta dal Politecnico di Milano e sono delle “microparticelle polimeriche personalizzabili” che a contatto per pochi minuti con una corrente fluida permettono l’assorbimento di eventuali inquinanti.

I Polimer Flakes sono efficaci con sostanze organiche, metalli pesanti e PFAS e una volta che l’inquinante è stato “catturato” può essere facilmente rimosso; inoltre i PF possono essere fissati su supporti come reti o spugne ed essere utilizzati in caso di disastri ambientali. Insomma una soluzione innovativa in grado di fornire risorse idriche pulite e sicure.

“H2O: la chimica che inquina l’acqua”, nella Giornata Mondale dell’Ambiente è il giusto segnale da lanciare a chi ha la responsabilità di questo paese e della salute dei suoi abitanti.

Nel momento in cui l’Italia dopo una lunga parentesi di chiusure torna a vivere, è necessario mettere al primo posto il risanamento ambientale, premessa indispensabile per un futuro che non sia una terribile incognita per noi ma soprattutto per i nostri giovani.

Francesco Gargaglia

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