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La strana vicenda della mascherina 1522

mascherina 1522

E’ di appena un mese fa la firma del protocollo d’intesa tra il Dipartimento per le Pari Opportunità e la Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani con Federfarma e Assofarm che mira a potenziare, attraverso il contributo delle farmacie, l’informazione per le donne vittime di violenza o stalking.

L’obiettivo è quello di essere accanto alle donne in questo momento di ulteriore difficoltà causata dal Coronavirus, fornendo loro tutte le informazioni necessarie per chiedere aiuto e denunciare la violenza in sicurezza.

L’accordo, siglato il 2 aprile scorso, nasce appunto dalla necessità di assicurare alle donne una maggiore tutela in questo periodo d’emergenza, periodo in cui la lunga convivenza tra le quattro mura domestiche potrebbe rivelarsi fatale per loro, spesso vittime proprio di mariti o conviventi violenti.

Materiale informativo e linee guida sul 1522

In sostanza l’iniziativa prevede che le farmacie presenti sul territorio nazionale ricevano materiale informativo, tra cui cartelli sul 1522, il numero antiviolenza e stalking, da esporre all’interno degli esercizi commerciali e che consentono alle donne di accedere alle prime indicazioni utili per prevenire ed affrontare in modo efficace eventuali situazioni di violenza o stalking.

Allo stesso tempo però le farmacie dovrebbero ricevere delle linee guida informative dedicate proprio a medici e farmacisti sulle principali informazioni da fornire alle donne vittime.

All’interno del protocollo si precisa che ai farmacisti non viene richiesto di sostituirsi alle forze dell’ordine o alle strutture deputate alla tutela e protezione delle donne ma che se necessario possono limitarsi a fornire informazioni.

Il caso della “mascherina 1522”

Da qualche giorno sui media, ma soprattutto sui social, circola la notizia di questo nuovo accordo siglato con l’ordine dei farmacisti a supporto delle donne vittime di violenza che, una volta in farmacia, possono chiedere la ‘Mascherina 1522′: un codice segreto, una richiesta nascosta di aiuto con cui le donne possono essere supportare e tutelate dal farmacista.

Da quanto si apprende quindi d’ora in poi basterà entrare in farmacia e pronunciare la frase “mascherina 1522” per denunciare una violenza domestica. Apparentemente una nuova modalità di richiesta di aiuto, semplice e immediata, a disposizione delle donne vittime di violenza e stalking che oltre a fare riferimento al numero dedicato 1522, attivo 24 ore su 24 o direttamente ai centri antiviolenza e alle forze dell’ordine, potranno ricevere aiuto semplicemente entrando in farmacia.

Ora, ammesso che probabilmente nessun medico o farmacista si tirerebbe comunque indietro di fronte a una richiesta d’aiuto, la questione della “mascherina 1522” è una bufala.

La smentita è arrivata in questi giorni proprio dal Dipartimento delle Pari Opportunità, che nella nota sul protocollo siglato con l’Ordine dei farmacisti a favore di un potenziamento degli strumenti informativi sui canali di accesso utilizzabili dalle donne vittime di violenza e stalking, chiarisce che: “Ulteriori misure, quali l’utilizzo di un codice “segreto”, pur oggetto di proposte nei giorni scorsi, non sono state tenute in considerazione, in quanto ritenute non sicure e non efficaci per le donne.”

La stessa smentita arriva anche dalla D.i.Re – Donne in rete contro la violenza, associazione nazionale che riunisce 81 organizzazioni che gestiscono centri antiviolenza e case rifugio in diciotto regioni italiane, che sulla sua pagina facebook nei giorni scorsi ha pubblicato un post di chiarimento proprio relativo alla “mascherina 1522”:

L’iniziativa è finalizzata esclusivamente a indirizzare le donne vittime di violenza e di stalking al 1522, al fine di avviare un percorso di uscita da situazioni di criticità in ambito domestico.” – precisa la D.i.Re nella nota, riferendosi al protocollo sottoscritto il 2 aprile – “Le operatrici del 1522 possono a loro volta indirizzare le donne che chiedono aiuto ai centri antiviolenza della rete D.i.Re, che sono tutti mappati nel servizio. Ma questa è cosa ben diversa che annunciare un protocollo d’intesa con i centri antiviolenza e illudere le donne che, pronunciando ‘Mascherina 1522’ vengano messe direttamente in contatto con il centro antiviolenza del territorio”.

La smentita delle farmacie del XV

Ma che quella della “mascherina 1522” in farmacia fosse davvero una bufala, o forse semplicemente un goffo incidente comunicativo, ne abbiamo avuto la conferma definitiva quando la nostra redazione ha deciso di verificare chiedendo direttamente agli interessati, i farmacisti.

In questi giorni Vignaclarablog.it ha fatto il giro delle principali farmacie del XV Municipio e nessuna di queste ha mai sentito parlare del “codice segreto”, della richiesta d’aiuto antiviolenza con la mascherina 1522, né ha ricevuto indicazioni al riguardo.

Da Ponte Milvio, Vigna Clara, San Godenzo nessuna conferma in merito. Nessuno ne ha mai sentito parlare, se non sui social, neanche nelle farmacie de La Giustiniana, La Storta e Olgiata. Stessa cosa a Prima Porta e Labaro.

Ma non è tutto. Solo in un paio delle farmacie visitate compare esposto il cartello informativo sul numero antiviolenza, ma nessuno dei farmacisti interpellati afferma di aver ricevuto le linee guida.

Quindi non solo non esiste nessuna questione “mascherina 1522” ma al momento sembrerebbe inesistente anche quanto previsto dal protocollo d’intesa e cioè la presenza di materiale informativo e di linee guida all’interno delle farmacie , già presenti invece sul sito del Dipartimento delle Pari Opportunità.

Per capirne di più abbiamo contattato anche la Asl Roma 1 che sul territorio segue da vicino l’iniziativa, promossa anche sui social due giorni fa: smentita anche in questo caso la questione della “mascherina 1522”, ci confermano che il materiale informativo e le linee guida dovrebbero essere in distribuzione nelle farmacie, quello che non è ben chiaro sono le modalità e i tempi di distribuzione.

Picco di richieste durante il lockdown

A questo punto, l’auspicio è che in tempi brevi la maggior parte delle farmacie vengano rifornite; i numeri in fondo parlano chiaro: durante il lockdown è cresciuto il numero di donne che si sono rivolte al 1522, con un picco di telefonate proprio nei mesi di marzo e aprile.

Mentre infatti nei primi due mesi del 2020 si era registrato un decremento nell’utilizzo del servizio (455 telefonate a gennaio 2020 contro le 623 del gennaio 2019 e 508 nel febbraio 2020, 20 richieste in meno rispetto a febbraio 2019), nel mese di marzo sono pervenute 716 richieste d’aiuto (46 in più rispetto all’anno precedente) fino ad arrivare al picco di 1037 contatti in soli 18 giorni di aprile (ben 640 in più rispetto allo stesso periodo nel 2019).

Sempre secondo i dati pubblicati sul sito ufficiale del 1522 la maggior parte delle richieste d’aiuto per episodi di violenza domestica avviene per via telefonica, con una sostanziale crescita negli ultimi due mesi anche dell’utilizzo della app “1522”: le segnalazioni via chat sono salite a 143 a marzo e a 253 nei primi 18 giorni di aprile, contro 37 richieste pervenute nel mese di gennaio e 50 a febbraio. All’app “1522” si aggiunge quella della Polizia di Stato “Youpol” sempre per la segnalazione di violenza domestiche, anche in anonimato, alle Questure.

Questi numeri sono un segno; una delle nostre preoccupazioni ha sempre riguardato, dall’inizio dell’epidemia, le conseguenze che lo stare a casa avrebbe comportato per le categorie più fragili. Per questo abbiamo sostenuto e rafforzato la campagna di comunicazione. L’opera di informazione che i media stanno svolgendo in queste ore è cruciale per diffondere il messaggio alle donne che ne hanno bisogno per salvare se stesse e i propri figli” –  ha ricordato pochi giorni fa Elena Bonetti, Ministro per le pari opportunità e la famiglia, facendo riferimento a tutte quelle iniziative contro la violenza sulle donne.

Ludovica Panzerotto

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