Home CRONACA Accade a Corso Francia ogni volta che diluvia

Accade a Corso Francia ogni volta che diluvia

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Agosto, di norma, fa pensare a canotti e costumi da bagno. Il 17 agosto 2018 però, a Corso Francia, per il signor Stefano Marino non è stata una giornata da tintarella, ma da incubo. Il bagno l’ha fatto, ma perché quel giorno è piovuto così tanto che il livello dell’acqua in casa sua ha quasi raggiunto il metro d’altezza.

Marino non abita in un faro con vista sull’oceano, né in una villetta sulla spiaggia esposta ai capricci del dio Nettuno. Abita a Corso Francia, una delle vie principali di Roma, e l’unica sua sfortuna è quella di avere casa a livello seminterrato, cosìcché ogni volta che piove deve farsi il segno della croce e sperare che smetta subito altrimenti la strada si allaga e l’acqua fa presto a penetrare nel suo stabile, incunearsi lungo la breve scalinata che porta giù al suo pianerottolo, inondare l’intero spazio comune e anche l’appartamento.

Abbiamo parlato di sfortuna, ma la sfortuna non esiste. Esistono invece il lassismo, la farraginosità della burocrazia e l’indifferenza di chi sarebbe chiamato a intervenire e invece fa orecchie da mercante: sono queste le cose che fanno più danni, in aggiunta all’assordante silenzio. E a un cittadino che trova sbarrate le porte delle istituzioni non resta che appellarsi alla stampa per far sentire la sua voce.

Una voce ignorata

Il problema è che quella voce, finora, è stata ignorata. Non è la prima volta infatti che il Sig. Marino denuncia il suo problema al mondo dell’informazione.

Di recente una troupe del TG5 si è recata a casa sua per verificare le sue segnalazioni, ma a ciò non è seguita nemmeno una telefonata, una lettera, una mail o un semplice “ehi, ci siamo” sia da parte del Municipio XV che del Campidoglio. E a lui non è rimasto che insistere con la stampa.

Stavolta a raccogliere il suo grido di protesta è Vignaclarablog.it. Dopo esserci recati sul posto, non abbiamo potuto fare altro che constatare la gravità e l’urgenza di una situazione che non riguarda solo lui ma anche il suo dirimpettaio e tutti coloro che vivono o sono titolari di esercizi commerciali in quel tratto di Corso Francia.

Segni visibili e inequivocabili

Il Sig. Marino abita al civico 149, uno stabile del Comune in cui su 7 famiglie di inquilini, 3 sono affittuarie e le altre 4 proprietarie.

corso francia 149Casa sua condivide il piano ribassato con un altro appartamento. Ma non c’è stato bisogno di entrare nelle due abitazioni per vedere i segni lasciati dall’ultimo allagamento avvenuto, appunto, lo scorso mese di agosto. Sul muro del pianerottolo è infatti chiaramente visibile il livello dell’acqua raggiunto in quell’occasione.

Come nel centro storico le piene del Tevere dei secoli passati sono immortalate da targhe, qui a fotografare il passaggio degli effluvi piovani sono sinistre strisciate che testimoniano uno stato di degrado conclamato.

A occhio, il livello avrà toccato gli 80 cm, se non di più. «E si è trattato di un allagamento “normale” – ci spiega Marino -. In passato l’acqua era arrivata fino al soffitto del pianerottolo, raggiungendo anche i due metri e mezzo nel piano seminterrato». Come nel 2011. A intervenire in quell’occasione furono i vigili del fuoco. Stavolta è stata invece la Protezione Civile, cioè dei volontari.

Corso Francia come un affluente del Tevere

In passato, Corso Francia era tutta sullo stesso livello, quello più basso, poi furono eseguiti dei lavori di innalzamento della carreggiata che hanno posto gli interstizi interrati in una condizione di subalternità rispetto alla strada.

Ogni volta che si allaga questa, l’acqua riempie il piano inferiore e penetra negli stabili. Se le fogne funzionassero a dovere il problema non si porrebbe, ma non è così se, e Corso Francia – in caso di nubifragio – diventa un affluente del Tevere. La cosa è già impressionante di per sé, ma lo è ancora di più se si pensa che ciò accade nel cuore della Capitale, in una delle sue vie principali.

In quel tratto dell’importante arteria cittadina l’impianto fognario è palesemente inadeguato. «Gli allagamenti di Corso Francia invadono completamente abitazioni e negozi dei piani terra e interrati». Non è possibile vivere con l’incubo della pioggia. E ogni volta che si verificano gli allagamenti le persone impiegano giorni per ripulire le loro case. Senza contare i danni. Lo scoramento diventa indignazione, l’indignazione diventa rabbia.

Dopo molte segnalazioni, nel segmento compreso tra via Ronciglione e via Flaminia, il Comune nel 2013 ha provveduto «a potenziare l’esistente e insufficiente sistema di smaltimento delle acque meteoriche, affiancandolo con una nuova conduttura fognaria, costituita da una tubolare di diametro mm 400 e nuove caditoie, incrementando così la raccolta delle acque piovane», come si legge da un documento in nostro possesso.

Peccato però che ciò non ha evitato l’allagamento avvenuto il 17 agosto, come si può vedere dal servizio andato in onda sul TG5 per la rubrica “L’indignato speciale” in cui ci sono anche stralci di filmati girati dai cittadini della zona con gli smartphone.

«L’intervento non è stato adeguato, si è trattato di un palliativo – continua Marino -. Se prima ci allagavamo due volte all’anno adesso succede una volta, ma è chiaro che ogni volta che vediamo che sta per piovere ci viene l’ansia perché la cosa potrebbe ripetersi. Il mio appartamento è affittato, io abito a Civitavecchia, ma nel tempo saranno cambiati venti inquilini, e sempre per lo stesso problema».

Mail e raccomandate al Sindaco

Ogni volta che piove, il Sig. Marino non sa in che condizioni troverà casa sua al rientro. «Quello che chiedo a questo punto, e che ho già chiesto con raccomandate ed email varie, è un intervento diretto del sindaco».

corso francia n.149Immaginate voi di rientrare a casa e trovare sedie, soprammobili e vestiti che galleggiano come in una piscina. Non solo. Un forno, una TV o una lavatrice non passano certo indenni se sommersi dall’acqua. Vivere sotto uno scacco del genere mette a dura prova i nervi, ma anche le tasche.

Lo sa bene anche il signor Massimo, dirimpettaio di Marino, che oltre ai danni provocatigli dagli allagamenti ha dovuto installare una paratia davanti la porta di casa per cercare di evitare, quando possibile, che l’acqua entri e travolga tutto. «Io ho solo quest’abitazione, non ho nessun altro posto dove andare se mi si allaga casa, o – peggio – se mi crolla in testa il palazzo», ci dice.

Sì perché ovviamente la preoccupazione non è “solo” per gli allagamenti, ma anche per il fatto che questi possono pregiudicare la stabilità dell’edificio, specie dopo quanto accaduto in via della Farnesina due anni fa. Per questo la situazione di Corso Francia va affrontata il più velocemente possibile, senza esitare un attimo.

Valerio Di Marco

2 COMMENTI

  1. Io sono nata due palazzi dopo, quello che è attualmente all’incrocio con via Flaminia. Non solo le case erano a livello della strada ma i marciapiedi erano larghi quanto una corsia dell’attuale strada e c’erano i platani che assorbivano l’acqua in eccesso. Noi bambini giocavamo a campana o a corda sul marciapiede che era il nostro parco giochi con le nonne che controllavano sedute sulle sedie fuori dai portoni. Era un quartiere a misura d’uomo e di bambini, indimenticabile

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