Home ATTUALITÀ Disagio giovanile: Hikikomori, questo sconosciuto

Disagio giovanile: Hikikomori, questo sconosciuto

hikikomori

Tendete a isolarvi dagli altri e a trovarvi bene nella solitudine? Potreste essere affetti da hikikomori e non lo sapete. Ma niente paura: si può affrontare la cosa e risolverla. Come? Se ne parlerà in un seminario a Formello previsto per il prossimo 16 marzo a Palazzo Chigi.

Hikikomori, questo sconosciuto. O meglio, si sa l’età media di coloro che ne risultano affetti: 20 anni, stando almeno a un recente studio condotto su 288 madri e padri dell’associazione genitori di Hikikomori Italia, che ha un sito nazionale dedicato (www.hikikomoriitalia.it/).

Ma cos’è di preciso? Partiamo innanzitutto da ciò che non è: non è una forma di depressione, la depressione ne è conseguenza; non è una forma d’ansia né una fobia sociale; e non è una dipendenza da Internet, perché l’hikikomori esisteva anche prima della nascita del web.

E allora vale la definizione di hikikomori fornita dal sito della succitata associazione: “una pulsione all’isolamento che s’innesca come reazione alle eccessive pressioni di realizzazione sociale, tipiche delle società capitalistiche economicamente più sviluppate”.

E’ interessante notare come, in sede di definizione, si faccia cenno all’aspetto sociale del problema: l’hikikomori come ennesima degenerazione delle società occidentali, basate sulla competizione, l’ambizione, il perseguimento del successo. Le pressioni di realizzazione sociale (es. “devi prendere bei voti”, “devi trovarti un lavoro fisso”, “devi trovarti un/a ragazzo/a”, “devi essere simpatica/o, sportiva/o e attraente”) sono ovviamente più forti nell’adolescenza e nei primi anni di vita adulta, quando vi sono molte aspettative sul futuro.

Ragazzi e ragazze si trovano così a dover colmare virtualmente il gap che si viene a creare tra la realtà e le aspettative di genitori, insegnanti e coetanei.

Si può far finta che non esista una dimensione collettiva del problema, ma sarebbe un approccio fuorviante. In realtà, ogni problema del singolo è anche collettivo, e pensare che tutto possa risolversi vis-à-vis è una scorciatoia che porta in un vicolo cieco.

Certo, servirebbero politiche adeguate e una revisione profonda del sistema educativo nelle scuole. Si tratterebbe di interventi di lungo periodo che nel breve non porterebbero risultati. Per questo, nell’immediato, è importante sapere che c’è qualcuno in grado di fornire aiuto, perché anche il solo parlarne e scoprire che altri hanno gli stessi problemi può essere un inizio per affrontare la questione.

Anche perché spesso non è facile capire il disagio di un giovane che si isola dagli altri, all’inizio può essere interpretato come una normale fase della crescita, un genitore potrebbe liquidare il tutto con il più classico dei “è un momento così, poi passa”.

E se non passa? E come riconoscere un disagio che può manifestarsi con mille sfaccettature diverse? Un genitore può non essere in grado di comprendere subito se intervenire e, nel caso, sapere cosa fare, a chi rivolgersi. Proprio per questo esiste l’associazione, che con le sue branche regionali, a loro volta divise per zone di competenza, può fornire un supporto in materia.

Hikikomori, cerchiamo di capire

Un aiuto a districarci nella faccenda ce lo dà la Dott.ssa Chiara Illiano, psicoterapeuta e coordinatrice regionale dell’associazione, con delega per la zona di Roma Nord.

Innanzitutto, cosa significa “hikikomori”? “Il termine deriva dal giapponese e significa letteralmente “stare in disparte”. Veniva usato in gergo per identificare chi si isolava dal resto del mondo per lunghi periodi. E’ stato lo psichiatra Tamaki Saito, principale studioso del fenomeno, ad usare questo termine per la prima volta in un testo scientifico”.

Sappiamo che non esiste una definizione scientifica del termine, ma di che si tratta precisamente? “Hikikomori, come suggerisce la letteratura internazionale, non è una psicopatologia nè un sintomo di una psicopatologia preesistente. Non è quindi depressione, ansia, dipendenza da internet o disturbo psichiatrico, ma con il tempo e con il prolungato isolamento può insorgere una psicopatologia”.

Abbiamo detto che non c’è un solo modo di manifestarsi dell’hikikomori. Di quante forme siete a conoscenza? “Vengono distinte due forme: una primaria, in cui l’isolamento insorge per primo e non a causa di un disturbo psicopatologico, e una secondaria, ossia isolamento causato da un disturbo. Nella nostra associazione – conclude la specialista –  abbiamo molti ragazzi che, proprio a causa dell’isolamento, hanno sviluppato disturbi ansiosi, ossessivo-compulsivi, dell’alimentazione, depressivi e a volte anche psichiatrici”.

Se un genitore volesse contattarvi come vi trova? “Il gruppo di auto mutuo aiuto di Roma Nord, che per i genitori è gratuito, si incontra una volta al mese e per chi decide di entrarvi a far parte c’è anche una chat su Whatsapp dedicata. Per contattarci si può chiamare il numero 3276834345 o la mail della coordinatrice regionale dei genitori Anna Laura Bergesi lazio@hikikomoriitalia.it. Poi abbiamo anche la mail dell’area psicologica che è lazio.psi@hikikomoriitalia.it a cui rispondiamo io e l’altra coordinatrice”.

Valerio Di Marco

LASCIA UN COMMENTO

inserisci il tuo commento
inserisci il tuo nome