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    Natale, un ragionamento diverso…

    editoriale

    Mi perdoneranno i miei due colleghi che mi affiancano nella direzione,  così come mi perdonerà per questo messaggio “personale” l’intera redazione. Vorrei provare a ragionare insieme a voi, lettori di VignaClaraBlog.it, navigatori della Rete, evitando l’editoriale natalizio, capodannesco e festivo che s’assiepa su queste pagine ogni dodici mesi.

    Stavolta è diverso. E quel ragionamento, ammesso e non concesso riesca a farlo, lo scrivo appena scavalcato il Natale, che è la festa più attesa dell’anno ma che per atteggiamento-snob, qualunquismo e disinteresse siamo pronti a bistrattare perché la reunion con parenti e amici diventa chissà poi perché stucchevole fra convenevoli, frasi di circostanza, frasi stereotipate e discorsi senza senso, sviluppati a cavallo d’una fetta di pandoro e d’un giro di carte.

    Stupide riflessioni, mentre affiora di colpo nella mente quella clip d’un film degli anni Ottanta in cui Riccardo Garrone, classe 1926 e attore che ha fatto compagnia per oltre mezzo secolo agli italiani, esterna uno schietto e disincantato “pure ‘sto Natale se lo semo levati dalle palle”, sintetizzando noia e paranoia di brindisi e paillettes per certi versi demodé.

    Premesso che sono un Grinch, uno che le feste le ha sempre boicottate, confesso che stavolta ho sofferto il Natale. Perché senza un figlio, scomparso otto mesi fa per un arresto cardiaco a soli 23 anni, tutto perde di significato, e diventa inutile, effimero, vacuo.

    Così, mentre ho cercato la solitudine, utile per pensare, non ho potuto fare a meno di scartabellare i social, perché al fin dei conti c’è stato qualcuno che senza dire né scrivere la parola “buon Natale”, mi ha comunque voluto far sentire meno solo, affidando a un sms, a un messaggio whatsapp o alla chat di Facebook la semplice frase “ti abbraccio”.

    Ho pensato a lungo ai Natali precedenti, vissuti come Garrone, arrampicandomi sugli specchi per non far notare la “malinconoia” che offriva la festa delle feste. Ma ho pensato anche che erano comunque giorni felici, perché avevo l’opportunità di abbracciare e vivere appieno quella “branda” di mio figlio, splendido ragazzo che non è più fra noi.

    Ecco, il succo è questo, Natale e tutte le feste comandate saranno di sicuro giorni tediosi, monotoni e stancanti. Ma quanto mai necessari per quella sensazione di famiglia cui basta un attimo per svanire. C’è sempre tempo per imparare cosa è la vita.

    Massimiliano Morelli

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    4 COMMENTI

    1. Cosa dire, mia madre mi ha appena lasciata, e il solo paragonare questo mio dolore a quello che deve essere il perdere un figlio,
      mi spaventa, cosa dire….coraggio!

    2. Ho passato tutti “Natali” della mia vita con i miei genitori, tranne un sola volta quando scegliemmo di portare i nostri bambini in montagna. Non riesco a “perdonarmelo”… sembra sciocco, ma è così… avrebbe potuto essere un’altra occasione di stare insieme, ed io ho scelto altro.
      Quando mio padre è morto, pochi giorni prima di Natale, mi è capitato di ascoltare una canzone in cui Brunori SAS canta:
      “Che cosa vuoi che scriva?
      Di cosa vuoi che canti?
      Di com’è facile andare quando non sai guidare
      Di com’è triste il Natale senza mio padre”
      E mi rendo conto che le mie tristezze di figlio “solo” non sono neanche lontanamente paragonabili a quelle di un genitore che perde un figlio. Un abbraccio.
      https://youtu.be/0–pIGrpX8c

    3. Ci si accorge sempre tardi che le feste, pur in alcuni momenti stucchevoli, ci danno la possibilità di avere tutte le persone care vicine, anche quando sono polemici, irritanti e magari noiose. Ma comunque ci sono e fanno parte della nostra vita. Spero di non provare mai questo dolore così atroce, un genitore non dovrebbe sopravvivere ad un figlio. Non ti auguro buone feste ma ti stringo in un abbraccio virtuale.

    4. Come dal Film “la stanza del figlio” di Nanni Moretti” un lungo film che t’impiastra delle pene di quella famiglia, storia volutamente esasperata per dire che il dolore divide, non unisce.
      La ricerca di un congedo definitivo è la linea guida ed alla fine con strazio e fatica la si trova.
      Anche questo è però segno dei tempi, tempi che stiamo salutando cioè i cambiamenti di cui tanto si parla, come arriviamo al periodo delle feste è la questione su cui riflettere.
      L’invito a partecipare e a difendere le proprie posizioni politiche risulta oggi e sempre di più occasione di futuro.
      Attendiamo le sedi politiche come la Lega ed il Pd hanno già fatto sparse nel territorio, guidate da persone autorevoli e determinate riferimento indispensabile per capire un malvissuto oggi.

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