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La capanna protostorica di Fidene

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In quella che è una città nella città, Fidene, sorge un piccolo ma interessantissimo sito archeologico di straordinario valore; nessuno si aspetterebbe di trovare tra palazzoni e grandi condomini un “capanna” risalente a circa 3mila anni fa. In realtà la capanna è solo una fedele ricostruzione ma in quello stesso luogo, nell’800 avanti Cristo, sorgeva proprio una capanna costruita con pali di quercia, fango e canne di palude.

La capanna si trova in Via Quarrata e noi ci siamo arrivati dal GRA percorrendo Via Camerata Picena e orientandoci tenendo d’occhio una collinetta dalla cima piatta e alberata; sebbene Fidene sia un vasto agglomerato urbano trovarla non è difficile.

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All’interno di una piazzetta circondata da bassi caseggiati, in un fazzoletto di terra, sorge il modello in scala 1:1 dell’antica abitazione protetta ovviamente da una rete metallica; poco distante, e facilmente identificabile da alcuni bassi paletti conficcati nel terreno, sorgeva il manufatto originale.

Le condizioni in cui si trova il sito sono pessime; il tetto è rovinato e presenta alcuni fori mentre muschio e funghi sono cresciuti sulla copertura sul lato esposto a Nord-est. Lo stato di abbandono è evidente ed è testimoniato da un grosso pannello privo di indicazioni e che forse un tempo riportava la storia della capanna.

I residenti ci dicono che il luogo è in quello stato da anni e che solo recentemente l’erba è stata tagliata; peccato perché l’interesse potrebbe essere invece notevole specie per gli alunni delle scuole di Roma Nord.

La storia della  “capanna protostorica “ è straordinariamente interessante; i resti dell’antica abitazione furono rinvenuti nel 1988 nel corso di alcuni lavori di sterro che portarono alla luce quello che rimaneva di una costruzione di forma quadrata con tanto di portico.

L’abitazione, probabilmente di pastori, sebbene realizzata ben 3000 anni fa denota una straordinaria capacità costruttiva nonostante il ricorso a materiali poveri: pali di quercia per la struttura portante; fango, paglia e letame per le pareti;  e quasi sicuramente (data la vicinanza con il Tevere). canne palustri per il tetto.

Fra quelli che erano gli arredi fu trovato anche il corpo carbonizzato di un gatto, il più antico esemplare di gatto domestico rinvenuto in Italia. Qualcuno ha fatto anche delle ipotesi; abbandonata la capanna per il lavoro quotidiano i pastori hanno lasciato all’interno il gatto che rovesciando un braciere ha provocato l’incendio dell’abitazione.

Sarà andata così? Impossibile saperlo ma quello che è stato trovato sul posto ha permesso poi di ricostruire, con tecniche e materiali  similari, un modello in scala di una capanna dell’età del ferro. Una iniziativa lodevole che il tempo e la mancanza di risorse rischiano di far naufragare nell’indifferenza.

Lo studio dei resti della capanna in gran parte carbonizzati ha permesso di ricostruire nel dettaglio dimensioni e struttura; l’edificio era a pianta quadra e misurava 6,20 m per 5,20 m per una superficie abitabile di quasi 30 mq. La capanna poggiava prevalentemente su 4 grossi pali conficcati nel terreno e bloccati con sassi e terriccio mentre l’intera struttura comprendeva un telaio di 21 pali in totale.

Le pareti, spesse cica 30 cm, probabilmente furono realizzate con la tecnica “pisè” ovvero usando cassoni mobili all’interno dei quali veniva pigiata argilla, paglia e letame. Il tetto, in canne palustri cucite tra di loro (con aghi in legno e corde vegetali), aveva un foro apicale per far uscire il fumo del focolare posto in posizione arretrata rispetto al centro.

La capanna era ovviamente arredata; in parte pavimentata in legno conteneva al suo interno un braciere, alcuni contenitori per l’acqua e per il cibo, i letti e perfino un piccolo deposito in argilla, forse per le riparazioni interne.

Chi aveva realizzato la capanna, anche se era un pastore dell’età del ferro, aveva ottime conoscenze per quanto riguardava le tecniche costruttive (il tetto spiovente gravava pesantemente sulla struttura) e anche astronomiche dal momento che gli spigoli dell’abitazione sono orientati ai quattro punti cardinali.

La fase di ricostruzione della capanna  (spostata di alcuni metri rispetto al sito originario) ha comportato numerosi problemi e il ricorso a soluzioni “diverse” dal momento che particolari tecniche costruttive sono andate perdute.

I pali anziche’ di quercia sono di castagno e le pareti ovviamente non contengono letame; per costruirla si sono adoperati strumenti moderni anche se questo poi non ha cambiato di molto le cose.

Nella ricostruzione della capanna protostorica si è cercato in tutti i modi di rispettare modalità costruttive e materiali con un risultato davvero sorprendente.

Anni fa nei pressi di Riva del Garda visitammo un “villaggio palafitticolo” ricostruito e mantenuto in maniera eccellente meta ogni giorno di centinaia di visitatori; non si capisce perché allora la bellissima “capanna protostorica di Fidene” debba essere lasciata in questo stato.

Un piccolo ma straordinario gioiello che potrebbe impreziosire, qualora riportata al suo originario splendore, una zona di Roma Nord ricca di storia ma che oggi sembra solo un grande dormitorio.

Francesco Gargaglia

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