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Sulla Cassia un concentrato di storia

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In prossimità del “VI miglio” della Via Cassia, in appena qualche centinaio di metri quadrati si concentra, in un ipotetico quadrilatero, un condensato di storia antica: il sepolcro di Vibio Mariano, l’ex Casa del Fascio, lo fontana del Monumento ai Caduti e  la chiesetta di Sant’Andrea.

Quest’area conosciuta un tempo come “sepoltura” era compresa in una antica proprietà fondiaria denominata Casale Saraceno (o S. Andrea) e successivamente  “tenuta Tomba di Nerone”, come si rileva in una antica mappa del 1819; il sepolcro, che il popolo considerava la tomba dell’imperatore Nerone, era un importante punto di riferimento per chi si avvicinava a Roma lungo un tracciato non sempre ben definito.

Tutta l’area era ricca di importanti siti archeologici molti dei quali andati perduti o non più visibili a causa della forte urbanizzazione compiuta lungo la consolare. Ne citiamo alcuni: tratti lastricati dell’antica Cassia nel fondovalle dell’Acquatraversa, villa romana dentro il perimetro dell’Overseas Scholl, edificio funerario di epoca romana al km 10,50, villa romana in Via Bracciano, villa romana in Via Barbarano, mausoleo romano al km 12,4 (non piu esistente), villa romana alle sorgenti dell’Acquatraversa.

Ovviamente il sito di maggior pregio (anche perché ben visibile e riconoscibile)  era, e resta, il sepolcro funebre di Vibio Mariano che godette di straordinario successo tra pittori, disegnatori e incisori che lo ritrassero frequentemente (in tutte questi disegni non manca mai un ciuffo di erbacce sulla sommità del sarcofago).

Giovan Battista Piranesi nel 1756 lo illustrò con gusto “rovinistico” e aggiunse una lunghissima didascalia: “Veduta di un Sepolcro fuori di Porta del Popolo sull’antica Via Cassia, cinque miglia lontano da Roma; chiamato dal volgo: il Sepolcro di Nerone. Tanto il Sarcofago col suo co-perchio di marmo di vasta mole, quanto i grossi pezzi di tufo, e d’altre pietre, i quali si  veggono giacere ivi d’intorno, danno a conoscere, ch’egli sia stato un superbo Mausoleo.
Le sculture però del Sarcofago sono di mediocre scalpello come le due figure a lato all’Inscrizione in piedi di Castore e Polluce, ovvero di Alessandro, che doma il Bucefalo: le due Vittorie alate in atto di appendere due trofei militari, scolpite verso gli angoli del gran coperchio: dello stesso merito sono l’aquile, che lottano co’ serpi, e l’uomo armato con asta e scudo in mano, nel lato del coperchio espressi. Il Griffo poi nel lato del Sarcofago, e la testa di Torro, che gli sta sotto, rilevanti un mezzo dito in piano, sembrano piuttosto grotteschi d’ordinario artefice. Ma quegli animali informi, segnati nella base dell’urna, sono affatto puerili, e potrebbe credersi, che fossero stati graffiati ivi da qualche ozioso bifolco
“. – Piranesi Archit. dis. et inc.» (Lungo la Via Cassia – Rossana Niccolo).

A quanto pare gli “oziosi bifolchi” c’erano allora e continuano ad esserci  dal momento che il bel monumento, tempo fa, subì anche lo sfregio di un graffitaro.

Di fronte al bello quanto trascurato monumento, all’angolo con la via del VI Miglio, sorge un edificio con un’alta torre in mattoni; su di un lato un bassorilievo con vacche ed aratro. Si tratta della vecchia Casa del Fascio realizzata nel 1941 dall’Ing. Di Castro.

Le “Case del Fascio” erano edifici di proprietà del PNF dislocati per lo più in cittadine e borghi rurali di nuova creazione (erano presenti anche nelle colonie) e realizzati quasi tutti con il medesimo stile; la torre, che non mancava mai, doveva servire anche a far individuare l’edificio da lontano.

Oggi l’ex Casa del Fascio, adibita poi ad edificio scolastico, soffocata dagli edifici circostanti si nota appena; unico elemento ben visibile le antenne per la telefonia piazzate sulla torre a forma quadrata.

Confinante con la casa c’è una piacevole fontana che eroga acqua del Peschiera posta di fronte al monumento ai Caduti di tutte le guerre realizzato nel 1964. La fontana fu progettata nel 1926 dall’Architetto Pietro Lombardi e messa poi in piazza Scossacavalli. Nel 1937 la fontana fu smontata e, quando nel 1950 l’acqua potabile arrivò a Nord di Ponte Milvio, fu collocata nella posizione attuale.

La graziosa fontana in stile baracco oggi più che i residenti delizia chi vi pratica le sue quotidiane abluzioni.

Quasi di fronte, dalla parte opposta della Cassia, confinante con un trascurato e sporchissimo parchetto, all’interno della proprietà delle Suore Orsoline, c’è un casale restaurato appoggiato ad una chiesetta con piccolo campanile in mattoni. Il casale cosi detto Saraceno ha origine antichissima e nel tempo ha subito numerosi rimaneggiamenti a cominciare dalla trasformazione con ampliamento operato nel XVII secolo quando divenne proprietà della famiglia Pignatelli.

La presenza della bella chiesetta dedicata a S.Andrea “rimanda quasi certamente alla traslazione nella Città Eterna della reliquia del Protocleto e al ricordo di una cerimonia che ebbe luogo fra Cassia e Flaminia nel 1462, quando papa Pio II Piccolomini incontrò il Cardinale Bessarione, mentre riportava dal Peloponneso la testa del Santo, occasione in cui venne edificata l’edicola tetrastila a Ponte Milvio” (Lungo la Via Cassia – Rossana Niccolo).

Insomma, in poche centinaia di metri di una grande via, anonima e trafficata, in un territorio di grande pregio naturalistico, si concentrano secoli di storia per lo più ignorata e dimenticata.

Va detto però, che al di là della sistemazione dell’aiuola che circonda il monumento funebre, poco o nulla è stato fatto per dare lustro alle sue ricchezze; specie da un punto di vista della conoscenza.

Alle spalle del sarcofago di Vibio Mariano (forse in quella che anticamente era la “tenuta Zuccherata”?) c’è una antica e bella villa proprietà un tempo dell’Ing. Palladini e oggi nel patrimonio di un istituto benefico. Secondo il Piano di Assetto della Riserva dell’Insugherata quella villa sarebbe dovuta diventare un centro visita della riserva; ma avrebbe anche potuto raccogliere la storia di questo territorio così ricco di suggestioni. Mancando le necessarie risorse non se n’è fatto niente.

Francesco Gargaglia

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