Home MONTE MARIO Parco S.Maria della Pietà, “Sindaca, le chiediamo un confronto pubblico”

Parco S.Maria della Pietà, “Sindaca, le chiediamo un confronto pubblico”

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Martedì 10 luglio, in Regione Lazio è stata approvata la delibera con cui si dà avvio al programma di riqualificazione del Parco Santa Maria della Pietà di Monte Mario tramite la stipula di un Protocollo tra la Regione, il Comune di Roma, la Città metropolitana di Roma, il Municipio Roma XIV e la Asl Roma 1 che si impegnano ad attuare il piano che, con uno stanziamento di 10 milioni di euro, consentirà di realizzare una prima serie di interventi a partire dall’importante riqualificazione del parco e la ristrutturazione di alcuni padiglioni del comprensorio.

Sarà la Asl Roma 1, in qualità di proprietaria e di utilizzatrice di una vasta porzione del comprensorio, a fungere da soggetto attuatore del programma.

Il 17 agosto arriva poi l’ok del Campidoglio. Su Facebook, Virginia Raggi dichiara infatti che “I cittadini del XIV Municipio presto vedranno finalmente iniziare le attività. Roma Capitale, insieme a tutte le istituzioni coinvolte, si impegna a sviluppare un progetto che da anni il territorio Trionfale Monte Mario chiede“.

Questo Protocollo – aggiunge la prima cittadina – rappresenta una sinergia importante tra istituzioni e conferma quanto sia fondamentale che soggetti pubblici, ognuno nel proprio ruolo, collaborino per il bene comune. Il Comprensorio del Santa Maria della Pietà è una realtà inserita pienamente nel tessuto del territorio e, per la sua valenza storica, culturale nonché per la sua bellezzarappresenta un simbolo importante per i cittadini. Per questo l’Amministrazione, insieme alle altre istituzioni, vuole che questo luogo siaun riferimento per tutta la città”.

“No al protocollo”

Contro questo progetto si batte il Comitato “Si può fare”, nato nel 2013 per sostenere la presentazione di due proposte di Iniziativa Popolare per l’uso pubblico, sociale e culturale della Centralità Urbana Santa Maria della Pietà: una Delibera Comunale (6.000 firme) accolta dall’Assemblea Capitolina  il 22 luglio 2015 ed una Legge Regionale (12.000 firme), mai discussa.

Questo Protocollo – dichiara il Comitato – sancisce definitivamente la realizzazione di un Polo Sanitario in aperto contrasto con la Delibera 40, approvata dall’Assemblea Capitolina nel luglio 2015. Il Protocollo affida infatti 27 padiglioni alla ASL RME (77%)…quindi un polo sanitario-ospedaliero proprio nel luogo meno indicato e in cui i cittadini hanno chiesto cultura e servizi“.

Il contentino – sostiene il Comitato – sarebbe l’uso amministrativo di 5 padiglioni, dall’uso culturale di 1 solo padiglione (il 31) e due padiglioni ad ostello (per altro già realizzati, poi smantellati, poi rifinanziati e mai aperti). Cioè una parte minima di cose che già sono decise da anni“.

l’ultimo atto del Comitato è una lettera aperta a Virginia Raggi diffusa alla stampa in queste ore. “Sindaca – scrivono gli organizzatori della protesta – abbia il coraggio di un confronto pubblico sul Santa Maria della Pietà. Scelga lei come, con un dibattito videoregistrato, in streaming, con una video intervista…”

La lettera aperta del Comitato

“Egregia Sindaca, in due comunicati, a cavallo di ferragosto, Lei promuove il Protocollo di Intesa sul S.Maria della Pietà. Nel farlo, parla di restituzione ai cittadini e Progetto Urbano. Concetti astratti e generici sino a quando il Progetto Urbano non sarà definito.
Lei parla anche di uso socio-culturale, senza alcun cenno all’uso sanitario ed alla cessione alla ASL del 70% del complesso promossa dal Suo Protocollo.

Noi sappiamo cosa c’è scritto in quel Protocollo e ci permettiamo di non essere d’accordo. Lo stiamo spiegando, nei nostri comunicati ed a chiunque incontriamo. Lo diremo in Piazza il 6 ottobre.

A nostro avviso il Protocollo è in contrasto con la Delibera 40 approvata nel 2015 dal Comune, con le norme del Piano Regolatore e con l’impianto legislativo nazionale e regionale.

Sempre a nostro avviso, il Protocollo cancella qualsiasi ipotesi e prospettiva di uso socioculturale accettando il Piano ASL/Regione di Polo Sanitario, poiché ben prima di qualsiasi pianificazione le destinazioni e gli usi sono già determinati e non ci sarà più nulla su cui discutere.

Noi affermiamo che Lei ha cambiato rotta di 180 gradi rispetto alle sue posizioni e scelte passate. Come sempre, non siamo i soli: della nostra opinione sono anche molte realtà associative della Salute Mentale, personalità dell’urbanistica, della cultura e dell’ambientalismo romano.

Avremmo potuto discutere di questo nella Consulta prevista dalla Delibera del 2015.
Ma la sua amministrazione non l’ha istituita, violando ancora le proprie stesse deliberazioni.

Lei è la Sindaca di Roma. La Sua visibilità supera ampiamente la nostra. Noi siamo “solo” quelli che hanno scritto e presentato la Proposta di Delibera di iniziativa popolare ripresa dal Comune nel 2015 ed approvata anche da Lei, allora consigliera.

Siamo quelli che hanno presentato una Legge di iniziativa Popolare alla Regione Lazio con 12.000 firme di cittadini che fino a poche settimane fa Lei e la Sua amministrazione dicevano di condividere.

E noi che abbiamo scritto sia la Delibera che la Proposta di Legge, affermiamo che esse sono molto diverse dal Protocollo di Intesa che Lei intende firmare. Tuttavia, se Lei è davvero convinta che la sua scelta sia coerente e la migliore per i cittadini, e per la funzione che dovrebbe svolgere la centralità urbana del S.Maria della Pietà, che sia rispettosa delle regole e delle norme, non dovrebbe avere alcun problema a confrontarsi con noi, pubblicamente, forte delle Sue ragioni.

Le proponiamo questo. Un confronto pubblico e trasparente in cui spiegare il Suo ed il Nostro punto di vista per dare davvero, ai cittadini, la possibilità di capire ed eventualmente condividere, con cognizione di causa.

Scelga lei come, con un dibattito videoregistrato, in streaming, con una video intervista. Scelga Lei chi possa svolgere un ruolo di moderazione e coordinamento, assicurandoci solo di avere a disposizione il suo stesso tempo per esporre le nostre ragioni.

Lei ci conosce, ha condiviso con noi un pezzo di battaglia, una Delibera Comunale, si è pronunciata pubblicamente in alcune nostre assemblee. Se davvero la sua scelta è coerente e corretta, le stiamo offrendo la possibilità di smentirci, definitivamente. Se stiamo sbagliando ce lo dimostri in forma pubblica e trasparente. Ne saremmo felici”.

Il Parco in pillole

Il 31 maggio 1914 il re d’Italia Vittorio Emanuele III inaugurava ufficialmente l’apertura del nuovo manicomio di Roma sulla Trionfale. Rinominato dal popolino romano come la “città dei matti”, chiuse i battenti nel 1999.

Quattro anni fa, a giugno 2014, vennero festeggiati i suoi cent’anni e già allora si parlò di bonifica, riqualificazione, rilancio e migliore utilizzo – per il bene della città e dei romani – degli oltre 500mila metri quadri, 36 edifici, circa 7 chilometri di viabilità interna e una vegetazione unica nel suo genere nel quartiere Trionfale.

La città dei matti. Costruita su terreni prima incolti e disabitati, si affermò fin da subito come un punto di aggregazione urbano allorché un intero quartiere gli sorse attorno, con la costruzione di abitazioni popolari per i dipendenti e le loro famiglie, linee tram, bus, treno, attività commerciali e scuole.

Allo stesso tempo, però, questa struttura era un enorme strumento di segregazione e annullamento della persona ai danni di coloro che vi erano internati, a volte per motivi futili e pretestuosi addotti dalle stesse famiglie di origine, che scambiavano per pazzia ogni minimo segno di anomalia tipicamente adolescenziale.

Il Santa Maria della Pietà visse un primo momento celebrativo nel 1963, in occasione del cinquantenario presieduto dall’allora presidente della repubblica Antonio Segni e da alcuni delegati della Santa Sede.

Poi il declino. Nel 1999 venne definitivamente chiuso, sulla spinta rivoluzionaria innescata a partire dagli anni settanta dal pensiero e dall’opera di Franco Basaglia per una diversa e moderna concezione della malattia mentale.

Da allora pian piano l’intero Parco è caduto nel degrado, eccezion fatta pere alcune nicchie in cui sono ubicati gli uffici pubblici della ASL Roma 1 e quelli del XIV Municipio.

Doveva diventare uno spazio urbano aperto ai cittadini. Aperto lo è, certo, ma fruibile molto meno con tutti quei padiglioni un tempo imponenti oggi completamente abbandonati al degrado e con i viali e la vegetazione non curata.

Edoardo Cafasso

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