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    Siamo fatti così, prendere o lasciare

    macchina da scrivere

    Succede che un bel giorno ti viene in mente di fare qualcosa. Qualcosa che ti faccia star bene, che ti riempia la vita, che ti permetta di sentirti vivo. Qualcosa che non sia un hobby, un passatempo, un divertissement.

    Qualcosa che ti tenga impegnato e che – come dicono quelli bravi – ti faccia stare sul pezzo.

    Così decidi con un amico fraterno che ha le stesse idee di creare un qualcosa di tuo, che sia a disposizione di tutti e che non abbia padroni, se non te stesso e il tuo socio. L’idea è pazza, seria ma non seriosa, dissacrante ma raffinatamente gustosa.

    L’idea è quella di una testata on line, di un punto d’incontro virtuale e non solo per chi abita in una certa zona della tua città.

    Nasce allora vignaclarablog.it, beninteso testata regolarmente registrata al tribunale della stampa e non un semplice sito, perché pensi di fare le cose per bene, con cognizione di causa, prendendoti la responsabilità di quel che scrivi.

    E offri la stessa opportunità anche ad altri, creando una squadra di lavoro; e al “pubblico”, che diventa parte integrante di quel sogno diventato progetto prima e realtà poi.

    Non pensi al guadagno, che non c’è. Pensi a star bene e a far star bene. Pensi di raccontare i fatti, la verità. E ci riesci pure, la gente ti stringe le mani, qualche pacca sulle spalle, tre o quattro premi per il lavoro svolto.

    E crei un archivio impressionante di notizie, da cui attingono i lettori, e non solo loro. Perché anche testate importanti, a volte, non stanno sulla notizia come noi.

    Non perché siamo i più bravi, lungi da noi lo sbrodolarci come fanno certe mamme sempre pronte a dire “mio figlio è un campione” pure se non gli va di studiare, non sa far di conto né capisce un “tubo”. L’amore di mamma è comprensibilissimo.

    A noi, lo stare sul pezzo riesce in maniera semplice, perché amiamo quel che facciamo.

    Oneri e onori, diritti e doveri, tutto nel nostro calderone. Beh, volete sapere quando ci riuniamo cosa facciamo? Prepariamo il nostro lavoro, studiamo le tabelle di marcia, ci industriamo per fare sempre meglio.

    E alla fine sorridiamo di chi chi s’indigna per una frase letta male su un post, roba da ragazzini dell’asilo che litigano per la merendina.

    A volte, per essere felici, basta poco. E solo chi ha il broncio perenne e pensa sempre al male, chi vive di dietrologia e pensa che il mondo giri solo attorno all’ego personale, non capisce questo spirito.

    Siamo schietti, a noi quando capitano certe cose, tagliamo subito il ramo per evitare che la cinipide si propaghi sui nostri alberi.

    Siamo fatti così, prendere o lasciare. E viviamo sicuramente meglio di chi ha gli angoli della bocca sempre all’ingiù.

    Massimiliano Morelli

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