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    Il web è sicuro? Risponde il Generale Umberto Rapetto

    "Lo sceriffo del web" dice la sua su come proteggere adolescenti e minori. Sotto Natale occhio ai regali: smartphone e giocattoli di ultima generazione nascondono insidie...

    umberto rapetto

    Docente universitario, informatico, scrittore e giornalista, il Generale Umberto Rapetto è stato più volte insignito di diverse onorificenze.

    Alla guida del GAT – Gruppo Anticrimine Tecnologico della Guardia di Finanza, da lui fondato e guidato, nel 2001 ha diretto le indagini che hanno portato alla condanna in via definitiva dei cracker protagonisti di attacchi sul web anche a danno del Pentagono e della NASA, nonché quelle delegate dalla Corte dei Conti sullo scandalo delle slot machine non collegate in rete all’Anagrafe Tributaria.

    A maggio 2012, in seguito alla rimozione dal suo incarico, Rapetto rassegnò le dimissioni dalla Guardia di Finanza.

    Successivamente è stato consigliere strategico in Telecom Italia, ha condotto il programma televisivo “Il Verificatore”, un format tv sui pericoli informatici su Rai Due.

    Ha scritto oltre 50 libri, pubblicato migliaia di articoli, insegnato negli atenei più prestigiosi nazionali e stranieri oltre che all’Open Source Intelligence alla NATO School di Oberammergau.

    Nella sua e brillante carriera nelle Fiamme Gialle si è guadagnato l’appellativo di “sceriffo del web” dal titolo della sua fortunata trasmissione su Radio Capital dal 1998 al 2001.

    Internet? Ha dato diritto di parola agli imbecilli: prima parlavano solo al bar e subito venivano messi a tacere“: parole di Umberto Eco.

    Fossero solo questi i lati negativi della rete. E invece dal cyberbullismo al furto d’identità, dallo spionaggio al furto dei dati le insidie che si celano nel mondo virtuale sono molteplici. Ne parliamo col generale Rapetto.

    Adolescenti e bambini sempre più inconsapevoli smartphone-dipendenti. Cosa ne pensa?

    I più piccoli sono un bersaglio fin troppo facile per i malintenzionati. Se un tempo si raccomandava loro di non accettare caramelle dagli sconosciuti, oggi si è costretti ad invitarli ad adoperare cautela ogni qualvolta si trovano ad utilizzare i dispositivi elettronici che accompagnano la loro giornata.

    La coscienza della pericolosità di certi strumenti è un problema diffuso: non riguarda soltanto i giovanissimi (la cui inesperienza potrebbe persino giustificarli) ma ha un impatto significativo anche sugli adulti che dovrebbero esser stati abbondantemente vaccinati dalla vita.

    Anche genitori e insegnanti rivelano di non aver confidenza con le diavolerie informatiche e, quel che è peggio, ammettono di non comprendere l’effettiva dimensione delle insidie che si possono celare dietro ad uno schermo o attraverso una connessione in Rete.

    Purtroppo manca una vera e propria sensibilizzazione a questioni del genere e l’attenzione innescata dai fatti di cronaca sempre più frequenti purtroppo invecchia più rapidamente della notizia stessa.

    In aumento le truffe via rete. Una per tutte: la cosiddetta truffa dalla Costa d’Avorio di cui la nostra testata ha raccolto oltre 1500 testimonianze in tre anni

    Queste famose frodi hanno il dono dell’eterna giovinezza. Sono cominciate attraverso lettere tradizionali, hanno conosciuto la stagione del fax e sono esplose con l’avvento della posta elettronica.

    Fantomatiche eredità, misteriosi tesori trafugati, vincite milionarie: quante volte è arrivata una mail che ci faceva credere di essere stati baciati dalla fortuna? Nonostante l’incredibilità del messaggio, migliaia di persone sono cadute in trappola e hanno seguito le istruzioni dei malfattori che le avevano prese all’amo.

    C’è chi ha anticipato le spese notarili per ricevere donazioni di lontani e soprattutto sconosciuti parenti, chi ha pagato le tasse per la gigantesca somma apparentemente vinta ad una lotteria a cui non aveva mai partecipato, chi ha mandato i soldi per la spedizione di quadri e gioielli del dittatore depredato…

    Un minimo di attenzione e un briciolo di piedi per terra sarebbero sufficienti per evitare brutte sorprese.

    Si avvicina Natale, si dice che i giochi di nuova generazione nascondono insidie. Di che genere di pericolo parliamo?

    Orologi intelligenti e bambole “dialoganti” sono regali “ghiotti” per i giovanissimi destinatari di strenne natalizie o di calze imbottite per l’Epifania. Questi oggetti, caratterizzati da una straordinaria interattività, purtroppo hanno un rovescio della medaglia tutt’altro che trascurabile.

    La loro connessione ad Internet lascia subito immaginare l’orizzonte su cui si affacciano e la capacità di registrare audio e video di quel che accade attorno a chi li utilizza è un altro fattore di legittima preoccupazione.

    Il minore diventa “trasparente” per un hacker o per qualunque altro malintenzionato che sappia – direttamente o indirettamente – sfruttare le caratteristiche tecnologiche dell’oggetto apparentemente innocuo.

    Si può sapere dove si trova il bambino o la bimba, se è presente qualcun altro, cosa stia facendo e così via. La riservatezza è fragile e queste novità non contribuiscono certo a garantire la nostra serenità.

    Generale Rapetto, in che modo la comunicazione può aiutare a difendersi dai pericoli del web? 

    Una buona informazione può coinvolgere anche i più distratti. Gli episodi di cronaca dovrebbero essere accompagnati da articoli che spiegano la dinamica dei fatti e che forniscono consigli facilmente applicabili.

    Solo creando una buona base culturale anche su questo fronte è possibile guardare con maggiore tranquillità un futuro che è destinato a riservare continui imprevisti e situazioni di difficile gestione.

    I recenti fatti del liceo Virgilio riportano l’attenzione sul problema del cyberbullismo, una piaga che non sembra arginabile 

    La prepotenza sui più deboli non è figlia di Internet, ma purtroppo è un retaggio storico che ha radici molto lontane. Il bullismo a scuola, il mobbing sul posto di lavoro o le molestie nei confronti delle donne di qualunque età sono fenomeni che  flagellano la nostra società.

    Il web, i social, la messaggistica istantanea (si pensi a WhatsApp) sono soltanto fattori di accelerazione di queste modalità di aggressione. Una foto pubblicata online diventa immortale e sarà impossibile rimuoverla: chi è nel mirino degli immancabili prevaricatori finisce con precipitare nel gorgo dell’inarrestabile diffusione di contenuti sgradevoli che lo possono riguardare.

    Video, immagini e testi rimbalzano nella rete, moltiplicandosi a dismisura e senza possibilità che si possa tornare indietro.

    Si dovrebbe chiedere ad un teenager se sa quanto tempo occorre alla natura a smaltire un mozzicone di sigaretta o un sacchetto di plastica, per poi domandargli se conosce la differenza tra l’istantaneità del loro caricare una foto su Internet e l’eternità che non basta per rimuoverla.

    Forse questo raffronto potrebbe portare a riflettere chi normalmente affronta tutto con eccessiva leggerezza e non comprende la gravità delle proprie azioni.

    La prossima intervista

    La nostra intervista non finisce qui. Fake news, furto d’identità, attacchi hacker… il mondo della rete si presta a numerose riflessioni.

    Come sempre la prudenza ed il buon senso sono le regole di base, ma è necessaria una maggior consapevolezza dello strumento che si sta utilizzando.

    Per muoverci meglio in questo campo torneremo presto a parlare col Generale Rapetto nella sua veste di massimo esperto del web.

    Romeo Difra

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