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Rispetta il ciclista, prima che sia troppo tardi…

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“Caro Direttore di VignaClarablog.it, da qualche giorno sul palo del semaforo che regola l’incrocio tra Piazzale Maresciallo Giardino e Lungotevere Cadorna è comparso un cartello giallo che, con un tono appena appena intimidatorio, invita gli automobilisti al rispetto del ciclista mantenendo una distanza minima di un metro e mezzo tra il proprio veicolo e chi si muove per Roma su una bicicletta.”

Così ci scrive il nostro lettore Giuseppe, che si firma “ciclista e papà di ciclista“, aggiungendo: “si chiederà perché Le scrivo per segnalarle una simile amenità, per di più a un giudizio frettoloso ascrivibile alla categoria di quei tanti, troppi, piccoli grandi vandalismi che deturpano la nostra città e che giustamente la Sua testata spesso denuncia.”

Là, dove è morto un ciclista

“Le scrivo perché fino a pochi giorni quel timido cartello non c’era e al suo posto nel mondo c’era Jonathan Campbell Bennet, un sorridente ventiduenne canadese che una settimana fa in sella alla sua bici è morto dopo essere stato investito da due automobili proprio nei pressi del suddetto semaforo”.

“Certo – sottolinea Giuseppe – non sappiamo la dinamica dell’incidente e pertanto non possiamo dire se la tragedia è frutto di una fatalità o dell’imperizia / irresponsabilità degli automobilisti o del ciclista stesso, ma molto probabilmente, come troppo spesso avviene, quel metro e mezzo di sicurezza non è stato rispettato“.

Scegliere di usare la bici non è facile

“Ogni giorno io e mia figlia adolescente con le nostre biciclette ci rechiamo uno in ufficio e l’altra a scuola e ogni giorno passiamo per quell’incrocio”.

“Scegliere la bicicletta come principale mezzo di locomozione, pur se gratificante per tanti motivi, non è stato facile e ancora più difficile è stato scegliere di educare una figlia a fare lo stesso: non c’è solo la pigrizia da sconfiggere, ma anche una considerevole dose di paura e preoccupazione”.

“Io, che, partendo da Vigna Clara per arrivare al Laghetto dell’EUR di chilometri ne faccio tanti, sento di poter dire che l’incrocio teatro della morte di Jonathan non rappresenta certo condizioni di particolare pericolosità e proprio questo penso ci debba far riflettere di come il vero pericolo siamo noi con lo scarso rispetto che riserviamo a pedoni e ciclisti, non a caso definiti nelle tristi statistiche sulla mortalità viaria come utenti deboli della strada”.

Basta poco…

“Basterebbe – sostiene giustamente Giuseppe – diminuire un po’ la velocità, evitare di passare troppo vicino, magari ogni tanto lasciar passare senza attaccarsi al clacson; si perderà forse una manciata di secondi, ma così facendo si potrebbe risparmiare una vita e un rimorso che ci accompagnerebbe per sempre”.

“Insomma, ascoltiamo l’urlo di dolore che nasce da quel cartello e rispettiamo il ciclista, prima che sia troppo tardi. Se poi, oltre a tutto questo, tutti o almeno in molti si decidesse magari un giorno di lasciare a casa la macchina e inforcare una bicicletta…”

Con stima
Giuseppe, ciclista e papà di ciclista.

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3 COMMENTI

  1. Un bel racconto quello di Giuseppe. E’ importante parlarne il più possibile, condividere le proprie esperienze, perchè è sempre più necessario in questa città un cambiamento nei costumi,
    nei modi di essere, nella propria educazione e in quella dei nostri figli.
    Perchè il rispetto degli altri, una condivisione degli spazi paritaria con le altre categorie di utenti della strada, cambia la vita non solo agli altri, ma anche di riflesso a noi stessi, perchè ci fa ‘comunicare’.
    Se rispetto lo spazio di un ciclista, mi fermo per far attraversare un pedone, io sono quel ciclista, quel pedone, mi immedesimo in lui, e magari ci si scambia un saluto e la nostra giornata assume un colore diverso…
    E’ una sensibilità che va conquistata, ma bisogna cominciare a pensare che le persone fuori dalla nostra scatola di metallo non sono ‘nemici’, non sono li per rubarci il tempo e lo spazio, ma sono tanti ‘noi’.
    Tanto si potrebbe fare con la comunicazione sui media, che, piuttosto che proporci modelli di auto e soprattutto di automobilisti ‘sportivi’, dovrebbe educarci all’uso cauto di un mezzo che può uccidere.

  2. Concordo: “si perderà forse una manciata di secondi”, che poi neanche è vero, cioè, ci si fermerà al prossimo semaforo o al prossimo imbottigliamento. Condurre auto e moto con tranqullità, cosi come non parcheggiare su attraversamenti e scivoli pedonali, è solo questione di educazione e rispetto per gli altri.

  3. Sono stata felice stamattina di vedere quel cartello e quelle bici così adornate.. mettono allegria e attirano l’attenzione. Sono passata un’ora dopo l’incidente e dopo non ho smesso di pensarci neanche un giorno. io non vado in bici, ma rilevo ogni giorno la pericolosità delle due ruote. “Guadagnare una manciata di secondi” come dice Giuseppe, non vale con l’avere un rimorso a vita. Non vale soprattutto la vita di qualcuno, figuriamoci di un ragazzo di 22 anni.
    Cristiana

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