Home ATTUALITÀ Aglio, olio e peperoncino… ed era un Ferragosto da urlo

    Aglio, olio e peperoncino… ed era un Ferragosto da urlo

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    Scavalcata la canicola dell’accoppiata giugno-luglio e sfatato il tabù-pioggia, sbarca nella quotidianità il giorno di Ferragosto, una volta rappresentato dalla spaghettata di mezzanotte, generalmente aglio, olio e peperoncino, e immortalato oggi da selfie con le bocche a sedere di gallina e piedi accavallati, affreschi da spiaggia col mare a far da sfondo.

    Così, evaporata gran parte dell’estate più incendiata della storia, e al solo pensiero che Nerone era un principiante al cospetto di certi guappi di cartone col cerino facile, ci si appropinqua all’ultimo spicchio d’estate, fantasticando per lo meno una città migliore.

    In realtà i problemi non mancheranno già a partire da settembre, e le polemiche continueranno a governare le menti di chi, più o meno politicizzando il pensiero, sguazzerà in ogni caso fra le buche del manto stradale e i ratti, pronti a farla da padrone un po’ ovunque, come i cinghiali nell’area a nord della capitale e i cani abbandonati qua e la, perché in estate Fido diventa un peso, esattamente come un padre anziano o una suocera ingombrante.

    Quando è previsto il primo sciopero dei mezzi pubblici? Quando ci sarà il primo stop ferroviario sulla Roma-Viterbo? Chi saranno i primi a scendere in piazza? I tassisti, i centurioni del Colosseo o i benzinai? E il carovita? Saremo pronti per gli aumenti di rito? E la Città eterna come risponderà a chi in una maniera o nell’altra polemizzerà per qualsiasi cosa?

    Meglio non pensarci, c’è tempo, tanto non siamo preposti che dovranno salvare il mondo. Meglio, invece, raccogliere le idee per un autunno che sarà caldo, e non per colpa del clima.

    Ah, come si stava meglio… Si, sarà retorico, ma prima si stava meglio: c’erano i Vespasiani, e nessuno faceva la pipì per strada; c’erano le fontanelle e non s’era costretti a pagare l’acqua tre volte il dovuto; c’erano le panchine, e gli anziani potevano dare uno sguardo al ricambio generazionale.

    C’era il niente, ma avevamo tutto. Oggi c’è tutto, ma siamo poveri d’umanità.

    Massimiliano Morelli

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