Home VIGNA CLARA Strisce a Vigna Clara? Un lontano ricordo

Strisce a Vigna Clara? Un lontano ricordo

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Altro giro, altra corsa. Il viaggio alla scoperta delle strisce pedonali “usurate” nel XV Municipio continua. Dopo la ricognizione sul tratto di via Cassia fino al GRA dove abbiamo trovato tre attraversamenti su quattro a rischio, questa volta siamo andati in via di Vigna Stelluti, che collega piazza dei Giuochi Delfici e Corso di Francia.
Poco più di mezzo chilometro di tracciato nel cuore di Roma Nord, dove però le criticità sono le stesse riscontrate in molte altre zone di Roma.

Anche qui, infatti, la segnaletica orizzontale in molti punti si intuisce solamente. Le strisce pedonali sono un lontano ricordo, se qualcuno volesse farsi fare una foto in stile Abbey Road come i Beatles non potrebbe mai.

Qui i segnali di stop, linee spartitraffico e di demarcazione dei parcheggi spesso sono lasciati alla libera interpretazione degli utenti della strada.
Per non parlare dei fori nell’asfalto che ormai hanno reso Roma la “Capitale delle buche”.

Lasciandosi alle spalle la rotatoria di piazza Giuochi Delfici su cui si affaccia la grande Chiesa di Santa Chiara, il primo attraversamento pedonale “intuitivo” è quello all’altezza del civico 20. Qui  parte anche il tratto – che si protrae fino al civico 36 – dove il manto stradale è messo peggio.
Oltre alle buche, in alcuni punti la strada sembra assumere la conformazione di una “tartaruga”, come se un enorme rullo vi fosse passato sopra piallandola e frantumandola.

Dieci metri più avanti, l’attraversamento pedonale e il segnale di stop su via Napoleone Colajanni sembrano essersi giurati amore eterno: e infatti sono invecchiati insieme.

Ancora qualche passo e giungiamo a Largo di Vigna Stelluti. I due attraversamenti che ne delimitano inizio e fine sono quasi del tutto cancellati.
Ma quello che più salta all’occhio è che mancano le strisce che dovrebbero delimitare i parcheggi al centro dello slargo. Eppure segni incontrovertibili della loro esistenza passata si ravvisano qua e là in alcuni “fossili” di vernice di un bianco assai sbiadito.

Poi se dal parcheggio si volesse imboccare via Pompeo Neri bisognerebbe lavorare di fantasia per indovinare i limiti entro i quali farlo: la linea che divide i due sensi di marcia è solo una flebile lingua di un grigio appena più sbiadito di quello del catrame sottostante.

Stesso discorso per l’imbocco di via Cesare Ferrero di Cambiano: qui, non essendovi più segnaletica orizzontale, il gioco delle precedenze è un gioco di sguardi. Tra gli automobilisti.
E’ vero che alcuni studi sociologici hanno mostrato che dove non ci sono regole gli uomini riescono a darsele da soli, ma nell’attesa di confermare siffatta antropologia forse eccessivamente positiva, una mano di vernice può tornare utile.

Oltrepassato Largo di Vigna Stelluti abbiamo un trittico di attraversamenti “da paura”: sono quelli in corrispondenza dei civivi 140, 152 e immediatamente prima dell’incrocio con via Marco Besso.
Solo le ultime strisce in corrispondenza del semaforo all’incrocio con Corso Francia tornano ad avere i crismi della lucentezza.

Ma in verità non ci siamo fermati qui. Siamo tornati indietro e ci siamo spinti anche verso le vicine piazza Filippo Carli e piazza Stefano Jacini.

La prima si raggiunge da Largo di Vigna Stelluti svoltando a sinistra (se si guarda in direzione piazza Giuochi Delfici) per via Giustino Fortunato, la quale racconta anche lei di un passato pregno di indicazioni stradali, a dispetto di un presente vago e reticente. La piazza, però, è OK. La strada che circumnaviga il piccolo giardino al centro non presenta problemi di chiarezza.

Idem per la speculare piazza Jacini, sul lato opposto di via di Vigna Stelluti, raggiungibile percorrendo via Colajanni. Pure qui i segnali sono abbastanza visibili.

Valerio Di Marco

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1 commento

  1. A via della Farnesina, i costruttori di quell’obbrobrio che affaccia su Via Orti, oltre ad avere tagliato un enorme e decennale cedro del libano, ora stanno tagliando, ma su suolo pubblico, il pino, altrettanto vecchio.
    Non è malato, come voglion fare credere.
    Questo quartiere, oltre a una spianata di locali mediocri e inutili, sta diventando una spianata di cemento!
    Si può far qualcosa?

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