Home ATTUALITÀ Noi l’augurio di Natale “lo famo strano”

    Noi l’augurio di Natale “lo famo strano”

    lulu

    Ma guarda te che anche quest’anno mi tocca scrivere l’editoriale natalizio, che siamo tutti più buoni, blablabla e compagnia cantante, e ci tocca esternare gli auguri perfino al peggior nemico, all’amico antipatico e rompipalle, al parente che non sorride manco se lo paghi e all’invidioso di turno, al criticone che non manca mai, a quello che se ti compri i calzini gialli a un euro ti dice “se me lo dicevi prima te li facevo portare col drone e li pagavi la metà”…

    Natale è così, prendere o lasciare, e comunque viva il Natale, perché ancor prima che momento di convenevoli più o meno obbligatori diventa per lo meno l’attimo del confronto con il proprio io e un frammento di vita che permette di ragionare sul bilancio annuale, non quello economico ma esistenziale.

    Qui stavolta potremmo parlare di una Roma disastrata da una certa politica ma non lo faremo, meglio fantasticare un nuovo Rinascimento per la città eterna; qui stavolta potremmo ricordare la palazzina semicrollata e qualcuno che disse “non vi lasceremo soli” ma stenderemo un velo; qui potremmo maledire le buche e i rifiuti per le strade, i parcheggi pubblici lasciati in mano agli abusivi ma non lo faremo, meglio vagheggiare un futuro migliore; qui potremmo puntare il dito contro microcriminalità, abusivismo edilizio e cattiveria spicciola, ma non lo faremo, magari sognando che non tanto Babbo Natale quanto l’Epifania… che tutti i mali si possa portar via, stavolta, oltre alle feste.

    Notata la rima? No? No… perché se non l’avevate notata ve la ripropongo… Ecco, stavolta Natale lo prendiamo così come è, idealizzandolo come si faceva da bambini, tipo “fanciullino pascoliano”, senza scrivere letterine né richieste astruse ma realizzando un sogno fatto di carezze e parole delicate, tralasciando quell’inevitabile sfarzo che ci obbliga a un’esistenza per certi versi diversa rispetto a quella presente nei cammini sognanti che ognuno di noi realizza, spesso a occhi aperti, anche se ha scavalcato gli “anta”.

    Caro Babbo Natale, stavolta non me la sentivo di scriverti promesse e curatele stile parrocchiano che va la domenica a battersi il petto davanti a nostro Signore e poi mette le corna alla moglie quando è finita la messa.

    Prova a capirmi, e soprattutto prova a comprendere la sincerità. E tenta, quando passerai con la tua slitta e le renne sulla nostra città,di spolverare sui tetti delle case e su quelli delle istituzioni una polverina magica in grado di migliorarci, che abbiamo bisogno di ridiventare normali e veri, meno plasticati e più utili a noi stessi e a chi ci sta vicino.

    Massimiliano Morelli

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