Home ATTUALITÀ Mafia Capitale dietro gli abiti usati: via i cassonetti gialli da Roma

Mafia Capitale dietro gli abiti usati: via i cassonetti gialli da Roma

gialli.jpgStop alla raccolta di abiti usati, nei prossimi giorni spariranno dai marciapiedi romani i circa 1800 cassonetti gialli targati AMA ma gestiti da due consorzi. Effetto indotto dello scandalo Mafia Capitale, i due consorzi non erano proprio in odor di santità e l’Azienda è corsa ai ripari revocando loro la concessione.

Lo rende noto l’AMA in un comunicato nel quale spiega “di aver disposto l’interruzione del servizio di raccolta differenziata di indumenti e accessori di abbigliamento usati sul territorio comunale, revocando l’affidamento ai consorzi aggiudicatari Sol.Co e Bastiani che nei prossimi giorni dovranno rimuovere i circa 1.800 contenitori gialli dedicati alla raccolta nella città di Roma”.

L’AMA ha deciso di fare insourcing di questo servizio e quindi si sta già lavorando ad un bando di gara, che sarà emesso nel 2016, per l’acquisto di cassonetti da utilizzare per il conferimento dei rifiuti tessili che saranno trattati direttamente dall’Azienda.

La revoca dell’affidamento ai due consorzi è stato deciso dal management AMA dopo che, nell’ambito del processo per Mafia Capitale, è stata resa pubblica la “Relazione sugli esiti dell’accesso presso Roma Capitale” redatta dai tre ispettori prefettizi ed avallata dal Prefetto Gabrielli che contiene anche un capitolo riguardante questo servizio.

“All’interno del documento – spiega AMA nel comunicato – si evidenziano condotte non corrette dei due consorzi nella gestione e nella partecipazione alla gara del 2008, nonché l’esistenza di gravi infiltrazioni mafiose che avrebbero interessato anche direttamente talune delle cooperative esecutrici del servizio. Gli attuali vertici di Ama Spa, anche in questo caso, assicureranno la massima collaborazione alla Procura della Repubblica che, attraverso la Direzione Distrettuale Antimafia, ha richiesto gli atti relativi sia all’appalto del 2008 sia a quello risalente al 2013, riguardanti i medesimi soggetti. Nella lettera che l’azienda, a propria tutela, ha già inviato ai consorzi Sol.Co e Bastiani, vengono sottolineate le ‘gravi ragioni di opportunità nonché di tutela del pubblico interesse’ che hanno determinato la decisione di non procedere alla stipula dei nuovi contratti di affidamento e di ‘interrompere la prosecuzione del servizio in essere'”.

In effetti già a gennaio 2015 un primo provvedimento della Magistratura romana aveva scoperchiato la pentola del business degli abiti usati mandando in manette quattordici persone fra le quali i responsabili e di due cooperative aderenti ai consorzi Bastiani e Sol.Co. nonchè il vicepresidente di quest’ultima.

Tutti, a vario titolo, – veniva spiegato in un comunicato della Questura – “ritenuti responsabili dei reati di associazione per delinquere finalizzata al traffico di indumenti usati, prodotti tessili e accessori di abbigliamento che venivano inoltrati per la vendita nei paesi dell’Est Europa, del Nord-Africa e del Sud-Africa. Riscontrate, inoltre, diverse violazioni delle normative ambientali relativamente allo smaltimento dei rifiuti speciali, oltre a reati di falsità materiale e ideologica in atti pubblici, il tutto aggravato dall’aver fornito il loro contributo nella commissione di reati a vantaggio di un gruppo criminale organizzato impegnato in attività criminali in più di uno Stato.”

Ancora più esplicita fu il GIP Simonetta D’Alessandro che nell’ordinanza che portò ai quattordici arresti così scrisse: “Non può non pensarsi che la delibera che aveva ripartito nel 2008 il territorio Roma in competenze ai consorzi dell’Ati Roma Ambiente non obbedisca alle logiche spartitorie” e “non abbia coltivato le finalità speculative, rientranti negli interessi di Buzzi”.

Fabrizio Azzali

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